Bersani: «Non mollo, è questa la strada per costruire l’alternativa»
- Data: 28 Gen 2010
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Quando la polvere verrà giù, si capirà che alle regionali possiamo giocarcela. E che abbiamo evitato il rischio mortale di trovarci a metà legislatura con un partito chiuso in una riserva indiana». Le primarie pugliesi vinte da Nichi Vendola, le dimissioni del sindaco di Bologna Flavio Delbono. E poi le accuse di «politicismo» e insieme le difficoltà ad allargare i confini dell’alleanza, le candidature ancora da scegliere e il ricorso alle primarie, i troppi «personalismi» dentro al partito e un «senso di appartenenza» su cui bisogna lavorare. Pier Luigi Bersani non sottovaluta la difficoltà della situazione, ma a chi guarda al Pd vuole dare un messaggio rassicurante.
Reichlin sull’Unità ha scritto che le centinaia di migliaia di persone che fanno la fila per partecipare alle vicende del vostro partito danno “una forte spinta”. E però la vicenda pugliese ha segnalato quantomeno un’incomprensione, non crede?
«L’incomprensione riguarda il modo in cui noi possiamo interpretare la spinta per portare l’alternativa. Si è creata una sorta di dissociazione fra le radici da cui dobbiamo trarre energia e il grande orizzonte. Perché certamente questo passaggio è stato letto, per difficoltà anche nostre, come politicismo».
Lei lo ha detto più volte che la priorità sono le alleanze.
«E continuo a dirlo, non mollo su questo. Ora dobbiamo riuscire a far capire che quando si parla di alleanze lo si fa a partire dai sommovimenti profondi che ci sono nella società. Quando parliamo di alleanze parliamo di noi, delle nostre idee, dei nostri valori, parliamo di lavoro, uguaglianza, diritti, di una democrazia che non può diventare un plebiscito. Berlusconi ha ancora consenso ma non offre più un orizzonte. E noi non stiamo lavorando su un accrocchio politicista. Stiamo cercando le vie politiche per unire tutte le forze che possono costruire un’alternativa».
Per le regionali non ci siete riusciti.
«Le regionali sono una tappa. Dimostreremo che non siamo nella riserva indiana in cui il centrodestra ha pensato che fossimo dopo le europee e anche che è possibile portare l’avvicinamento delle forze di opposizione a una dimensione di governo in molte regioni».
l Pd ha però anche dimostrato difficoltà nella scelta delle candidature.
«Di problemi ne ho parlato anche durante il congresso e non è che si risolvano in quattro settimane. Riguardano il rapporto fra competizione e coesione. Ci sono elementi di anarchismo e di personalismo che richiedono di mettere mano a un tema che non si può rinviare, e cioè che noi giustamente ci siamo attrezzati su meccanismi che codificano elementi competitivi, selettivi, di partecipazione, ma non ci siamo occupati abbastanza di elementi coesivi, che non possono essere lasciati solo ai comportamenti, ma che devono far parte di regole su cui dobbiamo discutere. Ma detto questo, guardiamo ai fatti. In 10 delle 13 regioni che votano abbiamo già scelto le candidature. In sette sono del Pd, gli altri candidati sono personalità di primo piano come Vendola, Bonino e Bortolussi. L’Udc, che cinque anni fa era ovunque col centrodestra, stavolta tranne Lazio, e poi vedremo cosa succede in Campania e Calabria, o è con noi o va da solo».
Parlava della partecipazione e degli elementi competitivi: dopo le primarie pugliesi lo strumento è a rischio?
«Si tratta di un tema che anche statutariamente dovremo chiarire meglio. Noi le abbiamo inventate e non le molleremo mai. Tuttavia ci sono primarie e primarie. È il collettivo degli organismi dirigenti che deve prendersi la responsabilità di modelli partecipativi. Perché le primarie sono meccanismi che possono suscitare la primavera oppure testimoniare che ci indeboliamo per le secondarie. E questo in un partito deve essere valutato da collettivi, da organismi dirigenti, altrimenti non c’è ragione che ci sia un partito. L’obiettivo è battere la destra e portare avanti i nostri valori. Valori di uguaglianza, lavoro, solidarietà. E quindi la politica deve avere la sua barra. Un partito non è un notaio».
La vicenda pugliese ha mostrato che le soluzioni degli organismi dirigenti e esiti delle primarie non sempre coincidono, non crede?
«Non è un tema da drammatizzare, ma dobbiamo riconoscere che le primarie sono uno strumento che va affidato a degli organismi che a loro volta sono stati eletti con meccanismi che quasi sempre prevedono le primarie. Ci sono casi in cui le primarie suscitano la primavera, in cui consentono di sollecitare un’opinione. Ma ci possono essere dei casi in cui le primarie vengono lette dai cittadini come un problema interno, come incapacità di decidere. Facciamo attenzione, non chiamiamo con lo stesso nome tutte le cose».
Ci sarà chi commenterà negativamente anche questo, lo sa?
«Guardi, vedo anche gente che si dice amica nostra, anche molti commentatori, che ci sollecitano a lavorare in partecipazione, en plein air, e contemporaneamente leggere questo in termini di caos e divisione. O l’una o l’altra cosa, perché altrimenti c’è un elemento di slealtà verso il nostro progetto. Quando la polvere sarà venuta giù, noi saremo una squadra. Anche se dubito che saranno in molti alla fine a dirlo».
Prodi ha detto a Repubblica di non sapere cosa rispondere quando la gente gli chiede: ma chi comanda nel Pd?
«A Prodi voglio bene, ho per lui affetto e rispetto inattaccabili, anche quando gli si attribuiscono cose che non condivido. C’è un filo logico, che anche dentro un partito che ha i problemi che ha noi dobbiamo tirare sia nei giorni brutti che nei giorni belli. A me non sarebbe difficile rispondere al richiamo della foresta, battere sull’identità, sul noi, sull’avanti così. Sono capace anch’io. Ma se non abbiamo il coraggio di andare in luoghi anche complicati, Berlusconi non lo mandiamo a casa».
Nessuna autocritica anche sul caso Puglia?
«Su un punto, e cioè se noi dovessimo giocarci o no questa rischiosa coerenza. Si può concludere che abbiamo sbagliato a correre quel rischio. Ma l’idea di fondo non si può abbandonare. Noi non siamo mai stati contro Vendola. Abbiamo registrato che non eravamo in condizione di fare una coalizione vincente. E quindi abbiamo cercato strade che non escludessero Vendola, ma che trovassero un diverso assetto. La rischiosa scommessa è stata quella di proporre comunque un progetto, sapendo naturalmente che andavamo incontro a una sfida difficile. Una decisione che ha comunque condizionato scelte nell’altro campo, a cominciare da quelle dell’Udc. Ora se vogliamo, e dobbiamo, lavorare per vincere in Puglia, bisogna mettere da parte qualche argomento di troppo ascoltato, come la descrizione del Pd come partito che lavora sul politicismo, la nomenclatura».
Sempre convinto che si possa discutere con Berlusconi di riforme? Non tutti nel suo partito lo sono.
«Guardi, il nostro paradosso è che Berlusconi conosce noi meglio di quanto noi conosciamo noi stessi. Sa benissimo che abbiamo dei paletti. Che se oltrepassati porterebbero al referendum. Lo sa e non apre il tavolo. Ma noi che siamo un partito riformista dobbiamo chiedere il rafforzamento del sistema parlamentare, perché ogni giorno che passa loro avvelenano i pozzi del sistema. Questa cosa del sospetto, che gira dalle nostre latitudini, ci fa male. Noi dobbiamo essere più sicuri di noi. Io sono disposto ad andare a uno show down popolare su questo tema. Mi spaventa molto meno che lasciar correre tutti i giorni una deriva, una deformazione di questa nostra Costituzione. i continui dubbi ci indeboliscono. Se continuiamo a pensare che qualcuno di noi vuole vendersi a Berlusconi non andiamo da nessuna parte».
Galli Della Loggia scrive sul Corriere, dopo il caso Delbono, che la sinistra non può più pretendere di incarnare una superiorità morale nei confronti della destra. Cosa risponde?
«Che ogni analisi deve partire da una considerazione onesta che riassumerei così: paese che vai, usanze che trovi. Da noi funziona che anche un amministratore che proclama a voce dispiegata la sua innocenza dice prima di tutto la città. C’è un civismo e un’opinione pubblica che non tollera ombre. Allo stesso modo si potrebbe dire prima di tutto il paese, l’Italia. Un’analisi onesta non può non partire da questa colossale differenza di comportamenti. Il resto lo vede la magistratura, che dirà se i comportamenti sono stati leciti o illeciti. Aggiungo che mi aspetto tutti gli attacchi strumentali della destra, ma anche che ci sarà una netta smentita, perché certamente l’emozione è forte, certamente conoscendo quei luoghi la sensibilità su questi fatti è acutissima, ma la cosa più importante è cosa fai, come ti comporti, come reagisci, è come fai vedere che noi non siamo loro. E fin qui ci siamo riusciti, a cominciare da Delbono».
Come pensa si possa alimentare l’orgoglio di appartenenza al Pd, in un popolo anche frastornato da tutte queste vicende?
«Dimostrando che noi abbiamo un’altra agenda rispetto alla destra, che siamo il partito del lavoro, dei redditi medio bassi, dell’ambiente, che interpreta meglio in chiave popolare quello che la gente vive. E poi identificando il Pd come il soggetto che, non da solo, può veramente e non a chiacchiere mandare a casa Berlusconi».
Fazzini: «Donati? Il Pd non lo condivide»
- Data: 28 Gen 2010
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Il coordinatore comunale acquavivano attacca: «La maggioranza non esiste più». Poche parole sull’assessore regionale: «Libero di fare ciò che vuole. Non è un nostro rappresentante, leggo che va verso Rutelli»
ACQUAVIVA PICENA - «La maggioranza non esiste più». Non usa giri di parole Gigi Fazzini per commentare il consiglio comunale di lunedì scorso, nel quale è stato approvato il Bilancio di previsione 2010. Un’assise svoltasi grazie alla partecipazione a sorpresa di Sandro Donati, unico presente tra le fila della minoranza, che ha garantito quel numero legale che altrimenti non sarebbe stato raggiunto per la seconda volta consecutiva.
«Non amo sindacare sull’operato altrui - puntualizza il coordinatore comunale del Partito Democratico acquavivano, intervistato telefonicamente da Riviera Oggi - ognuno può fare le scelte che crede».
Ciò non significa che la mossa dell’assessore regionale non l’abbia sorpreso («mi fa pensare»), ma Fazzini precisa immediatamente: «La sua decisione non è condivisa dal Pd e comunque lui non è stato mai un rappresentante di questo partito, dato che quando fu eletto, nel 2007, era ancora un esponente della Margherita. Inoltre, da quel che si legge, pare che Donati abbia intenzione di candidarsi in Regione con l’Api, il nuovo movimento di Rutelli».
Nessun vincolo col Pd dunque, che in ogni caso continuerà ad invocare le dimissioni dell’amministrazione Infriccioli. «Non possono continuare così. Devono puntualmente augurarsi che i loro consiglieri non abbiamo nemmeno un raffreddore. Il Bilancio è stato sì approvato, ma grazie ad una stampella, ne prendano atto».
Il Consiglio Provinciale è per il ripristino dell’orario degli uffici postali
- Data: 28 Gen 2010
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Approvato all’unanimità l’ordine del giorno promosso dal consigliere D’Erasmo, Sindaco di Ripatransone, uno dei comuni che ha visto dimezzato l’orario dell’ufficio postale. L’atto impegna il Presidente a convocare un incontro con Poste Italiane.
Nella seduta del Consiglio Provinciale del 25 gennaio è stato approvato all’unanimità l’ordine del giorno relativo al ripristino degli orari dei sette uffici postali della provincia di Ascoli Piceno, oggetto di una riduzione del servizio al 50% avvenuta nel mese di dicembre.
Gli uffici interessati sono quelli delle frazioni di: Venagrande, Mozzano, Ripaberarda, Poggio di Bretta, San Savino e dei Comuni di Colli del Tronto e Monsampolo del Tronto.
Il Consiglio provinciale ha invitato il Presidente a convocare un incontro con il direttore provinciale delle poste unitamente a tutti i sindaci dei territori dei Comuni interessati.
Soddisfatto Paolo D’Erasmo, Sindaco di Ripatransone e consigliere promotore della mozione approvata in Consiglio provinciale, per questo primo importante passo politico, anche se l’attenzione deve rimanere molto alta per poter ripristinare gli orari originari e non depotenziare i servizi presso gli uffici postali interessati.
Comunicato su Bilancio provinciale da parte dell’ex assessore Ubaldo Maroni
- Data: 26 Gen 2010
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Ho molto apprezzato l’iniziativa del gruppo del mio partito in Consiglio provinciale che ha presentato un emendamento al Bilancio 2010 volto a riproporre l’iniziativa, da noi avviata nella precedente legislatura, che chiamammo “otto per mille per la solidarietà”: con una soluzione che ha dimostrato di funzionare, si chiedeva di destinare le economie di spesa negli appalti pubblici della Provincia per l’edilizia scolastica a progetti specifici per realizzare scuole e strutture per i giovani in Paesi in via di sviluppo.
Se l’emendamento del PD fosse passato, senza oneri aggiuntivi per la Provincia sarebbe proseguita la splendida esperienza che ci consentì di consegnare alla popolazione locale due plessi scolastici in Etiopia completandole con altre strutture sempre a servizio dell’attività didattica; nello stesso tempo, si sarebbe dato un contribuito, sempre sulla base di progetti concreti e specifici da parte di organizzazioni già presenti sul luogo, alla ricostituzione di decorosi livelli di vita per i giovani di Haiti.
Purtroppo l’emendamento è stato bocciato: non entro nel merito delle scelte amministrative che la maggioranza di centrodestra ha tutto il diritto di portare avanti.
Osservo soltanto che non bisogna avere paura delle idee altrui solo perché vengono dallo schieramento opposto, soprattutto in tema di solidarietà, la quale, credo sia chiaro a tutti, non ha e non può avere colore.La solidarietà deve essere più praticata che predicata: spero proprio che gli annunci di buoni propositi lascino il campo ad opere reali, come noi riuscimmo a fare.
Ubaldo Maroni
Ex Assessore provinciale
Componente direttivo provinciale PD
«Politiche del lavoro dimenticate dalla Provincia» L’accusa lanciata dal capogruppo provinciale del Pd Mandozzi. «Si pensa solo all’immagine»
- Data: 25 Gen 2010
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«In un anno sono stati persi nel Piceno oltre 4 mila posti di lavoro, ma la Provincia pensa solo alla propria immagine». E’ l’accusa del capogruppo provinciale del Pd, Emidio Mandozzi dopo l’approvazione del bilancio per l’anno 2010 avvenuta giovedì scorso. Da ex assessore alla formazione professionale e alle politiche attive del lavoro, Mandozzi attacca: «A Palazzo S. Filippo -accusa- non vi è traccia di politiche del lavoro e per il lavoro, con il bilancio 2010 fortemente deficitario sia in termini progettuali che di risorse da destinare all’uopo. Eppure per la formazione professionale ci sarebbero risorse per 6 milioni di euro derivanti dalla ripartizione regionale del fondo sociale europeo. Il problema di fondo però, sempre più evidente con il passare del tempo, è l’assoluta incapacità politica e gestionale di questa giunta provinciale, la quale non riesce, o peggio, non vuole trovare soluzioni adeguate ed immediate». Qualche esempio? «Da più di un anno -dice sempre Mandozzi- ci sono risorse e bandi finanziati ma non ancora utilizzati, per la riqualificazione degli operatori socio-sanitari, così come per corsi sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Perché i circa 2 milioni disponibili per la formazione e la riconversione professionale dei lavoratori in mobilità ed in cassa integrazione non vengono usati? Insieme all’Idv e all’Udc avevamo presentato un emendamento (poi bocciato; ndr) per di implementare con un milione di euro il finanziamento atto ad aumentare il numero dei giovani beneficiari delle borse lavoro inerenti il progetto “Work Experience”. Progetto che vede, ad oggi, solo 140 “fortunati” che però, pur essendo stata approvata la graduatoria (lo scorso mese di novembre e con un ritardo di circa un anno), non riesce a decollare per mancanza di personale presso l’assessorato alla Formazione». Anche sull’attuale organizzazione degli uffici il capogruppo del Pd accusa l’amministrazione senza dimenticare nemmeno i sindacati. «Questa maggioranza -dice- ha assistito passivamente ed in assoluto silenzio ad uno smantellamento sistematico del personale dell’assessorato alla Formazione ed a quello dei Centri per l’Impiego. Sarebbe interessante sapere cosa ne pensano i sindacati, che in passato hanno combattuto delle battaglie per ottenere risorse che oggi qualcuno sta depauperando senza colpo ferire. Così si spiegano le lunghe file che giornalmente si formano davanti ai Centri per l’Impiego sia di S.Benedetto che di Ascoli». «Con l’approvazione -aggiunge sempre Mandozzi- del bilancio di previsione 2010 ed il contestuale respingimento dei nostri emendamenti, a distanza di sei mesi dall’insediamento siamo costretti a dare un giudizio fortemente critico e negativo sull’operato di questa giunta e di questa maggioranza amministrativa, totalmente incapace di affrontare i problemi del territorio».
Mandozzi sul Bilancio della Provincia: “Dove sono le risorse per il lavoro?”
- Data: 25 Gen 2010
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“Il Piceno ha perso in un solo anno oltre 4 mila posti di lavoro e la Provincia pensa solo alla propria immagine”. Questo il commento del Capogruppo Pd Mandozzi dopo l’approvazione del bilancio : “non vi è traccia di politiche del lavoro e per il lavoro”.
“Nel Bilancio 2010 appena approvato non c’è nemmeno un segnale a sostegno del mondo del lavoro locale, colpito dalla grave crisi economica in atto”: questo il commento del Consigliere Capogruppo Emidio Mandozzi dopo l’approvazione del Bilancio di previsione 2010.
I gruppi consiliari del Pd, dell’IdV e dell’Udc ricordano di aver proposto svariati emendamenti, mai accolti dalla maggioranza, che andavano nella direzione del sostegno al reddito per le famiglie disagiate del Piceno; in particolare si chiedeva all’amministrazione di destinare la sostanziosa cifra di un milione di euro per aumentare il numero dei giovani beneficiari delle borse lavoro inerenti il progetto Work Experience, che vede ad oggi solo 140 “fortunati” assegnatari.
La gestione del progetto Work Experience è presa d’attacco dall’opposizione: “Pur essendo stata approvata la graduatoria, lo scorso mese di novembre con un ritardo di circa un anno, il progetto non riesce a decollare per mancanza di personale presso l’assessorato alla Formazione. Così come non si trova traccia di progetti riguardo alle Politiche Attive del Lavoro, che pure le risorse ce l’hanno, provenienti dal Fondo Sociale Europeo, e potrebbero essere utilizzate solo rimodulando con accortezza la programmazione regionale. Risorse, si badi bene, pari a circa 6 milioni di euro”.
Alla Giunta Celani si attribuisce “un’assoluta incapacità politica e gestionale” che non permette di trovare soluzioni adeguate ed immediate. “Come spiegare altrimenti - si chiede Mandozzi - il fatto che da più di un anno ci sono risorse e bandi finanziati ma non ancora utilizzati, per la riqualificazione degli operatori socio-sanitari, così come per corsi sulla sicurezza nei luoghi di lavoro? Come spiegare le lunghe file che giornalmente si formano davanti ai Centri per l’Impiego sia di San Benedetto che di Ascoli?”
Nonostante la volontà di collaborazione più volte espressa dal gruppo del Pd, dopo l’approvazione del Bilancio di previsione 2010 ed il respingimento degli emendamenti, a distanza di sei mesi dall’insediamento governativo della Provincia, il gruppo esprime un giudizio fortemente critico e negativo sull’operato della giunta, “totalmente incapace - secondo l’opposizione - di affrontare i problemi del territorio e priva di un minimo di coraggio nel prendere decisioni che siano nell’interesse dei lavoratori, anche quelli dell’ente Provincia, e degli utenti”.
“Dopo tanta politica d’immagine, ora i nodi sono venuti al pettine. Manuli, Ahlstrom, Sgl Carbon, ex Foodinvest, Itac e quante altre: cosa sta producendo la Provincia (insieme al Comune di Ascoli) se non tante chiacchiere e slogan buoni solo per qualche curva da stadio? Perché i circa 2 milioni di euro disponibili per la formazione e la riconversione professionale dei lavoratori in mobilità ed in cassa integrazione non vengono usati?”.
“La verità - conclude il Capogruppo Mandozzi - è che questa maggioranza ha assistito passivamente ed in assoluto silenzio ad uno smantellamento sistematico del personale dell’assessorato alla Formazione ed a quello dei Centri per l’Impiego. A questo proposito sarebbe interessante sapere cosa ne pensano i sindacati, che in passato hanno combattuto delle battaglie per ottenere risorse che oggi qualcuno sta depauperando senza colpo ferire”.
L’opposizione: “Provincia paralizzata”
- Data: 22 Gen 2010
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I documenti sono stati illustrati da Emidio Mandozzi e Lucio D’Angelo del Pd, con il segretario provinciale del partito, Mauro Gionni e Sergio Corradetti dell’Udc. Assente , ma solo per precedenti impegni, Andrea Cardilli dell’Idv, che ha firmato i sei emendamenti. Con il primo emendamento, l’opposizione propone un rifinanziamento delle work experience per un milione di euro, da reperire nel fondo sociale europeo della Regione Marche. Una richiesta che nasce dal fatto che nel precedente bando sono state assegnate appena 140 borse lavoro rispetto alle 1.209 domande pervenute. Una proposta che nasce, secondo Mandozzi “dalle oggettive difficoltà in cui si trova il nostro territorio. Non dimentichiamoci che a fine gennaio scadono gli ammortizzatori sociali per circa 1.000 persone e i figli di alcune di queste avevano fatto domanda per partecipare al bando delle borse lavoro restando escluse. Questo, per dire che anche 700 euro al mese in una famiglia che da questo mese resterà senza un reddito da lavoro, possono rappresentare una importante vitale boccata d’ossigeno”. Con il secondo emendamento, Pd, Udc e Idv, propongono l’istituzione di un fondo di solidarietà di 200.000 euro in favore delle famiglie in difficoltà. “Negli ultimi tempi - ha commentato Corradetti - le sofferenza bancarie si sono spostate dalle imprese alle famiglie, segno della crescente difficoltà economica in cui versa questa istituzione nella nostra provincia. Con questo emendamento vogliamo essere vicini alle famiglie con reddito basso o che hanno persone disabili nel loro nucleo. Speriamo che su questo tema ci sia la disponibilità e la sensibilità della maggioranza”. Con altri due emendamenti l’opposizione propone di intervenire per la sistemazione idraulica del torrente Tesino per 170.000 euro e per i dissesti idrogeologici nel territorio e con uno stanziamento complessivo nel triennio 2010-2012 di 850.000 euro, già stanziati per interventi limitati solo ad alcuni comuni. Il quinto emendamento propone uno stanziamento di 30.000 euro per i campionati mondiali di ciclismo juniores che si terranno a Offida, mentre con il sesto e ultimo emendamento viene proposto un fondo di solidarietà per il popolo di Haiti colpito dal recente terremoto. “Ci troviamo di fronte - ha detto D’Angelo - a un bilancio drammatico e il nostro giudizio è di preoccupazione. Secondo noi, proprio per la grave situazione in cui ci troviamo, questo bilancio avrebbe avuto bisogno di uno sforzo per rilanciare l’economia”.
Provincia: nel bilancio non c’è posto per i Mondiali di Ciclismo Offida 2010
- Data: 22 Gen 2010
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In sede di votazione del Bilancio 2010 il Consiglio Provinciale ha respinto la proposta di emendamento avanzata dal Consigliere Pd Lucio D’Angelo, con la quale si chiedeva lo stanziamento di 30.000 euro in favore del Campionato Mondiale Juniores di Ciclismo che si terrà ad Offida il prossimo Agosto.
“Sono rimasto molto amareggiato - ha commentato D’Angelo - dell’atteggiamento della maggioranza e del Presidente della Provincia su questa vicenda. I campionati del mondo di ciclismo juniores rappresentano un evento di grande rilievo non solo dal punto di vista tecnico, ma anche da quello promozionale per la risonanza che avranno sui mass media e per la partecipazione di tanti sportivi, appassionati e turisti provenienti da tutte le parti del mondo”.
La Provincia non prevede dunque nessun sostegno economico a favore dell’evento sportivo internazionale che vede impegnati il Comune di Offida, la Regione Marche, l’Unione dei Comuni della Vallata del Tronto ed il Consorzio Turistico Riviera delle Palme; duro il commento dell’ex Sindaco di Offida: “Ritengo assurdo che la Provincia ignori completamente un evento di tale importanza - è la prima volta che un campionato del mondo si tiene nella Regione Marche!”
Gli effetti positivi per il territorio sono già evidenti; a partire dalla predisposizione di interessanti ed originali pacchetti turistici che mettono insieme la Riviera delle Palme, la Quintana di Ascoli ed il Campionato del Mondo, senza dimenticare i centri storici dell’entroterra, i circuiti museali, e gli agriturismi. “Mi sorprende - commenta a proposito il Consigliere Lucio D’Angelo - che l’Assessore allo Sport, che nei mesi scorsi aveva dato ampie rassicurazioni sull’impegno della Provincia, era addirittura assente dimostrando quindi nessun interesse per l’argomento, così come va sottolineato il silenzio pilatesco dell’Assessore al Turismo Bruno Gabrielli che, pur presente, si è ben guardato di spendere una parola a sostegno della manifestazione”.
“Cercherò comunque nelle prossime settimane - conclude D’Angelo - di presentare ulteriori proposte e mozioni che possano far tornare indietro la maggioranza da questa posizione e garantire a questo evento il giusto contributo anche della Provincia di Ascoli Piceno”.
Tempestiva anche la reazione del Sindaco di Offida Valerio Lucciarini “E’ un fatto gravissimo quello che è avvenuto in Consiglio Provinciale. Nei mesi scorsi ci eravamo incontrati ripetutamente con l’Assessore allo sport Olivieri il quale ci aveva garantito che la Provincia avrebbe dato il suo appoggio anche finanziario a questo evento. Così non è avvenuto ed ora mi spiego anche perché il Presidente Celani, al quale sto chiedendo un appuntamento da svariate settimane proprio per discutere sui Mondiali di Offida 2010, non abbia mai ‘potuto’ ricevermi”.
“Noi - conclude Lucciarini - continueremo comunque a fare la nostra parte e ad impegnarci al massimo per la migliore riuscita di tale iniziativa anche senza il sostegno della Provincia e ci adopereremo affinché l’immagine e l’accoglienza che riusciremo ad offrire in quei giorni rappresentino una grande occasione di promozione per tutto il territorio”.
Anna Finocchiaro: «L’interesse privato è la loro priorità»
- Data: 22 Gen 2010
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Presidente Finocchiaro, con il processo breve siamo al diciannovesimo provvedimento ad personam in ordine di tempo….
«Una sequela ininterrotta che si è perpetuata da un governo Berlusconi all’altro per diverse legislature. Quella attuale è un’operazione a tenaglia: si parte con il processo breve, nel frattempo - alla Camera - si discute il legittimo impedimento, contemporaneamente hanno tentato un decreto legge per ottenere una norma da utilizzare subito nei processi di Milano e, dall’altra parte, si minaccia il Lodo Alfano costituzionalizzato. Tutto questo mentre il Paese attraversa una crisi difficilissima che investe le famiglie, in particolare quelle del Mezzogiorno».
Il Parlamento “occupato” dai problemi privati del premier, quindi. Come se ne esce?
«Il Parlamento usato. Con conseguente spreco di tempo e di risorse pubbliche. Il potere legislativo utilizzato per un unico ossessivo scopo: quello di salvare il premier dai processi che lo riguardano».
Per il senatore Gasparri il processo breve serve a dare giustizia al Paese…
«Questo provvedimento, in realtà, manderà al macero centinaia di migliaia di processi penali e contabili, con il risultato di danneggiare i conti dello Stato e introdurre principi di irresponsabilità per chi amministra risorse pubbliche. Si produrrà non l’abbreviazione dei tempi del processo, ma in una denegata giustizia. Di fronte a questa obiezione la maggioranza non è riuscita mai a dare risposta. L’unica verità che può affermare, infatti, è l’impellente necessità di salvare il premier. C’è da rilevare, tra l’altro, che con le nuove norme, l’unico interesse dell’imputato colpevole sarà quello di portare avanti il processo il più a lungo possibile. Non avrà alcun interesse, infatti, a chiedere un patteggiamento o un giudizio abbreviato»
Dopo il sì del Senato ci sarà, prevedibilmente, anche quello della Camera. Il Partito democratico si opporrà anche nel Paese, fuori dal Parlamento?
«Ogni volta che facciamo una battaglia efficace, come quella che abbiamo condotto in Senato, parliamo al Paese. Vorrei dare valore all’impegno parlamentare anche per evitare che venga vissuto, quasi, come un passaggio burocratico. Ci pensano già altri, il governo e la maggioranza, a mettere in mora il Parlamento costringendolo a timbrare decisioni prese dagli avvocati del Presidente del Consiglio, ad Arcore o a Palazzo Grazioli. Nel Parlamento e nel Paese il Pd deve svolgere il proprio ruolo con questa consapevolezza».
Individua nel processo breve profili di costituzionalità che possano influire sulle decisioni del Presidente della Repubblica?
«Abbiamo presentato in Senato le nostre pregiudiziali di costituzionalità. La maggioranza ha ripulito un po’ il testo, ma noi continuiamo a mantenere delle riserve. Dopodiché vedremo…».
L’ossessione di salvare il premier, come lei la definisce, non rende poco credibile il confronto sulle riforme?
«Le riforme dovrebbero essere varate per arginare una concezione in cui il potere non trova confini e per sbarrare il passo a una prassi costituzionale secondo la quale il Parlamento diventa il luogo della ratifica. Oggi si legifera per decreti legge modificati con i maxiemendamenti, si ricorre continuamente al voto di fiducia. Il Capo dello Stato ha denunciato più volte queste distorsioni. Abbiamo tutto l’interesse di rendere più forte la democrazia italiana con riforme che riescano a restituire forza alle istituzioni e a rendere più agevole il procedimento legislativo. Una grande forza riformista, come la nostra, non può arretrare di fronte all’esigenza di dare al Paese un assetto istituzionale equilibrato e moderno».
E c’è il clima giusto, oggi, per ottenere i risultati che lei auspica?
«È ovvio che la maggioranza si assume la responsabilità di un certo clima e su di lei certamente oggi grava un giudizio di inaffidabilità. La prima garanzia di ogni relazione positiva, anche di quella politica quindi, è il riconoscimento e il rispetto reciproco. E se andranno avanti con questo andazzo tutto potrebbe complicarsi, malgrado avverta come impellente la necessità delle riforme. Per fare riforme utili al Paese ci troveranno sempre pronti, non ci troveranno pronti per fare ciò che hanno fatto oggi (ieri, ndr.) al Senato»
La parola confronto evoca immediatamente il fantasma dell’inciucio, a maggior ragione in rapporto a una maggioranza “ossessionata” dai processi del premier…
«Sbaglia chi accusa d’inciucio coloro che vogliono le riforme. Non si capisce che, in questo momento, stare fermi significa consentire che si affermi una gestione del potere che punta a stravolgere la stessa regola costituzionale».
di Ninni Andriolo
21 gennaio 2010
Conferenza Capigruppo e Commissione statuto
- Data: 12 Gen 2010
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| 18 Gennaio 2010 | ||
| 15:00 |
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