Mandozzi critico sulla Delibera di divisione della Provincia

Ascoli Piceno: «I fatti ci stanno dando ragione: non ci sono fondi per procedere con gli indirizzi enunciati. Di fatto, si sta inficiando il funzionamento dei due enti. Invitiamo Celani e Falcioni a discuterne in Consiglio Provinciale».

Da Emidio Mandozzi, Capogruppo Pd Consiglio Provinciale Ascoli Piceno, riceviamo e pubblichiamo:

A quattro mesi dall’insediamento, iniziano le difficoltà sull’applicazione della delibera di divisione della Provincia, con il bilancio dell’ente fortemente compromesso sia nella gestione ordinaria che in quella di previsione per il 2010.

Che su tutto ciò stiano incidendo negativamente i criteri della divisione del Patrimonio e del Personale, è sotto gli occhi di tutti, tanto che i contenuti della delibera vengono disattesi e non applicati, sia per ciò che concerne gli incentivi per il trasferimento a Fermo che per i prepensionamenti.

Il perché lo avevamo detto noi del Pd, all’epoca assessori provinciali. Io, Maroni e Canzian avevamo visto giusto sul fatto che i presupposti erano privi di copertura finanziaria, tanto che lo abbiamo fatto mettere agli atti.

Ed oggi sono gli stessi amministratori della Provincia ed i dirigenti, a denunciare il mancato rispetto di quella delibera, con i dipendenti delle due Province che non nascondono tutto il loro malessere. Denunce che anche gli stessi sindacati vanno ripetendo da tempo. Con risvolti preoccupanti, perché tutto ciò sta, di fatto, bloccando l’azione operativa ed il lavoro delle due Province.
Il Pd certi rischi li aveva denunciati a gennaio scorso, con il susseguente voto contrario a quella delibera.

Oggi, così come chiediamo alla giunta Celani di rivedere le condizioni ed i contenuti della delibera di divisione della Provincia, torniamo a manifestare tutta la nostra volontà a fornire il nostro contributo per far partire operativamente le due Province, senza però far gravare i costi sul personale, né tanto meno sulla comunità locale, in un momento di crisi economica come quella che sta attraversando il Piceno.

Invitiamo pertanto il Presidente Celani ed il Presidente del Consiglio provinciale Falcioni, a discutere della delibere sulla divisione del Patrimonio e del Personale nel prossima seduta di Consiglio.

A tale proposito, stiamo preparando una specifica mozione, che presenteremo in Consiglio provinciale, per valutare lo stato di avanzamento delle due nuove Province.

Il quotidiano


“Zona Franca”, un miraggio paventato per meri fini politici

Basta ad illudere i cittadini piceni, che meritano rispetto ed un comportamento corretto, coerente e chiaro da parte di chi li rappresenta nelle istituzioni”

Alla luce di quanto letto in un articolo pubblicato sulla stampa online locale (e non smentito), circa i retroscena che hanno animato la recente visita in città del dirigente dell’Unità di crisi del Ministero dello Sviluppo Economico, Giampietro Castano, che accompagnato dal Presidente della Provincia Celani, ha fatto il giro di alcune delle aziende in crisi della zona industriale di Ascoli, ed alla luce di un altro articolo, di altra levatura, pubblicato su “Corriere Economia” (inserto del Corsera) lunedì scorso a firma del giornalista Sergio Rizzo, se non fosse per la drammatica situazione in cui versa il Piceno, mi sovverrebbe da dire: “A che gioco stiamo giocando?”
Perché da un lato, il dirigente del Mise fa capire a chiare lettere al gruppo dirigente della locale Associazione degli Industriali, che ad Ascoli e nel Piceno in generale non ci sia più trippa per gatti a livello di sviluppo industriale legato alle grandi (?) e medie aziende e che quindi bisogna orientarsi su altri versanti, ovvero quell’artigianato che pure ha ricoperto in questi anni il ruolo di baluardo a difesa dell’economia locale. Dall’altro invece, contrariamente a quanto affermato, e reiterato anche recentemente, dall’on. Ignazio Abrignani (eletto nelle Marche), consigliere economico del Ministro Scajola, si evince che sulla partita per il riconoscimento di “zona franca” per il territorio di Ascoli non c’è proprio gioco. Soprattutto perché gli interessi di Scajola sono più orientati verso altri territori, come ad esempio quelli afferenti il proprio collegio elettorale. Ne è prova che, nelle 22 zone franche sin qui riconosciute dal Governo sui 63 Comuni dichiarati ammissibili a tali agevolazioni e contributi (per cinque anni zero imposte sui redditi delle imprese, zero Irap, zero Ici), vi sia anche Ventimiglia, guarda caso propaggine occidentale del collegio elettorale del Ministro, che è di Imperia (a tal proposito bisognerebbe ricordare anche quanto fatto, dallo stesso uomo di governo, per continuare ad avere una linea aerea di collegamento con Roma dalla città di Albenga, 33 km. da Imperia, nonostante le reiterate perdite nette fatte registrare dalla stessa linea). Si dà il caso, però, che Ventimiglia abbia potuto beneficiare della zona franca anche grazie ad artifizi demografici e a dati sulla disoccupazione non proprio attuali. Cosa non si fa per mantenere i legami con il territorio!
Con buona pace di Ascoli e degli ascolani. Certo, i nostri interlocutori politici di riferimento a capo delle istituzioni locali (Provincia e Comune), continuano ad essere fiduciosi ed a predicare speranze…che stiano pensando ad una qualche proposta di cittadinanza onoraria per il Ministro Scajola?


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