Pdl, si sbaracca. Berlusconi caccia Fini. Bersani: il premier subito in Parlamento

Oggi tocca a Gianfranco Fini.
Il giorno dopo essere stato messo di fatto alla porta del Pdl e sfiduciato come presidente della Camera dal premier Silvio Berlusconi, sarà lui a parlare. Fini terrà una conferenza stampa per chiarire quale sarà il suo futuro. Ieri sera il presidente della Camera ha già fatto sapere che non intende lasciare l’incarico. E ora in gioco c’è la collocazione dei parlamentari che fanno riferimento a lui: si parla di almeno 34 deputati e 13-14 senatori. Fini sarebbe pronto a formare gruppi autonomi e nonostante le rassicurazioni sul sostegno all’esecutivo il centrodestra, soprattutto a Montecitorio, potrebbe perdere di fatto la maggioranza. In queste ore si susseguono contatti e riunioni dei finiani di più stretta osservanza, impegnati ad accertare quanti parlamentari siano davvero disposti alla ‘ropture’.

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Bersani: premier subito in Parlamento
Dal centrosinistra, Pier Luigi Bersani ha chiesto formalmente questa mattina in aula alla Camera che Berlusconi vada in Parlamento a riferire su quanto è accaduto. «Il capo del governo certifica in modo solenne la frattura incomponibile nel maggior partito di maggioranza», ha detto il segretario del Pd. «Il presidente del Consiglio ha sfiduciato il presidente della Camera arrogandosi un potere non suo», ha aggiunto, ora «venga in Parlamento a spiegarci e consentire di discutere». Bersani ha riunito di buon mattino a Montecitorio deputati e senatori per discutere di quella che per il Pd è di fatto una crisi di governo. E per concordare le prossime mosse.

Franceschini
Il capogruppo dei deputati Dario Franceschini ha chiarito che «gli accordi parlamentari sull’ordine dei lavori assunti ieri nella conferenza dei capigruppo sono superati». Non è escluso dunque che il Pd faccia ostruzionismo sui due decreti approdati oggi in aula.

Cicchitto: con Fini venuto meno il rapporto
Tutt’altra lettura della situazione ha dato Fabrizio Cicchitto. «È venuto meno il rapporto che si era acceso quando lo abbiamo eletto presidente della Camera e siamo davanti a una questione politica, a un dato su cui Fini deve riflettere», ha detto il presidente dei deputati del Pdl, «serve un chiarimento politico e istituzionale, che verrà fatto ma che non implica che il presidente del Consiglio venga a riferire sulla maggioranza del governo che è salda e che nessuno ha messo in discussione».

Le previsioni dell’opposizione si basano anche sull’appoggio esterno al governo di cui parlano i finiani. Che, tuttavia - stando alle prime dichiarazioni - non viene avallato dal Presidente della Camera che promette fedeltà all’esecutivo. «Per quanto mi riguarda non ho nessuna difficoltà a continuare una collaborazione con validi ministri», assicura il Presidente del Consiglio, appena compiuto il primo passo di un cammino a ritroso verso la sua nuova Forza Italia. Il Pdl si rompe fragorosamente. Granata, Bocchino e Briguglio deferiti al Collegio dei probiviri. Inizia con questo annuncio l’Ufficio di presidenza del Pdl, mentre il Tg1 di Minzolini - a riunione appena avviata - spiega agli italiani che il divorzio tra Berlusconi e Fini è solo un atto di chiarezza. Spaccatura inevitabile, quindi. In Transatlantico, nel pomeriggio, gli uomini del Presidente della Camera annunciavano gruppi parlamentari autonomi «nel caso in cui uno solo di noi venisse sottoposto a provvedimenti disciplinari».

Ed è stato fissata per stamattina la costituzione di raggruppamenti finiani a Montecitorio e a Palazzo Madama. Una giornata contrassegnata dalle esibizioni muscolari e dal ping pong di avvertimenti tra l’uno e l’altro campo, quella di ieri. I propositi del Cavaliere di espellere Granata, Bocchino, Briguglio e se possibile anche Fini, rilanciati dai giornali di ieri, si «ammorbidivano» nel corso delle ore per lasciare il posto a proposte di più blande «sospensioni» dal Pdl per tre o sei mesi dei «dissidenti». Poi, nel pomeriggio, dopo un vertice a Palazzo Grazioli, il Pdl Quagliariello annunciava addirittura che nell’Ufficio di presidenza previsto per la serata si sarebbe parlato solo «di politica» e non di «carte da bollo». Previsione smentita.

La linea soft che avevano consigliato al premier per tutta la giornata i vari Letta, Moffa, Augello, Menia e lo stesso Cicchitto (un duro documento di censura, senza provvedimenti amministrativi contro i finiani) è stata prima accettata, poi rimessa in discussione dal premier, a mano a mano che si riversavano sulle agenzie le notizie di fonte finiana sul numero crescente di deputati e senatori pronti a lasciare i gruppi Pdl. «Trenta, 31, 33, 34……». Un modo per «convincere Berlusconi a mettere da parte eventuali provvedimenti disciplinari» che, però, sortiva l’effetto opposto. «La guerra dei numeri è sempre, fra gli atti ultimi di una separazione quello più umiliante», spiegava Osvaldo Napoli, fedelissimo del Cavaliere - In realtà si ignora deliberatamente che entrambe le parti si fanno del male…». Anche Berlusconi dovrà vedersela con le ricadute d’immagine di un poco liberale «ghigliottinaggio del dissenso».

UN BALLETTO DI DOCUMENTI Colombe battute dai falchi, quindi, tra i fedelissimi del Cavaliere. Un vero e proprio balletto di documenti. Limature, emendamenti, modifiche, aggiustamenti. Un tira e molla che marciava di pari passo con i cambiamenti d’umore del Presidente del Consiglio. Il testo era stato ammorbidito durante il vertice informale convocato a Palazzo Grazioli nel primo pomeriggio con coordinatori e capigruppo, poi l’atto d’accusa nei confronti del Presidente della Camera era stato riportato alla versione iniziale stilata da Bondi. Berlusconi in prima persona ha voluto il riferimento esplicito all’assoluta incompatibilità di Fini «con i principi ispiratori del Pdl» e «con gli impegni assunti con gli elettori».

E con la carica di Presidente della Camera, visto che sarebbe venuto meno il «ruolo di garanzia» del cofondatore, messo alla gogna perché ha osato esprimere posizioni diverse sulla legalità e sulla democrazia interna al Pdl. Un invito esplicito a lasciare la terza carica dello Stato, quella del Cavaliere. «La presidenza della Camera non è nella sua disponibilità - replica l’interessato - Io non mi dimetto». E per il Pd, come dice Franceschini, «Fini è il Presidente di tutti». Ma il braccio di ferro continua fino alle «estreme conseguenze», perché Berlusconi annuncia «iniziative» dei parlamentari azzurri per sfiduciare «chi ha fatto un suo partito nel Pdl». «In questo modo non si poteva più continuare», ha sentenziato il Cavaliere, non più «disposto» a tollerare «il dissenso». Deferimento ai probiviri dei finiani, quindi, «con la condivisione dell’Ufficio di presidenza: 33 favorevoli e 3 contrati».

30 luglio 2010
Fonte: L’Unità.it

Voto storico all’Onu: «L’acqua è un diritto umano fondamentale»

L’accesso all’acqua potabile e ad uso igienico è un diritto umano fondamentale. Lo stabilisce una risoluzione delle Nazioni unite, approvata questa notte al Palazzo di Vetro dall’Assemblea generale. La risoluzione, non vincolante, è passata con il voto a favore di 122 nazioni, nessun contrario e 41 astensioni.

L’inserimento nella Dichiarazione dei diritti umani è un passo decisivo per affrontare la questione sempre più urgente della mancanza di risorse idriche sufficienti per centinaia di milioni di persone nel nostro pianeta. Secondo le stime fonite dall’onu, ogni anno 1,5 milioni di bambini sotto i 5 anni muore per malattie legate alla carenza d’acqua o di strutture igieniche. Il testo della risoluzione riporta che 884 milioni di persone non hanno accesso all’acqua potabile e 2,6 miliardi vivono in condizioni igienico sanitarie insufficienti. Fra le nazioni che si sono astenute vanno elencati gli Stati uniti, il Canada, il Regno Unito, l’Australia: a loro parere la risoluzione potrebbe minare l’iter in corso a Ginevra presso il Consiglio dei Diritti Umani per costruire un consenso sui diritti legati all’acqua.

29 luglio 2010

Informazione e immigrati Ancora troppi stereotipi

Il turning point è la strage di Erba, un fatto di cronaca nera che più nera non si può. Ma anche un fatto di ordinario razzismo: il primo sospettato dell’orrenda strage fu il padre e marito e suocero marocchino di tre delle vittime. È allora che, per iniziativa dell’Unhcr e della Fnsi nasce la Carta di Roma. Lo stereotipo razzista entra nei fatti di cronaca come la lama nel burro, complici la fragilità culturale e l’imperativo categorico del giornalismo: vendere copie, vincere la gara dell’audience, giocare sulla paura. Poi c’è il tempo della rivolta: gli eventi di Rosarno per i quali i grafici mostrano un picco di attenzione dell’opinione pubblica che stacca persino gli eventi sportivi. È così che matura il progetto di un osservatorio coordinato da Mario Morcellini (La Sapienza, Roma) ma al quale partecipano molti altri atenei, da Torino a Palermo: un network con l’Alto commissariato Onu per i rifugiati, con le associazioni, i politici, gli imprenditori che si occupano dei problemi dell’immigrazione per tenere sotto osservazione le testate giornalistiche, i loro vizi e le loro virtù, in bilico fra il mostro sbattuto in prima pagina, salvo poi a ricredersi e il “buonismo” dietro cui si nasconde un’altra insidia. La spiega Mario Calabresi, direttore della Stampa: «Un punto di vista buono suona bene se si parla di immigrazione ma non suonerebbe bene se quella benevolenza fosse rivolta al potere politico». Vuol dire che non può essere quello l’approccio corretto di chi fa il mestiere del giornalista. Approccio corretto è, per esempio, «la normalità della presenza dei macedoni senza cui in Piemonte non si produrrebbe più Barolo» O la normalità dei lavoratori stagionali nella raccolta delle arance, dei pomodori, dell’uva.
Bad news and Good news vengono fuori dal rapporto sul nostro mestiere. Cattivo, lo sottolinea Laura Boldrini, è «l’atteggiamento acritico con cui si accolgono le dichiarazioni istituzionali».

Per esempio: il ministro dell’interno Maroni che all’origine della rivolta di Rosarno mette «la troppa tolleranza verso i clandestini». Quando invece, il 70% dei braccianti avevano regolare permesso di soggiorno ma lavoravano in nero. Clandestini, quindi, i datori di lavoro. Per esempio quando si indica come obiettivo di contrasto agli ingressi irregolari Lampedusa: poche migliaia di persone a fronte dei 400mila l’anno di nuovi immigrati che arrivano. E ora si indica Malpensa, «ma all’aeroporto milanese sono pochissimi quelli che tentano l’ingresso irregolare». Disperati sì ma fessi no, verrebbe da dire, e lo spiega Claudio Martelli, che firmò da ministro la prima legge sull’immigrazione italiana: «Almeno la metà dei respinti di Lampedusa hanno diritto all’ingresso perché vengono da teatri di guerra mentre ve lo immaginate uno che tenta di superare senza documenti la barriera doganale di un grande aeroporto internazionale?».

Fra le cattive notizie Laura Boldrini ricorda un titolo di Feltri: «Sta volta hanno ragione i negri». La parola negro ha una storia ed è una storia di disprezzo. E verrebbe da aggiungere un titolo tre volte razzista: gli immigrati africani hanno di solito torto, fa notizia, quindi, che abbiano ragione ma, guarda caso, hanno ragione contro una popolazione del sud, «terroni», direbbe Feltri.
Fra le notizie buone c’è, invece, l’attenzione alle spiegazioni sociali, di contesto che una parte del gionalismo ha cercato durante i giorni della rivolta (particolarmente elogiata La Stampa): l’erogazione dei finanziamenti Ue ai frutti lasciati sugli alberi, il prezzo bassissimo pagato per le arance al coltivatore.

Fra le notizie buone c’è anche l’ingresso, nelle testate nazionali, di giornalisti e scrittori che parlano in prima persona della condizione degli immigrati, come Igiaba Scego e Amara Lakhous sulle pagine de L’Unità. Peccato, nota Concita De Gregorio, che siano «cose che non fanno notizia, così come da noi non fa notizia ciò che è importante nel resto del mondo». In Italia, «ha vinto il giornalismo del gossip - fa eco Marco Sassano - eppure noi le inchieste le sapevamo fare».

di Jolanda Bufalini

21 luglio 2010
Fonte: L’Unità


Università, la chiamano riforma, ma sono solo tagli. Atenei in rivolta

Paese reale paese legale, nel paese reale 26.000 ricercatori coprono, assolvendo un compito che non compete loro, il 30% degli insegnamenti universitari. In quello legale si discute una riforma del ministro Gelmini, ieri in Aula al Senato, che afferma alcuni principi condivisi e li nega subito dopo: autonomia e responsabilità , diritto allo studio, una percentuale di almeno il 7 per cento dei fondi assegnati sulla base di un principio valutativo naufragano sotto i colpi d’ascia di Tremonti. Per far partire una riforma ci vorrebbe una dote, invece la manovra prevede il taglio di un miliardo e 300 milioni per il 2011. Il risultato è che la fascia più debole ma anche più essenziale al funzionamento degli atenei è in rivolta, soprattutto nelle sedi più qualificate, da Bologna a Firenze, a Pisa, a Modena-Reggio Emilia. E l’inizio del prossimo anno accademico a rischio. Una corsa contro il tempo: il ministro vorrebbe il voto in Senato prima della chiusura estiva, per essere pronta al passaggio alla Camera in autunno.

Doppia penalizzazione
Per i ricercatori c’è il danno e la beffa. non si potrà fare i ricercatori per non più di sei anni. È una misura - sostiene il ministro - che dovrebbe aprire ai giovani, senza chance d’ingresso, «non tutta la ricerca - sotiene Maria Stella Gelmini - deve concludersi con la carriera universitaria». Bel discorso virtuale, nel paese reale i ricercatori sono fra i 40 e i 50, sostituiscono i prof nella docenza da anni e da decenni. È il cane che si morde la coda da un quarantennio nella storia dell’università italiana. La beffa viene dalla manovra che blocca gli scatti di anzianità: è una imposta progressiva al contrario che dura per l’eternità: oltre il 37 per cento di decurtazione per i giovani, intorno al 6 % per chi è a fine carriera. Di qui lo slogan della “Rete 29 aprile” che raccoglie la maggioranza dei ricercatori: «Tremonti tassaci», una tassa non è per sempre ma per l’emergenza. Lo stesso relatore di maggioranza Giuseppe Valditara chiede che gli scatti, «già restituiti ai magistrati, siano ripristinati per gli universitari».

Opposizione
Ci sono due emendamenti del Pd finalizzati agli obiettivi del ringiovanimento e del risparmio: anticipare il pensionamento dai 70 attuali ai 65 anni e istituire una sorta di intra moenia per gli atenei, con una quota di proventi professionali che vada all’università. Ma c’è da considerare che i soldi risparmiati con il pensionamento dei baroni non si trasformeranno in risorse per gli atenei: il 50% dei risparmi finirà nelle casse del Tesoro.

A sorte

Il ddl Gelmini modifica profondamente il meccanismo dei concorsi: una commissione composta da quattro ordinari estratti a sorte e da un professore di un paese Ocse selezionerà i candidati all’abilitazione, gli atenei attingeranno dalla lista unica nazionale che si sarà così formata. Ma non tutti gli atenei potranno permettersi di reclutare forze nuove, soprattutto con gli attuali hiari di luna.

Quota 90
Se il disegno di legge non verrà modificato, saranno penalizzati gli atenei che spendono il 90 per cento dei loro fondi in stipendi perché non potranno bandire concorsi. e l’Anvur (Agenzia nazionale di valutazione dell’università) deciderà a quali atenei virtuosi assegnare il 7% di fondi in più.

Residenze
In teoria dovrebbe essere incentivato il numero delle residenze universitarie e delle borse di studio: ferme restando quelle assegnate in base al reddito vi dovrebbero essere assegni e debiti d’onore per gli studenti più bravi. Anche qui - per dirla parafrasando lo slogan di un noto immobiliarista - la solida realtà dei tagli si scontra con i sogni.

 di Jolanda Bufalini
23 luglio 2010
Fonte: L’Unità

Bersani: “All’ombra del potere berlusconiano aperta un’autostrada per la corruzione”

Il segretario del Pd, in questi giorni in visita negli Usa. Intervista a la Repubblica: “Casini prima ci vede disponibili a un Berlusconi-bis, ora a un governo Tremonti. Poi ci proporrà Rotondi… Ma l’unica novità in vista è il superamento del berlusconismo”. Guarda anche il servizio del TG3

Clicca qui per guardare il servizio del mTG3

WASHINGTON - Giusto il tempo di guardare in albergo la partita Spagna-Olanda, dopo aver superato la dogana americana, sottoponendosi al rito di controllo delle quattro dita da esporre e delle pupille rivolte alla telecamera, e Pier Luigi Bersani è stato raggiunto ieri mattina a Washington, prima tappa della sua missione americana, dal rombo della politica italiana. Casini “apre” a Berlusconi nell’ipotesi di un governo di unità nazionale?

Il segretario del Pd si fa leggere bene la frase incriminata e mette la parola fine alle illazioni: “Casini sa bene che è arrivato il momento di chiudere con il ciclo berlusconiano, con sette anni che non ci hanno portato a niente. E’ vero: Berlusconi ha vinto le elezioni ma c’è un’altra verità altrettanto chiara. Berlusconi ha fallito. La maggioranza deve prendere atto del suo fallimento. Siamo alla fine, al secondo tempo, e bisogna evitare al Paese ulteriori danni”. Stop, dunque. Bersani parla in piedi, davanti all’ingresso del Center for American Progress, pensatoio democratico presieduto da John Podesta, già capo staff di Clinton. Gli americani, pazienti, attendono che il loro ospite si occupi del solito caos made in Italy.

Bersani, scusi, Casini non si è un po’ allargato, sembrava quasi parlasse a nome del Pd. Lui è convinto che voi direste sì ad un governo Tremonti.
“Il leader dell’Udc prima ha annunciato un Pd disponibile ad un Berlusconi-bis, poi dice la stessa cosa indicando però Tremonti. Aspettiamo che ci proponga Rotondi… Comunque Casini fa uso di molta retorica. Ma sa bene che l’unica novità all’orizzonte è l’avvio del superamento del berlusconismo, un fenomeno che ha prodotto racconti, favole e poco o niente fatti”.
L’alleato Casini sembra tuttavia tendere verso l’altro campo.
“Non abbiamo avuto mai un’alleanza con Casini così come Casini non ce l’ha ancora con il centrodestra. Questa è una situazione difficile da interpretare, con un unico punto chiaro: la maggioranza mostra di non farcela. Il resto sono chiacchiere, politicismi”.

Con un Pdl in rissa permanente.
“Un altro buon motivo per dire che siamo al capolinea di questa alleanza. La resa dei conti tra di loro è cominciata e non si fermerà. E mentre continuano le lacerazioni, le gravi questioni socio-economiche del Paese non vengono affrontate. Berlusconi si limita a galleggiare, a rimuovere i problemi. Questo mentre l’Italia ha bisogno di uno sforzo per cambiare e riprendere la strada della crescita, per lasciare qualche prospettiva alle nuove generazioni”.

Un coordinatore di partito come Verdini, sempre più nel mirino delle indagini, deve lasciare secondo lei? Ogni giorno ci sono nuove storie opache.

“Certo a noi il Watergate ci fa un baffo! Che vuole che le dica? Strutturalmente malcostume e corruzione sono mali endemici. Qui, però, all’ombra del potere politico-mediatico di Berlusconi, si sono creati dei meccanismi laterali alle amministrazioni. La legislazione speciale, le eccezioni alle regole per una nobile causa, sono diventate l’autostrada per la corruzione. Adesso sta alla magistratura districare la matassa, individuare i millantatori e gli attori protagonisti”.

E intanto Verdini?
“Non c’è nemmeno bisogno di dirlo. Un responsabile politico di partito deve trarre le conseguenze da una situazione così. Poi se il partito vuole farsi raffigurare con il volto di Verdini, affari loro. Sinceramente mi preoccupo di più quando apprendo delle manfrine esercitate su organi istituzionali e delle pressioni messe in atto sul programma per gli interventi pubblici. Anche qui bisogna affidarsi ai giudici”.

Berlusconi scende nei sondaggi ma il centrosinistra non ne beneficia.
“Aspettiamo a trarre conclusioni. E’ chiaro che questo non tranquillizza ma è il momento del voto quello che conta. Noi stiamo lavorando ad una proposta credibile di alternativa”.

Sempre l’Udc, nella persona di Cesa, sostiene che nel Pd c’è un sospetto fermento. Grane in vista, magari con la componente dell’ex Margherita?
“Non mi risulta. A meno che Cesa sia a conoscenza di informazioni che io non ho”.

Lei ha appena iniziato la sua visita negli Stati Uniti. Dice che è venuto qui per capire e confrontarsi, scambiare idee con centri di pensiero e di cultura. Che cosa invidia agli americani?
Ci pensa un po’, “sono tante le cose” però ce n’è una in particolare: “Qui non parlano male delle istituzioni. I governi si alternano, ma l’impianto è solido, è quello, e nessuno si sogna di metterlo in discussione”.


Fonte: partitodemocratico.it


Seminario estivo Symbola 2010 - Greenitaly, un’idea di futuro per affrontare la crisi

16 Luglio 2010 09:30a17 Luglio 2010 13:00

 

 

Una crisi lunga e difficile che richiede una risposta all’altezza dei problemi aperti. Dobbiamo difenderci dagli effetti della crisi garantendo la tenuta finanziaria del Paese e la coesione sociale. Impedire che qualcuno rimanga indietro a partire dai soggetti più deboli: i lavoratori che perdono il posto di lavoro, le piccole e medie imprese che hanno difficoltà nel credito, le famiglie a reddito più basso. Ma la crisi chiede anche un’idea di futuro. La green economy è anche questo: la prospettiva di un’economia a misura d’uomo che affronta le questioni ambientali scommettendo sull’innovazione, sulla ricerca, sulla conoscenza.
E’ una sfida in cui l’Italia è già presente e può svolgere un ruolo di primo piano se mette in campo le sue qualità migliori. Quelle che sono visibili in controluce nel successo del padiglione italiano all’Expo di Shanghai. Un incrocio unico tra storia e bellezza, made in italy, comunità e qualità territoriali. E’ possibile superare i punti deboli del nostro Paese e al tempo stesso censire e mettere in rete le risorse migliori nella società, nell’economia, nella politica? Possono le istituzioni locali e le regioni svolgere in questo un ruolo importante?
Questi temi animeranno il Seminario estivo di Symbola che si terrà nel suggestivo scenario di Monterubbiano nelle Marche. Uno dei territori in cui tante nostre imprese affrontano il futuro senza perdere le proprie radici e la propria identità.

Venerdì 16  e Sabato 17  Luglio 2010 

Monterubiano (FM)  -  Teatro Pagani, ore 09:30

Scarica il programma

 


Consiglio Provinciale - Odg

16 Luglio 2010
15:00a20:00

 

 

Il Consiglio Provinciale, è convocato in seduta ordinaria pubblica e in prima convocazione, presso la Sala Consiliare sita al primo piano del Palazzo “San Filippo” in Ascoli Piceno, Piazza Simonetti n.36 per il giorno venerdì 16 luglio 2010 alle ore 15,00  per la trattazione degli argomenti di cui al seguente Ordine del Giorno.

Ordine del Giorno del Consiglio Provinciale 16 luglio 2010

Comunicazioni del Presidente del Consiglio Provinciale.
Relatore: Presidente del Consiglio Falcioni

1. Interrogazione acquisita al protocollo dell’Ente n.31768 del 30.06.2010 presentata dai  Consiglieri Illuminati e Rossi Massimo (PRC-CI) in merito a “Funzionamento della rete provinciale di monitoraggio dell’inquinamento ambientale”.
Relatore: Consigliere Illuminati

2. Interrogazione acquisita al protocollo dell’Ente n.32377 del 02.07.2010 presentata Consigliere Travaglini Luigi (Gruppo PD) in merito a “Apertura sede IAT San Benedetto del Tronto”.
Relatore: Consigliere Travaglini

3. Proposta di deliberazione presentata dal Gruppo PDL e MAP in merito a: “Adozione, ai sensi della L.R.34/92, art.25, comma 2,  dello schema della variante normativa comportante la modifica dell’art.21 delle NTA del PTC vigente e dell’art.22 delle NTA del PTC adottato definitivamente con D.C.C. 90 del 06.09.07 concernenti ‘valori naturalistico-vegetazionali nelle aree agricole’”.
Relatore: Consigliere Mercuri

4. Piano di alienazione di reliquiati stradali di proprietà provinciale ai sensi dell’articolo 2 del Regolamento di alienazione dei beni immobili di proprietà delle Provincia di Ascoli Piceno approvato con atto n.27 del Consiglio Provinciale in data 17 marzo 2006. Integrazione alla deliberazione consiliare n.14 del 15 aprile 2010.
Relatore: Assessore Allevi

5. Ratifica della deliberazione della Giunta Provinciale n.177 del 23.06.2010 avente ad oggetto: “SS.PP. n.43 Mezzina, n,245 Fonte Antico e n.1 Rosso Piceno Superiore. Lavori di bitumatura di tratti ammalorati - Approvazione progetto definitivo esecutivo - Finanaziamento spesa di Euro 100.000,00 - Variazione di bilancio”.
Relatore: Assessore Crescenzi

6. Proposta di deliberazione presentata dai Consiglieri Rossi Massimo, Illuminati e Binari in merito a: “Facciamo pace in Medio Oriente - Il tempo delle nostre responsabilità”.
Relatore: Consigliere Rossi Massimo

7. Mozione acquisita al protocollo dell’Ente n.31767 del 30.06.2010 presentata dai  Consiglieri Illuminati , Rossi Massimo (PRC-CI) e Binari (S. e L.) in merito a “Manovra finanziaria correttiva varata dal Governo”.
Relatore: Consigliere Illuminati

8. Associazione Tecla - Recesso.
Relatore: Assessore Piunti


Fruttiferi, convegno nazionale di presentazione delle liste varietali

16 Luglio 2010
15:30a20:30

Lapedona (Fm), 16 luglio 2010 ore 15,30. Mostra pomologica in contemporanea

Il convegno nazionale ‘Presentazione delle liste varietali dei fruttiferi’ si terrà venerdì 16 luglio 2010 alle ore 15,30 presso il ristorante ‘Giardino dei Cedri’ di Lapedona, in provincia di Fermo.

L’evento, che si svolge nell’ambito del progetto Mipaaf ‘Liste varietali dei fruttiferi’, è patrocinato dalla Soi, società di ortoflorofrutticoltura italiana.

I principali obiettivi del convegno nazionale sono la presentazione dei risultati ottenuti dalle diverse Unità operative localizzate nelle diverse regioni, per le specie pesco, albicocco e susino e la presentazione delle liste varietali consigliate a livello nazionale.

L’appuntamento sarà anche l’occasione per la presentazione di attività di ricerca svolte grazie ad altri progetti avviati dalla regione Marche nel settore frutticolo.

Durante il convegno sarà allestita una mostra pomologica con esposizione di pesche, nettarine, ciliegie e albicocche a maturazione extra-precoce, precoce e media.

Per informazioni contattare Bruno Mezzetti, del Saprov - Area frutticoltura dell’Unversità politecnica delle Marche: tel. 071/2204933 

 

Clicca qui per scaricare il programma.


Bersani: “Governo a fine film”

Un governo alle battute finali: per Pier Luigi Bersani “siamo al secondo tempo del film che non può essere protratto a lungo. La soluzione non spetta a noi ma non si può andare avanti così, con divisioni che non sono componibili. La maggioranza ha la responsabilità di prendere atto di una situazione che fa danni al paese”. Dopo essere intervenuto alla relazione dell’Authority delle Comunicazioni, il leader del Pd ha anche sottolineato, in merito ai rapporti tra il premier e Gianfranco Fini sempre più tesi, come forse sia “giusto che i vincoli di maggioranza comincino a traballare, altrimenti ci troviamo davanti all’unica democrazia che va avanti a fiducie, telefonate riparatrici e decreti. Non vorrei che dopo Berlusconi venisse fuori Chavez. Dobbiamo ripristinare i concetti base della democrazia parlamentare”.

 

Fiducia che, nelle intenzioni del governo, ci sarà con ogni probabilità anche sulla manovra: Bersani non usa mezzi termini per bocciare la scelta, mettendo in rilievo che “peggio non si poteva fare che la blindatura, dovuta in primo luogo alle fibrillazioni in seno al centrodestra: Berlusconi le conosce bene, ed agisce così per non avere grane”. Sempre sulla finanziaria il segretario bolla come “molto inelegante” la telefonata intercorsa tra il presidente del Consiglio e la leader di Confindustria, Emma Marcegaglia, con cui quest’ultima si è assicurata alcune modifiche alla manovra a partire dal ripristino degli eco-incentivi: “Capisco quando c’e’ odore di pistola alla tempia, perché questo governo se concede qualcosa pretende immediato consenso. Si tratta di norme irrazionali, che noi avremmo voluto discutere. Non si tolgono così due miliardi, mentre insegnanti, poliziotti e disoccupati non sanno nulla di ciò che succede. Oggi l’Avvenire si chiede -aggiunge - dove sono i soldi per i disabili dopo che si danno i soldi alle imprese. E’ un buon titolo. La situazione sta degenerando e stiamo al rito della telefonata”. Quindi Bersani fa un appello alla classe dirigente: “Mi rivolgo alla classe dirigente di questo Paese. Una classe dirigente è tale se non si comporta da corporazione, se non guarda solo ai propri interessi”.

 

Stessa musica per quanto riguarda il ddl intercettazioni, che, a giudizio del leader del Pd, contiene norme contro la legalità che sono state giudicate in modo totalmente negativo dall’Antimafia, dalla magistratura inquirente e dai procuratori della : “Abbiamo delle norme che sono contro la legalità, non solo dal lato della libertà d’informazione ma anche dal lato della lotta alla criminalità”.

 

In ultimo, Bersani ha parlato con i cronisti di legge elettorale, stigmatizzando che si tratta del “problema numero uno, perché impedisce ai cittadini di scegliere i propri parlamentari, e con questa legge sono arrivati un sacco di guai, perché un Parlamento costituito da persone nominate è l’origine dei 50 decreti e delle continue fiducie. Con questa legge si soffoca la discussione e si instaura un meccanismo di conformismo e ubbidienza. Non credo che Berlusconi abbia voglia di cambiare alcunché – ha concluso il segretario del Pd – la questione è un’ altra, cioè la maggioranza deve prendere atto che il Paese non è governato e che nessuno ha in mano la barra del timone”.

 

Fonte: www.partitodemocratico.it


Assemblea Provinciale del PD - Lunedì 12 luglio, ore 17:30 - Palazzetto dello sport - Pagliare del Tronto

12 Luglio 2010
17:30a20:30

 

 

E’ convocata per lunedì 12 luglio dalle ore 17,30 alle ore 20,30 presso il Palazzetto dello Sport di Pagliare del Tronto l’assemblea provinciale  per promuovere l’impegno unitario del Partito Democratico sui temi più importanti della fase politica attuale:il radicamento del partito,la costruzione dell’alternativa, la campagna di tesseramento e l’organizzazione di iniziative sulla manovra economica, anche durante le Feste democratiche.

I lavori dell’assemblea   tratteranno la discussione dei seguenti punti:

·        conclusione dibattito situazione politica post-elezioni regionali 2010;

·        bilancio consuntivo 2009 e preventivo 2010;

·        presa d’atto delle dimissioni  del segretario provinciale e adempimenti conseguenti;

·        definizione data congresso provinciale ed elezione Commissione per il Congresso;

·        varie ed eventuali.

In considerazione della importanza dei temi da trattare si prega la puntuale partecipazione.

Con viva cordialità

 

Ancona, 2 luglio 2010

 

                                                                                                    Il Segretario regionale

                                                                                             Sen. Palmiro Ucchielli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 
 
 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 
 
 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 
 
 
 

 

 

 

 

 


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La Corte dei Conti boccia la riforma fiscale: non ha copertura, il taglio alla spesa sociale non è percorribile. Tassare i 'beni reali'
Partito democratico.it - 11 ottobre 2011
Governo battuto alla Camera con Berlusconi presente
Partito democratico.it - 11 ottobre 2011
Autovelox sulle strade provinciali, contrari Mandozzi ma anche membri della maggioranza
Il segnale.net - 08 ottobre 2011
Provincia, il Pd: Celani ci presenta un bilancio ‘fantasma’
Picenooggi.it - 30 settembre 2011
Democrazia ed etica, incontro con i vertici del Pd: sabato 1 ottobre, ore 10,30 presso la Sala dei Savi, Palazzo dei Capitani
Picus online.it - 30 settembre 2011
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