Ascoli meglio di Stoccolma capitale “ecosostenibile”? Si, se i cittadini lo vogliono

Mondo accademico, architetti, enti locali, imprenditori e cittadini si sono confrontati alla Libreria Rinascita di Ascoli Piceno di fronte ad un folto ed interessato pubblico durante la tavola rotonda organizzata il 15 dicembre dall’associazione Movimento Difesa del Cittadino Marche sul tema “L’efficienza energetica e la qualità ambientale nei centri urbani” nell’ambito del progetto “Energia: risparmio e diritti”.

La Facoltà di Architettura di Ascoli Piceno ha dato un contributo di eccellente livello accademico al confronto diretto con i cittadini.
Il Prof. Piergiorgio Bellagamba nel suo intervento ha - tra l’altro - evidenziato il rinnovato significato che deve avere la partecipazione dei cittadini alle decisioni di pianificazione, intesa anzitutto come competente contributo dei “saperi tecnici”.

Vivo interesse per le brillanti e approfondite relazioni sui rapporti tra edilizia, energia e ambiente presentate dal gruppo di lavoro della Facoltà di Architettura composto da Sonia Calvelli e Roberta Cocci Grifoni, ricercatrici, e da Simone Tascini, docente a contratto.

L’Amministrazione Comunale di Ascoli Piceno ha partecipato con gli interventi dell’arch. Ugo Galanti dello Sportello Unico Edilizia, sugli aspetti normativi - spesso incongruenti - della normativa di settore, e dell’Assessore Claudio Travanti. Quest’ultimo ha illustrato l’imminente adozione del Piano Energetico e Ambientale Comunale (PEAC), precisando che, dopo l’adozione e prima dell’approvazione, verrà sollecitato un confronto pubblico aperto alla cittadinanza sui contenuti del piano.

Per l’ANCE Associazione Naz.le Costruttori Edili di Ascoli Piceno, è intervenuto Umberto Alesi che ha descritto la negativa spirale verso il basso che si era generata negli anni del boom economico nel trascurare la qualità nell’edilizia e ha individuato come prioritario l’intervento sul patrimonio edilizio esistente.

Luigino Quarchioni, Presidente LEGAMBIENTE Marche, ha espresso soddisfazione per la condivisione da parte delle varie categorie sociali ed economiche di temi una volta sentiti solo dagli ambientalisti.

Valeriano Vallesi Pres. Ordine degli Architetti, Pianificatori di Ascoli Piceno, nel concludere i lavori, ha riferito della recente iniziativa del direttivo dell’Ordine degli Architetti di Ascoli volta ad ottenere che in materia di progettazione il modello della “gara”, basato esclusivamente su parametri di fatturato, sia sostituito dal modello del “concorso” centrato sulla qualità del progetto. Inoltre, ha richiamato alla necessaria “complicità” virtuosa tra chi progetta e chi realizza le opere.

Unanime la considerazione che la volontà e la sensibilità dei singoli cittadini per un nuovo modello energetico ed economico potranno rendere la qualità dell’ambiente urbano di Ascoli superiore al modello di Stoccolma “capitale ecosostenibile”.

Ha espresso soddisfazione per l’interesse riscosso dall’iniziativa Micaela Girardi Pres. MDC Marche che ha ringraziato i generosi relatori per l’elevato livello degli interventi.
Dopo l’iniziativa svoltasi ad Offida a novembre e quella ad Ascoli a dicembre, MDC Marche continuerà ad organizzare confronti pubblici sul tema dell’energia nelle altre province marchigiane.

Ascoli Piceno 16 dicembre 2009


III Commissione Consiliare Permanente

III Commissione Consiliare Permanente
Bilancio Programmazione Economica - Partecipate
Problematiche connesse all’Istituita Provincia di Fermo

Prot. n.0076042 /ZPA /P Ascoli Piceno, lì 11/12/2009

Oggetto: Convocazione III Commissione Consiliare permanente.

La III Commissione consiliare permanente è convocata per il giorno 17 Dicembre 2009 alle ore 11,30 in prima convocazione e alle ore 12,00 in seconda convocazione presso la Sala Giunta della Provincia - Piazza Simonetti n.36 - Ascoli Piceno, per trattare i seguenti argomenti iscritti all’ordine del giorno:

1) Approvazione verbale della seduta del 24 novembre u.s.;
2) Imposta Provinciale di Trascrizione. Nota del Ministero dell’Economia delle finanze del 24/04/09 Prot. N. 12605. Adeguamento del regolamento provinciale;
3) Autorizzazione per l’operazione di novazione dei prestiti contratti con la Cassa Depositi e Prestiti di Roma S.p.a. tra la Provincia di Ascoli Piceno e la Nuova Provincia di Fermo;
4) Informativa sulle mozioni presentate dai Consiglieri Bianchini, Angelini e Buonfigli “Verifica condizioni di legittimità delle delibere riguardanti la divisione della Provincia di Ascoli Piceno” e dal Consigliere Mandozzi “Divisione della Provincia di Ascoli Piceno”.
La discussione sulle questioni generali attinenti alla istituita Provincia di Fermo, che ricomprendono quelle contenute nelle due mozioni citate, è stata già svolta nella seduta della Commissione del 24 novembre u.s.
5) Varie ed eventuali.

Cordiali saluti.
D’ordine del Presidente
(Ing. Lucio D’Angelo)

Il Segretario
(Sig.ra Giovanna Pomozzi)


L’EFFICIENZA ENERGETICA E LA QUALITA’ AMBIENTALE NEI CENTRI URBANI

È lieto di invitarLa alla tavola rotonda realizzata nel Programma generale intervento 2009 Regione Marche con fondi del Ministero Sviluppo Economico

ENERGIA: RISPARMIO E DIRITTI

L’EFFICIENZA ENERGETICA E LA QUALITA’ AMBIENTALE

NEI CENTRI URBANI

Libreria Rinascita, Piazza Roma - Ascoli Piceno

15 dicembre 2009 ore 17,30

modera

Micaela Girardi - Pres. Movimento Difesa del Cittadino Marche

Interventi

  • Piergiorgio Bellagamba (Professore Facoltà di Architettura di Ascoli Piceno – UniCam)

“Piani Urbanistici ed efficienza energetica”

  • Ugo Galanti (architetto Ufficio Tecnico del Comune di Ascoli Piceno)

“Rendimento energetico, riferimenti normativi e titoli abilitanti l’attività edilizia”

  • Sonia Calvelli (Ricercatrice Facoltà di Architettura di Ascoli Piceno – UniCam)

“Sostenibilità ambientale negli insediamenti di edilizia residenziale”

  • Roberta Cocci Grifoni (Ricercatrice Facoltà di Architettura di Ascoli Piceno – UniCam)

“Edilizia sostenibile nei centri urbani”

  • Simone Tascini (docente a contratto Facoltà di Architettura di Ascoli Piceno – UniCam)

“Strumenti tecnico-normativi per un’edilizia di qualità

  • Raniero Iacoponi (Pres. ANCE Associazione Naz.le Costruttori Edili Ascoli Piceno)

L’edilizia sostenibile dal punto di vista delle imprese

  • Luigino Quarchioni – Presidente LEGAMBIENTE Marche

Ambientalismo ed efficienza energetica

  • Claudio Sesto Travanti (Assessore all’Ambiente del Comune di Ascoli Piceno)

“L’iter del Piano Energetico Comunale di Ascoli Piceno”

Dibattito

Conclusioni

Valeriano Vallesi (Pres. Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti, Conservatori di Ascoli Piceno)


Senato, passa la mozione PD sulle riforme istituzionali

Passa al Senato la mozione PD sulle riforme istituzionali. Evitando di intrecciare la riforma della seconda parte della Costituzione e gli interessi e le difficoltà di Berlusconi, sottolineate da Pier Luigi Bersani che ha parlato di “una confusione micidiale nel centrodestra - per poi ribadire - Non spacchiamo il capello e non inventiamoci questioni di lana caprina. Noi mettiamo al primo posto il lavoro, siamo disponibili a riforme di sistema per modernizzare il Paese e contrari a leggi ad personam: in queste tre cose ci sta dentro tutto il Pd. Le riforme servono anche a fermare rischi populistici”.

Il Senato ha votato per eliminare il bicameralismo perfetto, introdurre il Senato federale e tagliare il numero dei parlamentari.
Punti contenuti anche nella mozione Pdl-Lega: 128 i sì a quella delle opposizioni e 144 per Pdl e Lega, l’Idv ha votato solo la sua. Non c’è stata una mozione unitaria per il rifiuto della destra di riforma della legge elettorale e di rafforzamento del ruolo del Parlamento. Ma la questione della riforma della legge elettorale per noi è uno dei principi essenziali della democrazia: quello di riannodare il filo della rappresentanza politica, di tornare a parlare di una responsabilità degli eletti nei confronti dei loro elettori e non nei confronti del segretario del partito che li ha voluti nella lista bloccata.

Niente da fare anche sulla giustizia ed è stata Anna Finocchiaro, capogruppo PD al Senato,a ribadirlo: “Non c’è nessuno scambio, noi siamo contrari al processo breve. E allora mettiamoci alla prova, opposizione e maggioranza. Ritengo, nonostante il fatto che non si sia arrivati ad una mozione unica, rispetto alla quale c’era la nostra disponibilità, pur nella differenza delle posizioni, che basterebbe a riscattare il senso e il valore dell’incontro di oggi quel primo capoverso che è identico ed è riportato sia nella mozione del Pd e Udc che della mozione del Pdl e della Lega: l’impegno, cioè, a che le riforme costituzionali, in questo Paese, si facciano, da questo momento in poi, a larga maggioranza. Non è l’ovvietà. In questo tempo della politica, e invece è giusto che così sia”.
E ha fatto riferimento agli ammonimenti del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano , contro il rischio di una reciproca delegittimazione politica, il rischio di un collasso istituzionale.

Sempre ieri Enrico Letta in una lettera a la Repubblica ha tracciato il profilo dell’opposizione che vogliamo spiegando come “questa settimana in Parlamento condurremo la nostra battaglia per far saltare il processo breve . Perché riteniamo sbagliato il provvedimento e ingiusto il ricatto che vi è alla base, cioè l’immunità per il premier o, in alternativa, lo sfascio ulteriore di una giustizia già in crisi. La linea del Pd l’ha espressa in modo chiaro Bersani domenica: No a leggi ad personam, sì a riforme di sistema Mi chiedo dove mai si possano trovare posizioni del Pd che autorizzino a scrivere il contrario. Affermare che il premier, come qualunque cittadino, può difendersi nel e dal processo, secondo la legislazione vigente, non lo mette sopra la legge, ma, appunto, al livello di qualsiasi cittadino. Ribadisco: secondo noi, volendosi difendere dal processo. Berlusconi sbaglia. Eppure, questa possibilità gliela concedono i suoi giudici, applicando le regole del legittimo impedimento,oggi previste”. Lettera in cui ha spiegato anche che un atteggiamento di opposizione e di contemporanea alternativa arriverà dal PD sulle grandi questioni sociali, a partire dal “dato-record della disoccupazione (in particolare di quella giovanile, arrivata al 26,9 per cento) è l’ultimo tassello di un mosaico che smontala tesi del governo su un’Italia che esce meglio degli altri dalla crisi. Purtroppo non è così. I nostri emendamenti in Finanziaria sulle protezioni per i lavoratori e sulle riduzioni fiscali per i redditi medio-bassi e perle piccole imprese saranno la base perle 1000 piazze per l’alternativa , con cui l’11 e il 12 dicembre presenteremo i nostri no al governo Berlusconi e i nostri sì per l’alternativa”. Un’alternativa vincente e che quindi convinca “qualcuno che ha votato o al centro o addirittura dall’altra parte. Senza perdere l’anima e mantenendo la speranza che questo Paese, con un governo di riforme e di progresso, possa uscire dalle drammatiche difficoltà nelle quali si sta dibattendo. Dall’Italia si può non fuggire. In Italia si possono cambiare le cose. Dipende anche dall’alternativa a questo governo che saremo in grado di costruire”.

Nella dichiarazione di voto sulla mozioni in materia di riforme la Finocchiaro ha anche ribadito che non siamo a una “riedizione del dialogo di cui tanto si è favoleggiato all’inizio della legislatura, non è la solita caramella appiccicosa che ci siamo rigirati in bocca fino allo sfinimento. E non è uno scambio, non c’è nessuno scambio. La questione è semplice. Noi siamo contrari al processo breve e lo stiamo dimostrando con la nostra azione in commissione, lo dimostreremo con i nostri emendamenti. Siamo contrari al processo breve e abbiamo la pretesa di fare le riforme di sistema che rendano la giustizia davvero più celere ed efficace. Noi siamo quelli che non conoscono altro diritto di difesa che quello che si esercita nel processo. Noi tuttavia crediamo nei valori del
garantismo, siamo quelli che non cercano le scorciatoie giudiziarie e sanno distinguere tra responsabilità politica e responsabilità penale. Aggiungo attraverso la mia modesta esperienza - è stata magistrato ndr -che chiunque abbia provato ad essere un giudice sa distinguere ancora e meglio tra il profilo della responsabilità politica e il profilo della responsabilità penale. Questo non toglie niente alla durezza del nostro giudizio politico.
Noi siamo questo, contrastiamo le leggi singolari e chiediamo riforme di sistema e nel fare questo esponiamo noi stessi e la nostra responsabilità di maggiore partito dell’opposizione. Noi ci opponiamo all’indebolimento dell’ordinamento e ai provvedimenti contingenti e ad personam e usiamo la nostra forza per rendere più forte ed efficace il sistema. Non vedo contraddizione in questo, vedo semmai coraggio, perché ci vuole coraggio a non essere, dall’opposizione, forza di blocco e perché non è la conservazione il nostro riparo. Quindi riforma di sistema e quindi un luogo perché questa riforma possa farsi”.


Nilde Iotti, una donna della Repubblica

Sono passati 10 anni dalla morte di Nilde Jotti; ma dieci anni drammatici e difficili. Siamo veramente entrati in un altro millennio. Quale è oggi il contesto in cui ci troviamo a ricordarla?
Un contesto difficile per le donne, segnato da un attacco contro le conquiste ottenute:

-pensiamo alla parità di retribuzione: impressionanti i dati sulle disparità salariali emerse, pochi giorni fa, dalla assemblea delle consigliere di parità

-al diritto al lavoro: tra i lavoratori precari, la maggioranza sono donne; l’Italia è agli ultimi posti in Europa per la presenza delle donne nel mondo del lavoro

-sono sotto attacco anche la tutela della maternità, l’autodeterminazione nella maternità, nella procreazione assistita, nell’interruzione volontaria di gravidanza: ultimo episodio di questi giorni l’assurdo voto in senato contro la commercializzazione della pillola RU486

-permane la sottorappresentazione ai vertici della politica e delle istituzioni, in tutti i luoghi decisionali, (che provoca un impoverimento della democrazia), un trend opposto a quello che, nell’ormai lontano 1979 , con la elezione di Nilde alla Presidenza della Camera dei Deputati sembrava si stesse aprendo.

Insomma vengono minacciate le conquiste che le donne hanno ottenuto in anni e anni di lotte e a cui Nilde Jotti aveva dedicato tanta passione e tanta parte della sua attività. “ Credo di poter affermare – ha scritto lei stessa – di aver dedicato molta parte della mia vita politica alla battaglia delle donne e di questo sono molto orgogliosa.”

Questi diritti e queste conquiste sono minacciate anche dal preoccupante e crescente rigurgito della violenza maschile sulle donne, contro cui proprio oggi le donne scendono in piazza a Roma. Un tema di cui si parla molto in questi giorni, perché vi è stata la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, ma di cui si tace il resto dell’anno.

Giustamente invece nel suo editoriale di due giorni fa Concita de Gregorio sottolineava che razzismo,violenza e sguaiataggine verbale creano un clima che incita gli uomini alla violenza e che tende a conculcare la presenza delle donne nella vita sociale, economica e culturale. Donne viste come prede, come oggetti, non come cittadine con pari diritti.

Siamo in presenza, infine, di una presentazione mediatica della figura femminile lontana dalla realtà, che ripropone vecchissimi stereotipi e tende a veicolare, come è scritto nel documento dell’ANPI, “la mercificazione del corpo femminile, come scorciatoia per il successo e persino per l’accesso alla politica”, di indicare – cito sempre dal documento dell’ANPI - “una strada illusoria, che rischia di “bruciare” una generazione di donne e che comporta un pesante arretramento del livello civile, sociale e culturale del Paese.” Non è chi non veda come tali stereotipi siano l’opposto della figura femminile che Nilde ha impersonato.
Ma oggi ricordiamo Nilde Jotti anche in un contesto drammatico per il paese, contesto segnato dai ripetuti subdoli tentativi di cancellare i principi di quella Costituzione, cui Nilde aveva dato un così importante contributo, e di sostituirvi una presunta costituzione reale di tipo plebiscitario, un regime tendenzialmente autoritario, in cui verrebbe annullato l’equilibrio tra i poteri.
Giusto e opportuno dunque dedicare a Nilde Jotti la campagna nazionale che l’Anpi lancia oggi su “Donne, antifascismo, democrazia - dalla memoria al futuro”.

Una campagna che parte in un momento opportuno non solo per far fronte ai pericoli che ci minacciano, ma anche perchè sembra presente un inizio di reazione da parte delle donne. Infatti, dopo il dibattito aperto quest’estate sulle colonne dell’Unità sul “silenzio delle donne”, sembra che le donne intendano far risentire la propria voce.

Alcuni episodi sono significativi, anche se poco raccolti dal mondo mediatico.
Alcuni esempi:
- La grande partecipazione all’assemblea promossa alla casa delle donne dalle promotrici dell’appello di Repubblica “le altre donne”
- La conclusione della staffetta dell’UDI contro il femminicidio a piazza della Loggia a Brescia
- L’elenco pubblicato su Affari e Finanza di lunedì 23 nov delle donne degne di stare nei consigli di amministrazione

Sono solo alcuni esempi: resta grande la frammentazione e la dispersione, ma c’è fermento. La campagna dell’ANPI può fornire un punto di coagulo, un collante al desiderio di reagire.

E’ infatti una campagna che si prefigge, come ha ben detto Eletta Bertani - – cito sempre dal documento dell’ANPI - di “riprendere, in questa fase di grave involuzione, il filo di un percorso storico nel corso del quale le donne hanno acquisito una nuova idea di sé, sono state protagoniste di grandi movimenti ed hanno conquistato: diritti, autonomia e un ruolo nella società….” di “riaprire un confronto tra le donne, tra le generazioni e di individuare, a livello locale e nazionale, obiettivi, forme di reazione e di risposta e di dar corso ad una grande battaglia culturale e politica…. suscitare fiducia e speranza, mobilitare grandi energie e combattere rassegnazione e impotenza” ponendo al centro “i valori, i contenuti, l’immagine e il ruolo della donna nella societa’ che scaturiscono dalla Costituzione e dal percorso delle donne nella democrazia repubblicana. Valori, contenuti ed obiettivi nei quali può riconoscersi la maggioranza delle donne italiane”.
Chi, meglio di Nilde Jotti può impersonare quei valori? chi meglio di Nilde costituire il modello di donna da indicare alle nuove generazioni?

Ripenso a quando l’ho conosciuta, a Firenze, al primo Congresso dell’UDI, quello della fusione con i GDD.
Una ragazza, era nata il 10 aprile del 1920 – eravamo quasi coetanee, io sono del ‘gennaio ’21 - laureata all’Università cattolica, figlia di un ferroviere, proveniente da una di quelle famiglie emiliane, che erano pronte a mille sacrifici per far studiare i figli e persino le figlie. Nilde prima lavorò per mantenersi agli studi, poi riuscì ad andare alla U. cattolica di Milano, grazie a un borsa di studio acquisita per meriti scolastici.
Una ragazza che veniva dall’esperienza della resistenza e dei gruppi di difesa della donna ed era già consigliere comunale di R.E.

Eletta nel ’46 alla Costituente, Nilde faceva parte di quella nutrita pattuglia di giovanissimi , che il PCI aveva voluto affiancare ai militanti e alle militanti storiche che venivano dai lunghi anni dell’esilio, del carcere e del confino. 1 E questa giovanissima divenne una madre della Repubblica: perché la nostra repubblica non ha solo padri, ma anche madri….
Nilde ha avuto, infatti, un ruolo fondamentale nella elaborazione della nostra Costituzione, facendo parte della Commissione dei ’75, ed essendo relatrice, assieme a un parlamentare DC molto conservatore, Camillo Corsanego, sui problemi della famiglia. avevano, come è facile immaginare, idee assai diverse, e perciò presentarono due relazioni distinte. Le formulazioni che Nilde proponeva, che non sono quelle poi adottate definitivamente sono molto più vicine, sebbene vecchie di 60 anni, a quello che pensiamo oggi. Nilde era stata d’accordo che la questione del divorzio non venisse inserita nella carta costituzionale; non la riteneva matura.

Ma fu Nilde a insistere, al X Congresso del PCI, contro le timidezze e le tiepidezze di molti, perché ci si decidesse ormai a affrontare la questione, e poi per l’approvazione della legge in parlamento e la sua conferma nel referendum.
Nilde Jotti contribuì alla elaborazione dell’articolo 3 della Costituzione, l’articolo che sancisce la pari dignità sociale ed eguaglianza di fronte alla legge di tutti i cittadini, «senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali»; cui segue la basilare affermazione del secondo comma: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana». [Principio totalmente nuovo, unico anche rispetto alle coeve carte costituzionali antifasciste», quella francese del ’46, quella della RF di Germania del ’49, che segna il passaggio dal sistema liberale al sistema democratico, a una democrazia segnata da contenuti di progresso sociale…]

Erano state le donne costituenti a ottenere che il sesso fosse collocato all’inizio dell’elencazione e a voler precisare, inserendo l’inciso «di fatto», la natura e l’ampiezza degli ostacoli che dovevano essere rimossi. Non è dunque casuale che i movimenti delle donne, nel corso di molti decenni, abbiano fatto riferimento soprattutto a questo articolo.
Nel corso della sua lunga vita politica, Nilde divenne anche l’autorevole presidente di Montecitorio.
Ma forse non tutti si rendono conto della straordinarietà di questo fatto.

Io ho ancora ben presente l’emozione che tutte noi, donne, provammo quel giorno del 1979, - sono passati ben 30 anni - quando fu eletta presidente della Camera dei deputati. Era la prima volta nella storia italiana che una donna e per giunta una dirigente comunista, di un partito dell’opposizione, veniva chiamata a un così alto incarico.
Un incarico, quello di presidente della Camera – altro fatto straordinario – che lei ha ricoperto per ben 13 anni, rieletta per tre legislature; una così lunga permanenza nell’incarico non ha precedenti nella storia del Parlamento italiano, a riprova della stima e della fiducia che aveva conquistato nell’assemblea.

Non soltanto, dunque, una donna che presiedeva la Camera, ma una donna che lo ha fatto con straordinaria capacità, conquistando stima e apprezzamento, rendendo onore alle donne, anche in anni difficili, in momenti di aspro confronto parlamentare, (si pensi all’ostruzionismo radicale, non privo di volgari attacchi alla sua persona, nel novembre del 1981).quelli della prima grave crisi della democrazia italiana, e della stessa funzionalità del parlamento, seguita all’assassinio di Aldo Moro. E Nilde, con coraggio e prudenza, mise mano a una riforma del regolamento per cercare di uscire dallo stallo per coniugare rappresentanza e capacità di decisione.
La sua sensibilità, direi la sua passione, nata alla Costituente, per i problemi istituzionali, è stata una costante del suo impegno fino agli ultimi anni, ad esempio nella Commissione bicamerale sulla riforma della Costituzione. Proprio lei, che era stata magna pars nella elaborazione della Costituzione era consapevole che occorrevano norme nuove per armonizzare l’autorità del Parlamento con l’efficienza dell’Esecutivo e i poteri delle Regioni; ma, come risulta chiaro nel suo ultimo discorso parlamentare del ’98, un anno prima della sua morte, rimase sempre schierata nella difesa dei lineamenti fondamentali della Costituzione del ’48, contraria a modifiche che potessero alterare l’equilibrio tra i poteri dello Stato e aprire la strada a derive autoritarie.

La sua attività a livello istituzionale ci offre dunque un insegnamento assai attuale, nel momento in cui siamo tutti chiamati a sventare il pericolo di uno stravolgimento, di fatto, prima ancora che di legge, della nostra Costituzione
Tener viva la memoria di Nilde Jotti, significa anche rinfrescare il ricordo delle lotte delle donne italiane per la loro emancipazione, cui Nilde ha dato un contributo decisivo sia nel lavoro parlamentare che come dirigente dell’UDI(era stata chiamata nel ‘53 a far parte della segreteria nazionale) e responsabile, dal 1961, della Commissione femminile del PCI. Fu lei a realizzare la terza conferenza delle donne comuniste che segnò un punto di svolta del lavoro femminile di partito.
Decisivo fu il suo contributo per riprendere la linea di emancipazione, offuscata negli anni ’48-53 nella durezza della divisione del mondo in blocchi e della contrapposizione in Italia, seguita alla cacciata delle sinistre dal governo nel ’47 e determinante il suo impegno, per affermare l’autonomia dell’UDI.

Parlando al VI Congresso dell’UDI, Nilde ribadiva che autonomia significava “soprattutto e prima di tutto azione aderente alle esigenze delle moltitudini femminili senza alcuna riserva di carattere politico e ideologico, contro tutti gli ostacoli di ordine politico, economico, di costume che ostacolano l’affermazione della personalità femminile.”
Grandissimo fu anche il contributo di Nilde per far approvare in parlamento leggi fondamentali per le donne, quali, ad esempio, la pensione alle casalinghe, il riconoscimento del valore del lavoro delle donne contadine, la riforma del Diritto di famiglia, la legge del ’93 sulla presenza delle donne nelle liste elettorali, intervenendo perché si mantenesse la norma dei due terzi introdotta al Senato contro un emendamento Bonino che voleva abolirla. Sebbene presidente della Camera volle apporre la sua firma alla legge di iniziativa popolare sui tempi.

Sulla legge 194 sull’interruzione volontaria della gravidanza, rifiutando sia la tesi radicale dell’aborto come diritto civile, sia la pretesa clericale di considerare l’aborto un reato, Nilde si mosse sulla linea (che era anche dell’UDI), della lotta all’aborto clandestino per sconfiggere il ricorso all’aborto, considerato come violenza imposta alle donne; per la gratuità dell’interruzione di gravidanza praticata nelle strutture sanitarie pubbliche; per il diritto delle donne all’autodeterminazione. Quella piattaforma consentì di uscire dalla paralizzante contrapposizione tra una semplice liberalizzazione e la puntigliosa casistica, prevista inizialmente nei testi legislativi proposti dai diversi gruppi politici.

Mi ci sono soffermata per sottolineare come Nilde, su leggi difficili, che investivano problemi delicati e aprivano un forte conflitto, restasse ferma sui principi, ma fosse capace di ascolto e di comprensione per le posizioni diverse dalle sue, diretta a ricercare sul terreno della laicità dello Stato e rifiutando le contrapposizioni ideologiche, una possibile intesa.
Anche per questo, in un momento in cui sono sul tappeto problemi difficili e delicati, che investono la coscienza di ciascuno – si pensi ad esempio – al testamento biologico – Nilde Jotti resta un punto di riferimento importante.

Una attività ricca, un impegno straordinario, durato tutta la vita:
“Ho l’impressione – ha detto nel 1994 – di essere stata una donna fedele a un impegno preso verso me stessa, un impegno preso da quando ho cominciato ad essere una persona. Nessuno che fa politica è soddisfatto del suo lavoro, questa è stata per me sempre una premessa di rigore nel mio lavoro. Ma continuo a guardare alla politica come alla più alta delle eredità. La vivo oggi con lo stesso impegno e lo stesso entusiasmo di quando ho cominciato. Credo nella politica come strumento indispensabile per cambiare la società e per diffondere nuove idee.

E’ proprio questa visione alta della politica, come attività nobile e disinteressata, come strumento per cambiare la società e per promuovere dignità, diritti, libertà delle donne che fa di Nilde un esempio da proporre alle giovani di oggi.
“Abbiamo parlato delle donne e del grande cambiamento che abbiamo vissuto. – disse Nilde nel 1994 - Come sarebbe stato possibile senza la politica? Alle donne, alle mie compagne , alle amiche credo di aver lasciato in eredità la vocazione a coltivare un’autonomia di pensiero e un grande rispetto per le istituzioni.”
E’ questa eredità che l’ANPI si propone di raccogliere.

Gli articoli scritti per l’Unità da Nilde Jotti, le sue interviste, una galleria fotografica, il trailer di un documentario e gli articoli per ricordarla firmati da Giorgio Napolitano.
29 novembre 2009


• ore 17,00 - Convocazione I Commissione Consiliare

14 Dicembre 2009
17:00
17:00

LUNEDI’ 14 dicembre 2009 ore 17.00
Convocazione I Commissione Consiliare
Sala Giunta Provincia
ordine del giorno:
Relazione programmatica dell’Assessore Pasqualino Piunti sulle Politiche Sociali e sulle Politiche Comunitarie


• ore 12,00 - Convocazione Conferenza dei Capigruppo

14 Dicembre 2009
12:00

LUNEDI’ 14 dicembre 2009 ore 12.00
Convocazione Conferenza dei Capigruppo


• ore 21,00 - Il Circolo PD di Monticelli incontra i cittadini di Villa Sant’Antonio (locandina)

10 Dicembre 2009
21:00


• ore 21,30 - Un Senso a Questa Storia - Montegranaro (locandina)

3 Dicembre 2009
21:30


Maroni: “Fermate treni soppressi, bisognava muoversi prima”

Seguo sugli organi di stampa le dichiarazioni che si accavallano in queste ore in merito al “misterioso” taglio di numerose fermate di treni a lunga percorrenza alla stazione di S. Benedetto.
Avrei voluto astenermi dall’intervenire su un argomento che ho seguito per anni come Assessore provinciale ai trasporti ma, dinanzi al perdurare di certi silenzi, agli interventi tranquillizzanti di qualcuno e ai lamenti “a posteriori” di qualcun altro, non posso esimermi dal ricordare che certi risultati si ottengono seguendo giorno per giorno l’evolversi dei problemi, coltivando le relazioni, facendo avvertire la propria presenza nelle sedi giuste ogni qual volta si profila all’orizzonte una potenziale minaccia per lo sviluppo del territorio.
E’ proprio grazie a questa attività costante, quotidiana, che nella passata legislatura la Provincia, con il supporto determinante del precedente referente del Piceno in Regione, l’on. Agostini, non solo riuscì a scongiurare tagli delle fermate che anche allora si annunciavano pesanti, ma addirittura ottenne l’istituzione di nuove corse.

Ed è proprio grazie alle relazioni allacciate in quell’epoca, e di cui evidentemente presso Trenitalia si conserva un buon ricordo, che devo purtroppo confermare che esiste il fondato pericolo che la stazione di S. Benedetto, con il nuovo orario invernale in vigore dal 13 dicembre, sarà penalizzata con la soppressione di fermate di treni a lunga percorrenza strategici per i collegamenti con il Nord e il Sud d’Italia. Per esempio, tra gli altri tagli mi auguro che non ci siano gli indispensabili Eurostar 9764 Bari - Milano delle 14,27 e 9767 Milano - Taranto delle 17,28.
Invocare tavoli, rivolgere appelli può forse servire ad avere un po’ di visibilità ma non certo a cambiare lo stato delle cose. Tra l’altro, mi chiedo perché la mannaia colpisca così duramente ancora una volta il sud delle Marche lasciando quasi indenne la parte settentrionale della Regione. Speriamo almeno che da questa nuova sconfitta per il territorio piceno chi lo amministra tragga un doveroso insegnamento a muoversi per tempo rivolgendosi agli interlocutori giusti per evitare che si chiuda la stalla quando i buoi sono oramai fuggiti.
Ubaldo Maroni
Già Assessore provinciale ai trasporti


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