Rosy Bindi: «Spiegheremo agli italiani cosa sta veramente accadendo nel nostro Paese»

Giovedì un percorso di alta montagna, «una ferrata», su a Peralba, 900 metri di dislivello, ieri per riposarsi un giro in bicicletta, casco nuovo fiammante lungo la Cavalzo-Cortina, poi a casa per seguire la conferenza stampa del premier e le reazioni dei finiani. Rosy Bindi, presidente del Pd, legge la dichiarazione di Italo Bocchino, «si va avanti per altri tre anni» e sorride. «È evidente che la maggioranza non esiste più e se resteranno insieme questa ricucitura non sarà altro che un rattoppo, passeranno il tempo a patteggiare e trattare su ogni punto ai danni del Paese».

Ha sentito Berlusconi? Se c’è la fiducia avanti per altri tre anni. Altrimenti si vota.
«Bisognerà leggere attentamente il documento, ma non mi sembra che lasci molti margini di trattativa. Vedremo se il premier sarà in grado di rimettere insieme la maggioranza, io non ci credo, sarà un continuo patteggiamento, tutte le loro forze saranno impegnate per stare insieme e non certo per risolvere i problemi del paese. Gli stessi punti del programma dimostrano non c’è nessuna attenzione dei problemi reali del paese, non c’è cenno al lavoro o alle disuguaglianze».

Il premier è stato chiaro: nessuno pensi di non rispettare la volontà del popolo formando un governo di non eletti. Messaggio al Colle?
«Più che un messaggio mi è sembrato un avvertimento non rispettoso delle prerogative del Capo dello Stato e soprattutto ci leggo una volontà di modificare la Costituzione materiale attraverso la legge elettorale, una legge incostituzionale che va cambiata. Berlusconi ha praticamente affermato questo: una legge elettorale ha modificato la Costituzione. Dimentica che siamo ancora una Repubblica parlamentare e che c’è un Capo dello Stato».

Ha anche sostenuto che dal 1994 la magistratura vuole abbattere il governo legittimo.
«Da una parte vuole trasformare la nostra democrazia parlamentare in una democrazia plebiscitaria senza neanche modificare la Costituzione e dall’altra continua a non rispettare la divisione dei poteri. Lancia intimidazioni al Colle e continua nel suo obiettivo di legare le mani della magistratura. Del resto questo è il suo programma: processo breve, legittimo impedimento, esasperazione delle leggi ad personam…».

Su questo non ci saranno margini di trattativa. Secondo lei i finiani voteranno la fiducia al documento e tutto finisce qui?
«Se non sbaglio ha riproposto il processo breve anche se lo ha definito “processo ragionevole”, ha detto chiaramente che la legge sulle intercettazioni così come è stata emendata non va bene. È evidente che con la Lega è già d’accordo, dunque è tutto in mano ai finiani, vedremo quanto resisteranno o se siamo di fronte al ruggito del coniglio…».

Il premier si dice sicuro, in caso di elezioni, di una vittoria di larga misura.
«Questa sua previsione ritengo che sia un modo di mostrare i muscoli sapendo di mentire. Le elezioni per Berlusconi sarebbero un fallimento. Non abbiamo alcun problema ad andare al voto subito, non ci spaventa, Penso che il Pd e l’attuale opposizione avrebbero mille motivi per vincere, ma ritengo che la soluzione migliore per il Paese sarebbe quella di un governo di transizione per cambiare la legge elettorale».

Ma Berlusconi non la pensa così e a sentire Bossi neanche la Lega.
«Berlusconi in questo momento porterebbe il Paese ad elezioni contro il volere di tutti: soltanto Bossi le vuole, non il mondo cattolico e la Chiesa, non le parti sociali, non la gente. Il Paese non reggerebbe un’altra consultazione: sarebbe la terza in sei anni. Il suo obiettivo è chiaro: chiedere un mandato per costituzionalizzare la repubblica presidenziale. Per questo motivo il Pd deve puntare ad un’alleanza molto larga, in difesa della nostra Costituzione».

Bersani ha lanciato la campagna d’autunno. Il Pd si prepara?
«Quella campagna sarà la nostra grande forza, spiegheremo agli italiani cosa sta davvero accadendo al Paese».

A proposito di spiegazioni, crede che il popolo Pd approverebbe un governo di transizione?
«Ne sono certa perché da quando abbiamo iniziato a spiegare di cosa si tratta la risposta è positiva. La posta in gioco è alta: rischiamo di andare ad elezioni senza che il Paese trovi una stabilità politica perché con questa legge elettorale è così. Noi vinceremo le elezioni, ma se ci fosse un risultato incerto non permetteremo domani di mettere in atto quello che si vuole impedire oggi. Perché Berlusconi non è disponibile a fare un governo di responsabilità? A cosa punta? A nuove elezioni dall’esito che potrebbe essere incerto per tirare a campare ed arrivare alla presidenza della Repubblica?».

Facciamo una previsione: quanto durerà la tregua, se tregua è, con i finiani?
«Se Fini è coerente la maggioranza non c’è più e allora Berlusconi venga in Parlamento, ne prenda atto e la parola passi al Presidente della Repubblica».

21 agosto 2010

Scuola, caro-libri inevitabile: Ecco i consigli per difendersi

Dai mercatini ai siti web dedicati, dal baratto agli e-book. E poi alcune grandi catene che fanno operazioni discount anche per le obbligazioni. I consigli del Codacons che aggiunge: “Informatevi sui tetti ministeriali”.

E’ forse la spesa più importante che attende le famiglie e gli studenti universitari al rientro dalle vacanze estive. Non si tratta di tasse, ma dei costi che saranno costretti a sostenere per l’acquisto dei libri di testo. La riforma Gelmini prevede che “un libro può essere cambiato ogni cinque anni per la scuola elementare e ogni sei per la scuola media e superiore”. I prezzi dei testi però dipendono dal mercato. E’ infatti “impossibile ipotizzare il congelamento - sostiene in un’intervista Ulisse Jacomuzzi, presidente del Gruppo Educazione dell’Aie, l’Associazione italiana degli editori  -  perché il prezzo di un libro non può restare fermo, poiché intervengono molte variabili. Se, per esempio, nel 2008 ho stampato le copie di un libro, che poi devo ristampare l’anno successivo o due anni dopo, dovrò tenere conto dei nuovi prezzi di mercato delle materie prime”. Tradotto il caro-libri è un’eventualità più che probabile.

Come fare a sfuggire agli aumenti? A fornire qualche indicazione ci pensa il Codacons (Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e la tutela dei diritti di utenti e consumatori) che in un vademecum offre qualche utile suggerimento.

“Fate attenzione alle nuove edizioni”. Se l’istituto adotta una nuova edizione di un libro, il consiglio è di confrontare il testo nuovo con il precedente per accertarsi che effettivamente ci siano stati dei cambiamenti tali da giustificare la sostituzione. Spesso succede infatti che le differenze tra le due edizioni  siano determinate solo dall’aggiunta di qualche immagine o riferimento bibliografico. Di solito - spiegano dal Codacons - nel testo aggiornato sono indicate tutte le modifiche. Prima di comprare alla cieca, quindi, date un’occhiata alle ultime pagine.

Largo ai libri usati. Rispolverare i vecchi libri, è meglio. Optando per l’usato si può infatti risparmiare il 50% sul prezzo di copertina. Per gli universitari, la convenienza è assicurata. Individuare i luoghi dove si vendono i libri di seconda mano è semplice perché spesso sono gli studenti stessi a venderli fuori dagli istituti ed università. Di più. Il Codacons consiglia di cercare nelle bacheche di compra-vendita online. Per le superiori ce ne sono a centinaia: Libridea è il sito è rivolto a chi è “stanco di pagare ogni anno prezzi sempre più cari per i libri dei propri figli” e cerca un modo per risparmiare. Dopo essersi registrati al sito, si può accedere ai numerosi annunci di libri scolastici usati per trovare quelli di cui si ha bisogno. Studenti.it, invece, mette a disposizione un forum dove lanciare e ricevere annunci, Il Libraccio offre la possibilità di effettuare una ricerca in base alla propria scuola di appartenenza ed ordinare i testi direttamente online mentre su ComproVendoLibri gli studenti che vendono saranno messi direttamente in contatto con quelli che cercano libri usati, senza intermediari. Anche per gli universitari il web è un prezioso alleato: su UniLibro, nella sezione “usato”, si vendono e comprano testi che verranno poi spediti direttamente a casa mentre su Testi Usati, la compravendita è gratuita. Acquitare libri online, quindi, conviene. Anche perché a differenza di quanto si pensi i testi usati sono spesso in ottime condizioni.

“Informarsi, informarsi, informarsi”. Alcuni istituti favoriscono il “baratto” dei libri tra studenti. Prima di immaginare di acquistare un testo in un negozio, Codacons consiglia di informarsi se nella scuola sono presenti bacheche che raccolgono gli annunci di scambio e compravendita o se l’istituto organizza giornate ed iniziative di “baratto”.
 
Occhio ai tetti ministeriali. Controllare il rispetto del tetto di spesa che il ministero dell’Istruzione fissa sui libri di testo è fondamentale. Nel momento in cui la scuola diffonde la lista dei testi per l’anno scolastico, ogni consumatore deve assicurarsi che la spesa per l’acquisto rientri nel tetto massimo fissato. Non sempre accade. Nel 2009, infatti, l’associazione Altroconsumo denunciava un aumento della spesa delle famiglie italiane di 14 milioni di euro l’anno a causa dei continui sforamenti nei prezzi dei libri di testo nelle scuole. In caso di irregolarità c’è solo una cosa da fare: denunciare l’abuso al Ministero stesso, al Provveditorato agli studi o direttamente al Codacons.

E-book. Scaricare libri online, non è illegale. In questo caso, infatti, si tratta di acquistare versioni elettroniche dei libri di testo da consultare direttamente sul desk del computer. Tutto è cominciato con la ormai storica circolare numero 16 del 10 febbraio 2009, con cui il ministro Gelmini avviava l’introduzione del libro in versione online. “Gli studenti dell’era digitale - diceva - sono molto diversi dai figli di Gutenberg. Una novità, questa, con cui la scuola e i processi di insegnamento dovranno misurarsi”. Ecco questa è l’occasione per abituare i ragazzi alla multimedialità e per risparmiare. I costi sono infatti generalmente inferiori perché non si paga la stampa. Purtroppo però, non tutti i libri di scuola sono disponibili nella versione elettronica. Il consiglio è quindi quello di informarsi presso il proprio istituto se i testi adottati esistono anche online. Che così fosse, gli studenti potrebbero studiare a casa direttamente sul computer e stampare soltanto i capitoli di cui hanno effettivamente bisogno.

Un libro per tanti. Studiate in compagnia?  Se la risposta è affermativa, questo suggerimento è diretto a voi. Il consiglio è di acquistare i libri in collettività per suddividere la spesa. Il sistema è semplice: è sufficiente preparare gli esami o fare i compiti in gruppo o studiare singolarmente: prima uno, poi l’altro. 

Il peso del sapere. “Questo è un mattone”, è una delle frasi più pronunciate dagli studenti. E non si tratta di una metafora. Spesso, i libri di testo sono pesanti e causano mal di schiena. Il Codacons lancia una proposta: i libri potrebbere essere suddivisi in fascicoli da acquistare singolarmente. Un modo, questo, per salvare le spalle ma anche per risparmiare. In caso di nuove edizioni, infatti, con la divisione del libro in fascicoli si possono acquistare solo le nuove edizioni dei capitoli realmente aggiornati.

La scuola al discount. Acquistare i libri all’ingrosso permette agli studenti di comprarli ad un prezzo “scontato”. Gli ipermercati dove acquistare testi a prezzi da magazzino sono Auchan, Bennet, Carrefour, Ipercoop, Iper, Leclerc. Prenotando i libri scolastici negli ipermercati si può beneficiare del 15% di sconto sul prezzo di copertina, alcune volte del 20% per chi ha una carta fedeltà. Uno sconto che si traduce spesso in un buono spesa. L’associazione dei consumatori suggerisce: ” Se la vostra scuola non ha adottato una simile politica proponetela voi al Consiglio d’istituto”.

Fonte: La Repubblica.it


Appalti, viaggi, poltrone inutili: la finanza allegra dei Comuni

Roma comanda su 80 controllate. A Palermo i dirigenti dell’azienda rifiuti 24 volte a Dubai. Storie di ordinaria cattiva gestione nel panorama delle aziende partecipate e controllate dagli enti locali. Fra gonfiature e buchi in bilancio.

ROMA - C’è l’Amia, azienda oggi commissariata, che avrebbe dovuto smaltire i rifiuti di Palermo, ma che fra le righe del bilancio metteva in conto 24 “missioni” a Dubai, con cene a base d’aragosta e sponsorizzazioni a locali gare di off-shore. C’era l’Aser, società mista che recuperava crediti per conto del comune di Aprilia trattenendosi margini di guadagno del 30 per cento e che, avendo ottenuto in appalto anche la cura del verde, metteva in conto alla giunta 5 milioni di euro per qualche palma piantata in piazza. C’è la Palermo Energia nata per occuparsi, appunto, di energia e che un bel giorno pensò di riconvertirsi alla forniture di custodi e autisti per una Provincia - sempre quella di Palermo - che fra i suoi 1.515 dipendenti non riusciva a trovarne personale adatto a tali mansioni. Tanto per occuparsi della missione originaria era già stata creata una nuova società.

Sono molte le storie di ordinaria cattiva gestione nell’immenso panorama delle aziende partecipate e controllate dagli enti locali. E sono tante le gonfiature degli organici, le nomine di direttore generali non esattamente necessari e i buchi in bilancio. Per capire la dimensione di quello che viene chiamato “capitalismo municipale” bisogna fare riferimento all’operazione trasparenza del ministero della Pubblica amministrazione. Nel 2009 alla voce Consoc (consorzi e società partecipate dalla pubblica amministrazione) l’elenco raggiunge quota 7.106 (4.741 società partecipate più 2.365 consorzi, per un totale di 24.713 componenti nei consigli di amministrazione), il 5 per cento in più rispetto al 2008. Un fenomeno che lievita di anno in anno, ora è nel mirino di una Finanziaria che chiede ridimensionamenti e tagli. Anche perché in tanto proliferare gli utenti non hanno guadagnato nulla: nel decennio 1996-2006, afferma Unioncamere, le tariffe dei servizi pubblici sono aumentate del 40 per cento.

Ma al dì la delle dichiarazione d’intenti la battaglia sarà dura. Numeri e cronaca non depongono a favore: il Comune di Roma, per esempio, ha un’ottantina di partecipate (che il sindaco Alemanno assicura di voler dimezzare). Molte sono in netta perdita, a partire dalla società di trasporti Atac che prevede per il 2010 una gestione in rosso per 172 milioni di euro. Massimiliano Valeriani, consigliere Pd al Campidoglio e presidente alla Commissione Trasparenza, assicura che dietro tali risultati c’è spesso “la totale incapacità di manager scelti con criteri clientelari”. Di fatto il 40 per cento delle società locali chiude in rosso e il 22 per cento, fra il 2005 e il 2007 non ha prodotto un euro di utile. Dati che si spiegano con le parole spese qualche settimana fa dal Procuratore generale della Corte dei Conti Mario Ristuccia. Le società partecipate sono “un’armata di presidenti e consiglieri” che, si legge nel Rendiconto generale, si occupano “dai rifiuti all’energia, dal trasporto alla gestione delle case-vacanza, alle tlc. Un elenco di attività utili sovente a procurare opportunità di comoda collocazione a soggetti collegati con il mondo della politica”. Confindustria non ha un’opinione migliore: nell’ultima assemblea generale la Marcegaglia tuonò contro “le 7000 municipalizzate che fanno concorrenza sleale e danno appalti solo ai soliti amici”.

Tante poltrone, spesso inutili. “Alla Palermo Energia - racconta Gaetano Lapunzina capogruppo Pd alla Provincia - abbiamo appena denunciato l’assunzione di un direttore generale che non serve e pesa sui bilanci con una gratifica di 150 mila euro l’anno”. Ma il problema non riguarda solo il Sud. Secondo il rapporto Unioncamere, il 78 per cento delle società partecipate e controllate dagli enti locali risiede al Centro Nord e la loro situazione economica non è delle migliori: il loro patrimonio netto era pari all’85% dei debiti nel 2003, nel 2007 copriva solo il 65,7%. Eppure anche la Lega difende a spada tratta province e controlli municipali. Le resistenze sono fortissime: lo assicura Linda Lanzillotta, che da ministro del governo Prodi ha combattuto per le liberalizzazioni: “Le partecipate sono spesso luoghi dove vengono collocati politici privi di competenza. Non sempre è così, ci sono casi d’eccellenza e bisogna tenerne conto, per questo Tremonti sbaglia nel voler tagliare senza distinzioni. L’unica strada da percorrere è l’apertura al mercato: spesso i contratti delle municipalizzate sono assegnati “in house”, senza gara. Una pratica inaccettabile”.

(09 agosto 2010)

Fonte: La Republica.it


Berlusconi scatena i suoi: costringerò Fini alla resa

Il Giornale picchia e i berluscones battono il ferro mentre è caldo. La rovente campagna d’agosto del cavaliere punta a disarcionare in tempi rapidi la terza carica dello Stato. Con la speranza che - risolta la pratica Fini - Pdl e governo possano spiccare il volo senza l’incognita di un voto anticipato dall’esito incerto. Malgrado la «percezione» dei sondaggisti che scommettono sulla sua ennesima vittoria, Berlusconi vuol vederci chiaro. Arma i supporter azzurri con una «mobilitazione permanente» dal sapore preelettorale - pronto all’ennesima rivoluzione di nome e simbolo Pdl per ritagliarseli ancora di più su misura - - ma si lascia aperte tutte le porte.

Preferirebbe l’opzione urne, ma quel continuo mostrare i muscoli è la spia di una certa impotenza: la partita la giocano in tanti e il cavaliere non è l’unico a dare le carte. Centrare subito l’obiettivo Fini risolverebbe, a monte, un bel po’ di problemi, Con il capo sotto botta e costretto all’angolo dalle disavventure monegasche - questa è la speranza - i finiani più dubbiosi tornerebbero nell’ovile di Arcore e i conti riprenderebbero a quadrare. «Il corso della legislatura è già cambiato e in modo irrevocabile - spiega il berlusconissimo Osvaldo Napoli - Se per interrompersi in modo traumatico o prendere una strade fino a oggi inesplorata, si capirà con la verifica a settembre». È evidente, secondo il vice presidente dei deputati Pdl, «che peseranno molto» le decisioni che da qui ad allora prenderà Fini e «le sue eventuali dimissioni non sarebbero neutrali».

Dichiarazioni che danno per acquisito lo strappo tra l’ex leader di An e Pdl, ma indicano un’alternativa all’apertura anticipata delle urne. Una sorta di nuovo equilibrio nel centrodestra, con Fini che mette in piedi un suo partito dopo aver lasciato la presidenza della Camera. Un amo lanciato a Fini graditissimo dalle parti di Arcore. Era stato «Gianfranco», in fondo, a proporre a «Silvio» un gruppo parlamentare separato per riequilibrare la Lega e consentire a Berlusconi di posizionarsi al centro tra lui - che prometteva in dote Rutelli e Casini - e Bossi. L’offerta, avanzata nel pranzo che precedette la rottura in direzione, mandò su tutte le furie il Cavaliere, che tuonò contro il golpe che attentava alla sua leadership. La reazione? La richiesta a Fini di lasciare la presidenza della Camera. E oggi, sulla scia dei veleni sparsi intorno alla vicenda monegasca, quell’intimazione diventa la premessa per ogni ragionamento più o meno politico. «Se Fini vuole compiere un atto di dignità e non di viltà, deve dimettersi - intima Capezzone - Inevitabile per la scarsa trasparenza della situazione relativa alla casa monegasca e perché non è più super partes come terza carica dello Stato».

MA FINI NON SI DIMETTE Richiesta «irricevibile e irresponsabile - replica Bocchino - Se Berlusconi ha ancora un pizzico di rispetto per la democrazia e le istituzioni smentisca Capezzone e stoppi la campagna vergognosa del Giornale ». Il premier «non ha nulla da smentire o chiarire - controreplica il sottosegretario Giro - Fra i suoi compiti non c’è quello di occuparsi di vicende di case vendute e/o affittate all’estero». Gli ultrà finiani reagiscono spiegando che «la verifica è già conclusa prima di iniziare» e dando per consumata la rottura con Berlusconi, mentre Fini fa sapere che non ha alcuna intenzione di abbandonare Montecitorio. Briguglio, un suo fedelissimo, richiamando il caso Boffo, si chiede se alla base della vicenda monegasca non ci sia «qualche dossier confezionato, stavolta, non da un’ipotetica gendarmeria vaticana, ma da pezzi deviati dei servizi».

Nel Pdl, in sostanza, tutto sembra precipitare verso un’insanabile rottura che potrebbe produrre o una crisi al buio - la stessa che il Cavaliere guarda con sospetto per via dei fantasmi di governi tecnici o di transizione - o elezioni anticipate dall’incerto esito. Per questo Berlusconi preferirebbe sgombrare il campo dalle incognite, provocando al più presto le dimissioni di Fini. Sembra confezionata ad arte «la mobilitazione permanente» dei militanti Pdl «per contrastare disfattismi e personalismi» di chi «antepone i propri particolari interessi al bene di tutti». Il Cavaliere chiede ai Club della libertà di fargli da «megafono» nel «più grande porta a porta realizzato in Italia». E di contrapporre alle «solite chiacchiere» (di Fini, ndr .) il suo governo del fare. L’invito ambiguamente preelettorale, infine: «A settembre dobbiamo impegnarci tutti e di più!».

10 agosto 2010

Al voto la sfiducia a Caliendo, governo nei guai

La Camera voterà mercoledì la mozione di sfiducia al sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo. E’ quanto ha deciso la conferenza dei capigruppo di Montecitorio accogliendo la richiesta del PD, che ha presentato la mozione due settimane fa, prima che il PDL scoppiasse.
Nella mozione si legge che il sottosegretario Caliendo “non può non essere politicamente censurabile”.
Il testo della mozione, essendo stato depositato a Montecitorio quando Caliendo ancora non risultava indagato, potrebbe subire dei piccoli ritocchi.
Nella mozione si ricorda come la P3 trovava “udienza in esponenti del governo, tra i quali il sottosegretario alla Giustizia, senatore Giacomo Caliendo e che lo stesso Caliendo “ha confermato in questi giorni la sua presenza a convivi con tale gruppo di persone, ma ha negato che, in sua presenza, si sia parlato di come condizionare organi dello Stato”, i firmatari della mozione ritengono che “al di lá della responsabilitá penale, non può non essere politicamente censurabile la partecipazione del Sottosegretario Caliendo” a riunioni “in compagnia del capo degli ispettori ministeriali dottor Miller, con un bancarottiere pregiudicato sospettato di essere implicato in alcune delle vicende piú torbide del dopoguerra”. Cioè Flavio Carboni.

Dopo lo strappo dei finiani e la nascita dei gruppi parlamentari di “Futuro e Libertà” l’incertezza aumenta. Oggi i senatori finiani che hanno lasciato il PDL hanno costituito il gruppo autonomo anche a Palazzo Madama con Baldassarri, Viespoli, Germontani, Digilio, Pontone, Valditara, Menardi, Saia e De Angelis. Confermata anche l’adesione di Barbara Contini. Capogruppo provvisorio sarà Mario Baldassarri.

La votazione sul sottosegretario, indagato nell’inchiesta P3, dirà molto sulla tenuta della maggioranza. “Non c’e’ nessun problema - dice Caliendo - io ho la coscienza a posto”. Ma il nervosismo aumenta se dal sito del PdL è stato tolto il link al quotidiano “Il Secolo d’Italia” ed alla Fondazione Farefuturo (c’è un buco proprio nella parte dell’homepage dedicata alle fondazioni nel colonnino di sinistra…) ed il capogruppo dei deputati, Fabrizio Cicchitto, giudica inaccettabile la mozione perché l’indagine è ancora in corso. Ragionamento ben diverso quello di Gianfranco Fini, che appena il 26 luglio scorso si chiedeva se fosse opportuno che “chi è indagato continui ad avere incarichi politici”. Se sarà coerente il suo gruppo non potrà votare la fiducia a Caliendo.
E il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, attacca: “La maggioranza è franata. I finiani faranno come riterranno, ovviamente quando presento una mozione io spero che passi”. Commentando un’eventuale astensione dei deputati di Fli dice: “Ogni voto in dissonanza, comunque calibrato, è una prima certificazione che la maggioranza è a dir poco nei guai”.
Non vede roseo il futuro dell’esecutivo: “Al governo comincia a mancare l’ossigeno. La maggioranza è franata, dentro la loro crisi c’è tutta la la prospettiva di una crisi di governo, perciò innanzitutto Berlusconi deve venire in Parlamento a dirci come pensa di procedere con l’azione di governo”. E sull’ipotesi di voto anticipato, Bersani osserva: “Non si può portare il paese verso soluzioni traumatiche. Ho sentito dire che saremmo noi ad avere paura delle elezioni…ma Berlusconi quando ne parla chi minaccia? Ha fatto tutto lui e ora ci vuole portare al voto per i suoi problemi? Venga a dirlo in Parlamento e poi ne discutiamo. Serve un governo di transizione per fare due o tre cose, cambiare la legge elettorale e poi andare alle urne. Se Berlusconi ci porta alle elezioni non pensi mica che gli sia facile spiegare com’è che dopo due anni che è lì con 100 voti di maggioranza e tutto in mano ci porta a votare senza aver concluso un tubo”. Quando martedì 3 agosto le agenzie gli attribuisocno l’indicaizone di Tremonti come premier Bersani smentisce: “Io non ho mai fatto nomi. Ho detto che ci vuole un governo di transizione, per un tempo limitato, per cambiare la legge elettorale, ma la scelta e la forma è una decisione che spetta al Presidente della Repubblica”.

A Cicchitto risponde il presidente dei deputati del Pd, Dario Franceschini, “la sfiducia è una strada che abbiamo giá percorso con Brancher e Cosentino. E’ qualcosa che avviene normalmente in tutte le democrazie. Ci sono cose che vanno fatte oltre la lotta politica, in modo che il sistema politico italiano si avvicini a ciò che avviene normalmente in altre democrazie: quando un sottosegretario alla Giustizia è coinvolto in vicende giudiziarie così impegnative e così contigue al suo lavoro non può che dimettersi. Al contrario - ha concluso Franceschini - Caliendo non vuole dimettersi e allora sará il Parlamento a decidere”.

Rosy Bindi, Presidente dell’Assemblea nazionale del PD pensa che biosgna affrettare la caduta del governo: “Ancora non è chiaro quando la fine del Pdl e la nuova geografia di questa maggioranza provocheranno una vera e propria crisi di governo. È evidente però che la profonda lacerazione tra Berlusconi e Fini rende ancor più difficile la navigazione a vista, tanto arrogante quanto inconcludente, di
questo Berlusconi ter. Da troppo tempo l’esecutivo è in affanno,condizionato dai problemi personali del premier, incapace di affrontare le emergenze nazionali, in primo luogo la profonda crisi economico finanziaria,
ostaggio delle rivendicazioni della Lega e minato dallo squallore di cricche e affaristi più o meno occulti. I democratici non sono disponibili a tollerare nuove divagazioni e giochi di prestigio. Vigileremo, incalzando il premier e la sua sbrindellata maggioranza perché si assumano finalmente la responsabilità di raccontare in
Parlamento il loro fallimento. La nostra posizione è chiara: quando cade un governo si torna a votare. E, come ha detto Bersani, noi abbiamo il fisico e buone ragioni per affrontare eventuali elezioni anticipate. Tuttavia, di
fronte alle difficili condizioni economiche e sociali dell’Italia, e ad una vergognosa legge elettorale, il presidente della Repubblica potrebbe valutare di chiedere a tutte le forze politiche un supplemento di responsabilità per avviare una fase di transizione, con un governo di salute pubblica per fare alcune limitate riforme e mettere il paese in sicurezza. Senza confusione di ruoli e senza pasticci”.

Intanto non c’è nessuna preclusione dal Pd sugli interlocutori per la rifoma della legge elettorale. Dopo l’invito di Anna Finocchiaro alla Lega, Bersani rilancia: “Pronti al dialogo con tutti, ma quando parlo di riforma elettorale, intendo quella votata dall’assemblea, la cultura politica italiana è di tipo bipolare”.

Fonte: partitodemocratico.it


Presentazione del Piano nazionale per l’infanzia e l’adolescenza

 

 

 

 

 

 

 

Giovedì 8 luglio si è svolto l’incontro di presentazione del Piano Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza a Roma presso la Sala degli Atti Parlamentari del Senato. Il Piano è stato presentato dal segretario nazionale PD Pierluigi Bersani e dal Presidente del Forum Infanzia e adolescenza, senatrice Anna Serafini. Gli interventi hanno toccato i temi principali dell’area evolutiva quali la salute, l’istruzione, la tutela dei diritti.
Presenti politici quali Fioroni, Treu, parlamentari bicamerale, la segreteria Nazionale PD, il mondo delle associazioni ed esperti del settore. Il Piano Nazionale PD è una risposta organica, moderna ed esaustiva ai bisogni dell’area evolutiva là dove il governo, come su tutte le politiche familiari, non solo ha ridotto drasticamente fondi e risorse proseguendo nei tagli con la finanziaria, ma, sul piano normativo e delle politiche ha mostrato un approccio inadeguato quando non persegue con tattiche dilatorie. Il Piano di Azione per l’infanzia e l’adolescenza rappresenta l’esito della concertazione tra le istituzioni centrali dello Stato, le Regioni, le Municipalità e le formazioni sociali per la realizzazione di interventi sul piano culturale, normativo ed amministrativo a favore dell’infanzia e dell’adolescenza, da realizzarsi con la partecipazione attiva della società civile e in stretto raccordo con le istituzioni dell’Unione Europea.

 

Clicca qui  per leggere la Newsletter n. 3 del Forum Infanzia e Adolescenza, contenente vario materiale auidiovisivo dell’incontro,  gentilmente messo a disposizione dalla Sen.  Anna Serafini.


Dibattito: Il rapporto tra giovani e politica

3 Agosto 2010
21:00

 

 

 

MARTEDI’ 3 AGOSTO ALLE ORE 21:00

IN PIAZZA MARTIRI DI VIA FANI - SAN SILVESTRO DI CASTORANO (AP),

(davanti la delegazione comunale)

SI SVOLGERA’ UN INCONTRO SU:

“IL RAPPORTO TRA GIOVANI E POLITICA: dibattito sul disegno di legge Meloni sull’istituzione delle comunità giovanili”

 

Invito tutti i giovani a partecipare

A presto,   un saluto

ON. Luciano Agostini


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