Pedaggi, TAR Lazio accoglie il ricorso di MDC: STOP aumenti in tutta Italia

COMUNICATO STAMPA  04.09.2010 

 

PEDAGGI, TAR LAZIO ACCOGLIE RICORSO DI MDC:

STOP AUMENTI IN TUTTA ITALIA

Lo stop agli aumenti dei pedaggi autostradali deve essere esteso a tutta l’Italia.

Lo ha deciso la I sezione del Tar del Lazio, presieduta da Giorgio Giovannini, accogliendo il ricorso contro l’aumento dei pedaggi, proposto dal Movimento Difesa del Cittadino MDC con l’avvocato Gianluigi Pellegrino.

Il Movimento Difesa del Cittadino si era rivolto al Tar del Lazio per chiedere la sospensione dell’efficacia del decreto governativo con il quale il 25 giugno scorso sono stati individuati i caselli autostradali presso i quali, a decorrere dal primo luglio 2010, doveva applicarsi la maggiorazione tariffaria forfettaria prevista dalla Finanziaria, in realtà una vera e propria tassa che il Governo aveva evitato di chiamare con il suo vero nome.

I giudici amministrativi hanno ritenuto che “viste le precedenti ordinanze cautelari adottate da questo Tribunale - si legge nel provvedimento - confermate in sede di appello (cioè dal Consiglio di Stato n.d.r.), ha ritenuto di ritenuto di confermare, anche ai fini del presente provvedimento, le motivazioni” precedenti”.

Si ricorderà che il TAR Lazio il 29 luglio aveva bloccato l’aumento dei pedaggi; poi il primo settembre scorso il Consiglio di Stato, respingendo il ricorso del Governo contro le ordinanza del TAR Lazio, aveva però precisato che la decisione valeva solo a beneficio degli enti territoriali che avevano presentato il ricorso al TAR.

L’ANAS comunque – nel frattempo - aveva scelto di sospendere gli aumenti su tutto il territorio nazionale sino alle decisioni definitive di merito del TAR.

Il Piceno era stato particolarmente penalizzato dall’irrazionale ed assurdo aumento del pedaggio previsto per il Casello di San Benedetto del Tronto - rileva l’avv. Micaela Girardi, Pres. MDC Marche – ed a ciò si è aggiunta  l’inerzia della Provincia di Ascoli Piceno:  infatti, a fronte dei ricorsi presentati subito tra gli altri anche dalla Provincia di Pescara per un analogo aumento,  il Presidente della Provincia di Ascoli ha rilasciato solo dichiarazioni sul conteggio dell’ultimo giorno utile per fare ricorso, che non sarebbe ancora scaduto.

“Certo è – continua Girardi - che se tutti avessero aspettato l’ultimo giorno per fare ricorso, gli aumenti introdotti già dal primo luglio non sarebbero stati sospesi il 29 luglio e non si sarebbe avuta nemmeno la tranquillizzante pronuncia di oggi valida per tutto il territorio nazionale grazie al ricorso di MDC. Ma si sa, quando i soldi non sono i propri …. che fretta c’è”.

Ascoli Piceno, 04 settembre 2010                              

         Avv. Micaela Girardi

                                                      Pres. Movimento Difesa del Cittadino MDC Marche

 

Corso Mazzini n. 281– 63100 Ascoli Piceno

Tel. 0736-257181; fax 0736-246637

E-mail:  marche@mdc.it

 

 

 


Conferenza Provinciale delle Autonomie Locali

16 Settembre 2010
16:00a19:00

 

 

Ai sensi dell’art. 3 della L.R. 46/92, è convocata la Conferenza Provinciale delle Autonomie Locali per il giorno 16 settembre p.v. alle ore 16.00, presso la Sala del Consiglio Provinciale di Ascoli Piceno, con il seguente ordine del giorno:

1) espressione del parere previsto dall’art. 25 comma3, della L.R. 34/92 sulla deliberazione del Consiglio Provinciale del 16/07/2010 n. 29 di adozione, ai sensi del medesimo articolo, comma 2, della citata Legge, dello schema della variante normativa comportante la modifica dell’art. 21 delle NTA del PTC vigente e dell’art. 22 delle NTA del PTC adottato definitivamente con D.C.C. 90 del 06/09/2007 concernenti “valori naturalistico-vegetazionali nelle aree agricole”;

2) varie ed eventuali

La deliberazione del Consiglio Provinciale n. 29/2010, relativa al punto n.1 è stata trasmessa ai Sindaci della Provincia di Ascoli Piceno con nota del 27/07/2010 prot. 36093 ed è consultabile su htttp://www.provincia.ap.it/provincia/urbanistica/index.asp.

Nel ricordare che la Conferenza, ai sensi  del citato art. 3 della  L.R. 46/92, ha il compito precipuo di garantire la partecipazione ed il coordinamento degli Enti su tematiche di comune interesse, si raccomanda la più estesa partecipazione.

Distinti saluti

Il Presidente

Dr. Ing. Piero Celani

Scarica la convocazione  in PDF:  conv_cpa_16_settembre_20101


Scuola - Anche i vescovi contro Gelmini: «Non si speculi sulla pelle dei ragazzi»

Nell’anno scolastico che sta per cominciare “non si guardi ad altri interessi che non siano quelli dei ragazzi”, “non si sfrutti il loro nome per richieste e pretese, per quanto comprensibili. Non si faccia carriera sulla loro pelle”. Il che vale “per il Ministro, e per ogni adulto che ha una funzione nella scuola”. Il duro monito è contenuto in un editoriale del giornale dei vescovi Avvenire, che esce all’indomani della conferenza stampa del ministro Maria Stella Gelmini.

La signora ministro - afferma l’articolo - ha affrontato con gagliarda e dunque controversa volontà riformatrice sia l’Università che la scuola. Una partita personale e politica su cui sta scommettendo molto”. Sulla quale il giudizio dei vescovi rimane sospeso. Nonostante gli sforzi, infatti, anche per “interessi corporativi” e i “molti problemi lasciati per strada” “anche quest’anno il panorama dell’avvio” del nuovo anno scolastico appare - a giudizio di Avvenire - “confuso e pieno di ombre”.

“Speriamo - auspica l’articolo - che prevalga in tutte le parti la buona volontà di salvaguardare l’essenziale”, e di evitare, anche e soprattutto “là dove le condizioni non sono buone” che “si esacerbi il tutto, ma si faccia in modo che i bambini e i ragazzi non patiscano maggiore disagio”.

In giro - osserva Avvenire - “ci sono un sacco di furbastri che campano sulla e nella scuola e però dei ragazzi gliene interessa assai meno del giusto”. Mentre “trattare male la scuola - avverte il giornale dei vescovi - è “il reato più grave oggi in Italia”, oltre che un peccato ignominioso. E chi lo fa meriterebbe di essere portato davanti ad un “plotone di esecuzione” di ragazzi armati di “pistole ad acqua, elastici, schioppi di legno o mitragliette con i suoni elettronici”. Un plotone che, a guardare come vanno le cose “sarebbe schierato dalla mattina alla sera”.

PRECARI ROMA, STOP A SCIOPERO FAME MA RILANCIAMO
I due precari della scuola in sciopero della fame e in presidio davanti a Montecitorio, Caterina Altamore e Giacomo Russo, smetteranno il digiuno: “La nostra però non è una resa, rilanciamo. Abbiamo bisogno di recuperare le forze per parlare alla gente e organizzare una protesta nazionale”. Un presidio, da oggi anche con un camper, nella piazzetta della Camera, rimarrà almeno fino all’8 di settembre quando i precari hanno convocato un’assemblea.

NAPOLI: PRECARI DOPO NOTTE IN TENDA,NON CE NE ANDIAMO
“Non ci muoveremo da qui”. Lo assicurano i precari che hanno trascorso la notte in tenda davanti alla sede della direzione scolastica regionale della Campania a Napoli. Sono una quarantina, tra docenti e personale amministrativo, che hanno allestito anche un gazebo e sono muniti di generi di conforto: annunciano la volontà di continuare a dormire davanti alla sede del Provveditorato fin che non ci sarà uno sbocco alla loro situazione. Tra i più colpiti dai tagli, secondo quanto riferiscono alcuni portavoce, gli insegnanti di sostegno con 1200 tagli.

FRIULI: MALORE PER MAESTRA CHE DIGIUNA
La maestra precaria Maria Carmela Salvo, che da tre giorni digiuna e dorme nella sua automobile nella piazza di Maniago (Pordenone), ha avuto stamani un piccolo malore. Non riuscendo a trovare il suo medico di famiglia, è stata costretta a chiedere l’intervento del 118 dell’ospedale di Maniago che, giunti sul posto, dopo averla visitata e trovata in condizioni di grande debolezza, le hanno chiesto di seguirli in ospedale. La maestra, come aveva peraltro annunciato, si è rifiutata di andare in ospedale e ha assicurato che si idraterà “al meglio assumendo - ha detto - grandi quantitativi di zuccheri, come prescritto dal medico l’ha visitata. In ogni caso - ha concluso - da qui non mi muovo”.

03 settembre 2010
Fonte: L’Unità

«Il Pdl non c’è più»

Fini il freddo ha lanciato il cuore oltre l’ostacolo e alla fine del suo discorso, un’ora e mezza a perdifiato lungo la quale si è bruciato un mese e mezzo di tensioni menando colpi persino contro Gheddafi, è un po’ stanchino, come Forrest Gump alla fine della sua corsa. Prima del calo di pressione da stress, il cofondatore del fu Pdl oggi leader di Futuro e libertà tira un bacio col soffio a Elisabetta Tulliani, altro di quei lussi che il Cavaliere non può permettersi. Lei sta seduta in prima fila, assicura «vado avanti», è minuta, vigile, ha la stessa camicetta azzurra che indossò quando si sciolse An, sul volto un mese e mezzo di massacro mediatico, e ricambia il bacio inumidendo gli occhi, senza accorgersene. Ha voluto essere a Mirabello a tutti i costi. Un segno di normalità, dopo un’estate nella quale dice lui «non ci siamo fatti mancare nulla».

Nulla fa mancare, Fini, alla smodata platea che lo aspetta. Nemmeno l’emozione, congiunta a dosi da cavallo di sarcasmo. «Tante volte ho parlato da qui, ma mai ho avuto nel mio cuore un’emozione così forte», spiega. Mai così forte come, predicando soprattutto a sé di «piantarla con l’utilitarismo, col calcolo del farmacista che ti dice aspetta, fermo, quello è permaloso» dice, aprendo la strada al suo nuovo mondo, che «il Pdl non c’è più», con l’atto «illiberale» che sancisce «la sua estromissione»,che «Futuro e libertà non è una An in sedicesimo, ma è lo spirito autentico» di quel progetto. Non dice che farà un partito suo, non c’è bisogno, sta lanciando la sua opa sul centrodestra, obiettivo molto più alto. Men che meno ha intenzione di fare «ribaltini o ribaltoni», e per ora chiede di sancire «un nuovo patto di legislatura nel quale non ci siano solo Bossi e Berlusconi», ma anche lui, modestamente. Non dice indietro non si torna: dice solo «andiamo avanti», «senza farci intimidire dal metodo Boffo messo in campo da giornali che dovrebbero essere il biglietto da visita del partito dell’amore». Leali al governo, certo, per fare andare avanti la legislatura «entro certe condizioni», ma come un soggetto autonomo, «che possa fare le sue osservazioni entrando nel merito». Di certo, «non ci ritiriamo in convento né ce ne andiamo raminghi in attesa del perdono»: «Perché il Pdl non c’è più ed è contrario alle leggi della fisica poter rientrare in qualche cosa che non c’è». Nell’attesa, naturalmente, «di sapere se il documento del 29 luglio è ancora valido».

Ricostruisce nel dettaglio ogni sua critica passata, Fini, rivendicando il suo diritto al dissenso. Si porta avanti poi un bel pezzo: dice che bisogna cambiare la «vergognosa» legge elettorale reintroducendo almeno le preferenze, invita a «rispolverare la legge anticorruzione», tende una mano all’Udc dando la volata al quoziente familiare. Smonta, poi, del tutto, la logica seguita fin qui sulla giustizia da Berlusconi: lavoriamo a una legge che «tuteli la funzione e il ruolo del capo del governo», «smettendo di affidare quel simpatico dottor Stranamore Ghedini il compito di trovare una fantasiosa soluzione». Dottor Stranamore. Nel nome del «fare ciò che giusto, e non ciò che è utile», del resto, Fini non risparmia granate. Non agli ex aennini che sono rimasti con Berlusconi, quando spiega che «il Pdl è una Forza Italia allargata a qualche colonnello che ha solo cambiato generale». Non a Berlusconi, naturalmente, che oltre ad essere il regista di «quello spettacolo non decoroso di accogliere e genuflettersi a un personaggio» - il leader libico - che non può insegnare nulla sul rispetto verso alle donne e alla persona umana”, tende a confondere il suo ruolo con quello «che in azienda hanno i proprietari», e che «essendo un uomo di spirito avrà capito che noi di futuro e libertà non possiamo essere trattati come clienti della standa che se non cambiano mercato in cui si riforniscono hanno il premio fedeltà».
Non ai «Tg che sembrano una fotocopia dei fogli d’ordine del Pdl». Non alle «campagne paranoiche e patetiche» dei giornali di Berlusconi, rispetto alle quali «sarà la magistratura ad accertare quante calunnie e diffamazioni» sono state perpetrate «per dare vita a una lapidazione islamica».

Per il giornale di Feltri ha le parole più dure: dice che si è trattato di «un atteggiamento infame perché rivolto non a me,a ma alla mia famiglia». Non risparmia una critica nemmeno a Bondi: quando cita «il documento che non ha scritto Berlusconi e che è degno del peggior stalinismo» allude a lui. Gli dà del comunista, l’accusa peggiore che l’abate Sandro possa ricevere. E nemmeno lo chiama per nome.

06 settembre 2010
Fonte: L’Unità

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