La campagna Ecodem per la proroga del bonus fiscale del 55 %

“Non si interrompe una rivoluzione”: con questo slogan prende il via la campagna promossa dagli Ecologisti Democratici per la proroga delle detrazioni fiscali del 55 per cento per le ristrutturazioni edilizie che migliorano l’efficienza energetica.

“Nel mondo è cominciata la rivoluzione delle energie pulite, dell’efficienza energetica, delle tecnologie verdi – afferma il presidente degli Ecodem, Fabrizio Vigni –; anche l’Italia, con le riforme avviate dal precedente governo di centrosinistra, ha cominciato a camminare sulla strada giusta. Grazie alle detrazioni fiscali del 55 per cento per le ristrutturazioni edilizie, in 3 anni 600mila famiglie hanno migliorato l’efficienza energetica della propria abitazione”.

“Sono stati realizzati – continua – lavori per 12 miliardi di euro: una boccata di ossigeno per migliaia di imprese edili e per l’occupazione. Alla fine del 2010, però, questa misura è destinata a morire: fino ad oggi infatti il governo Berlusconi non ne ha previsto la proroga”.

“Noi chiediamo – prosegue Vigni – non solo la proroga degli incentivi, ma che divengano permanenti. Proponiamo anche un piano straordinario per l’efficienza energetica di edifici pubblici, scuole, ospedali, consentendo agli enti locali di fare investimenti in deroga al patto di stabilità, e il rifinanziamento dei programmi di ‘Industria 2015’ dedicati al risparmio energetico ed alle fonti rinnovabili.”

La campagna vedrà impegnati in tutta Italia nelle prossime settimane i circoli degli Ecologisti Democratici, con raccolte di firme e incontri con i cittadini, imprese artigiane, sindacati.

 

Il direttivo nazionale ha deciso di promuovere assieme al Dipartimento Ambiente del Partito Democratico una mobilitazione nazionale per la proroga degli incentivi fiscali (55%) per le ristrutturazioni edilizie che migliorano l’efficienza energetica delle abitazioni.

 

Come sapete, si tratta di una misura varata nel 2006 dall’allora governo di centrosinistra – e da noi proposta – che in questi primi tre anni ha consentito di raggiungere risultati già molto importanti, coinvolgendo circa 600mila famiglie e migliaia di imprese edili, con effetti virtuosi sia dal punto di vista ambientale che da quello economico e occupazionale.

 

Con la fine del 2010, però, questa straordinaria esperienza rischia di finire, perché il governo Berlusconi non ne ha previsto la proroga. Sarebbe una scelta gravissima.

 

In tutto il paese si allarga ogni giorno di più il fronte di quanti chiedono che gli incentivi siano confermati: non solo cittadini e associazioni ambientaliste, ma anche tutte le principali associazioni delle imprese, a cominciare da quelle artigiane. Noi vogliamo essere pienamente protagonisti di questa mobilitazione, insieme al PD, sviluppando una campagna di mobilitazione per chiedere al governo e al parlamento la proroga degli incentivi.

 

Promuoveremo in ogni città dibattiti, incontri con associazioni delle imprese e associazioni ambientaliste, conferenze stampa e comunicati, volantinaggi nei giorni 11, 12, 13 e 14 Novembre

 

 

 Clicca qui per scaricare il volantino dell’iniziativa


Veronesi: fondi per la ricerca? Basta dire no all’acquisto di 5 caccia

 Esiste un modo ’semplice’ per rilanciare istruzione e ricerca, far raddoppiare i posti di lavoro e incentivare lo sviluppo economico. È quello di tagliare, anche solo del 5%, le spese militari. Lo assicura, dati alla mano, il comitato di Science for Peace, voluto dall’oncologo Umberto Veronesi per promuovere la pace e il disarmo nel mondo.

La stima «emerge da uno studio commissionato all’Università Bocconi - spiega lo stesso Veronesi, oggi a Milano per presentare la seconda conferenza mondiale di Science for Peace - da cui si rileva che il Pil europeo, in caso di riduzione degli investimenti militari, diminuirebbe globalmente solo dello 0,027% e che le entrate fiscali non subirebbero una flessione significativa». Tagliare le spese militari del 5%, spiega lo studio Bocconi, permetterebbe di risparmiare più di 4 miliardi di euro da parte dei 27 Paesi Ue (245,8 milioni solo per l’Italia).

Più in generale, aggiunge Francesco Vignacca, coordinatore della rete italiana per il disarmo, «gli studi dimostrano che la spesa militare è uno svantaggio»: se gli stessi fondi fossero impiegati per l’istruzione, o comunque sulle urgenze sociali, «ci sarebbe una crescita dei posti di lavoro e dello sviluppo economico. Quindi disarmo e pace non sono solo ‘giustì per chi ci crede, ma sono anche convenienti: in 10 anni le spese militari mondiali sono cresciute del 50%, da mille miliardi a 1.500 miliardi, e l’industria bellica ha avuto una flessione dei posti di lavoro». Investiti nella società, invece, gli stessi soldi permetterebbero «un raddoppio dei posti di lavoro - conclude l’esperto - e la crescita di 1,5 volte per sviluppo economico in generale».

Fonte:www.unità.it


PD: “L’acqua è di tutti” Proposta di legge sull’acqua pubblica

Proposta di legge sull’acqua pubblica presentata dal Pd sul governo della risorsa idrica e la gestione del servizio idrico integrato. “L’acqua è un bene pubblico e sono beni pubblici anche le strutture del servizio idrico integrato”. Al centro della proposta politica l’istituzione di un’Autorità di regolazione indipendente, l’introduzione di un fondo nazionale per il riequilibrio territoriale e di una tariffa sociale a vantaggio dei nuclei familiari più numerosi e delle fasce meno abbienti.

“Siamo qui perché, testardamente, vogliamo occuparci di questioni reali” così Pier Luigi Bersani ha introdotto la conferenza stampa di presentazione della proposta di legge del Pd sull’acqua pubblica insieme a Dario Franceschini, Anna Finocchiaro e Stella Bianchi. “Il tema ambientale – ha continuato il leader democratico – è tutt’ora troppo trascurato. Per noi è invece una chiave prioritaria soprattutto in relazione alla crisi economica e sociale affinché il Piano Acqua sia uno dei progetti Paese”.
Bersani ha voluto ricordare come la privatizzazione non è la risposta giusta per la razionalizzazione dell’utilizzo dell’acqua. “L’acqua e la salute dell’acqua vanno riconsegnate a Dio così come ce l’ha date” ha concluso Bersani.

“Questa proposta - ha aggiunto il capogruppo al Senato Anna Finocchiaro - nasce nel solco delle iniziative sui beni comuni, senza alcuna estemporaneità e in coerenza con le scelte del Pd. Noi vogliamo cominciare a introdurre l’idea di una gestione federalista delle risorse e questa è anche la nostra impostazione per quel che riguarda i decreti attuativi del federalismo”. La proposta prevede anche un fondo nazionale ”per riequilibrare le risorse in modo che non ci siano diritti di serie A e di serie B in ordine all’accesso all’acqua”.

“Noi traduciamo l’oggetto del referendum – ha dichiarato Franceschini - in una proposta di legge. Del resto l’aspetto prevalente della battaglia referendaria era culturale perché i quesiti referendari sono sempre limitati al merito delle questioni poste. Ora noi vogliamo capire se è possibile che anche qualcuno nella maggioranza si ravveda rispetto al decreto Ronchi”.

I punti del progetto di legge illustrati da Stella Bianchi, responsabile Ambiente del Pd.

La proposta di legge sull’acqua pubblica elaborata dal Partito Democratico nasce da un giudizio profondamente negativo sul decreto Ronchi, che ha imposto la privatizzazione forzata del servizio idrico integrato togliendo agli enti locali e quindi alle comunità ogni potere di decisione. E da un giudizio altrettanto negativo sul decreto Calderoli, che ha successivamente disposto la soppressione degli ATO (assemblee di ambito territoriale ottimale) entro il dicembre 2010, creando un’incertezza che impedisce una corretta ed efficiente gestione del servizio.
Dal successo della raccolta di firme per i referendum per l’acqua pubblica arriva una forte e giusta rivendicazione di tutela dell’acqua pubblica, di garanzia sulle condizioni in cui viene svolto il servizio idrico integrato. Il Partito Democratico è impegnato nella stessa battaglia e propone un disegno di riforma organica del settore che tuteli la risorsa acqua e la garanzia di un servizio di massima qualità per i cittadini a tariffe eque. Il testo che presentiamo oggi sarà poi sottoposto a una consultazione con i nostri iscritti, gli amministratori locali, le associazioni dei consumatori, le associazioni ambientaliste, le parti sociali.

I punti fondamentali della proposta sono:

  • Ribadire che l’acqua è un bene pubblico e sono beni pubblici anche le strutture del servizio idrico integrato;
  • Una gestione industriale del servizio idrico che abbia una dimensione di scala adeguata, utilizzi le migliori tecnologie, e che sia realizzata secondo criteri di efficienza, efficacia ed economicità;
  • Gli amministratori locali, sindaci in primo luogo, riuniti nell’assemblea di ambito territoriale ottimale, hanno il compito di prendere le decisioni fondamentali riguardo al servizio idrico integrato e quindi gli obiettivi di servizio, l’uso della risorsa, gli investimenti, il limite di sostenibilità della tariffa, l’affidamento del servizio idrico;
  • Istituzione di un’Autorità di regolazione indipendente che abbia poteri di verifica dei piani strategici e dei piani d’ambito, che verifichi la congruità delle tariffe, che controlli l’attività dei gestori con poteri di ispezione e di sanzione;
  • Introduzione di una tariffa sociale a vantaggio dei nuclei familiari più numerosi e delle fasce meno abbienti;
  • Istituzione di un fondo nazionale per il riequilibrio territoriale delle dotazioni e delle infrastrutture idriche e per la preservazione della risorsa acqua, a garanzia dell’accesso universale a un servizio di massima qualità secondo criteri di equità e solidarietà;
  • Partecipazione, garanzia e informazione per gli utenti sono tutelate dall’Autorità di regolazione che garantisce a tutti i cittadini la massima trasparenza.

Fonte: www.partitodemocratico.it


Rai, Bersani chiede le dimissioni di Masi

“Masi deve prendere atto che la sua esperienza in Rai è finita”. E’ netta la richiesta contenuta nella dichiarazione che il segretario del Partito Democratico Pier Luigi Bersani, rilascia nel pomeriggio chiedendo che il Parlamento affronti la riforma del servizio pubblico: “Con la lettera di tre consiglieri d’amministrazione della Rai al presidente della Vigilanza, Sergio Zavoli, “il caso Rai” è arrivato a un punto di una gravità inaudita. Siamo davvero al capolinea.
Per ripartire è necessario che l’attuale direttore generale, Mauro Masi, prenda atto che la sua esperienza è finita. E il parlamento si faccia carico da subito di un provvedimento di riforma della governance del servizio
pubblico. Non è più il momento di temporeggiare. Qualsiasi ulteriore ritardo rischia di far precipitare la Rai in una crisi irreversibile. Non vogliamo che un bene collettivo come il servizio pubblico radiotelevisivo sia lasciato andare fuori controllo.
La vicenda della Rai è l’ennesima dimostrazione che questo governo lascia marcire i problemi anziché affrontarli e risolverli”.

LA LETTERA DEI CONSIGLIERI DI OPPOSIZIONE RAI A ZAVOLI.
I consiglieri di amministrazione RAI Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten indicati dal PD e Rodolfo De Laurentiis indicato dall’Udc hannos critto una lettera al presidente della Commissione di Viglanza sul servizi radiotelevisivi, ils enatore democratico Sergio Zavoli:

”Siamo molto preoccupati per lo stato di salute della Rai e la situazione e’ arrivata ad un punto tale che non possiamo limitare solo alla nostra attivita’ in consiglio di amministrazione l’azione di controllo, vigilanza e di denuncia. Il servizio pubblico e’ un patrimonio dell’intero paese e per difenderlo e’ venuto il tempo di rendere tutti consapevoli che rischia una crisi irreversibile”. Inizia cosi’ una lettera inviata dai tre consiglieri Rai di opposizione, Nino Rizzo Nervo, Giorgio Van Straten e Rodolfo De Laurentiis al presidente della Commissione di Vigilanza, Sergio Zavoli. ”Se da un lato - scrivono i consiglieri - assistiamo ad un’invadenza impropria per condizionare i contenuti della programmazione che non ha precedenti, dall’altro gli indicatori economici mettono a forte rischio la stessa continuita’ aziendale, mentre sul tema delle nomine confusione e dilettantismo regnano sovrani determinando a tutti i livelli aziendali incertezza e sconcerto. La rottura delle trattative con i sindacati, l’inedito referendum sul direttore generale deciso dall’Usigrai oltre ad essere un sintomo delle difficolta’ del momento sono il segno della inadeguatezza nel saper gestire anche le relazioni industriali”.
”E’ vero la Rai ha bisogno di una riforma - proseguono i consiglieri - affinche’ la politica resti fuori dalla gestione e l’azienda possa operare come una normale societa’ per azioni regolata soltanto dalle norme del codice civile, ma ha soprattutto bisogno da subito di risposte da parte delle istituzioni competenti sui temi piu’ volte sollevati e, conseguentemente, di una guida in grado di lavorare nell’interesse esclusivo dell’azienda e per rafforzare il suo ruolo di servizio pubblico”.
”Valutiamo, Signor Presidente - si legge ancora nella lettera -, la situazione grave e delicata e per questo riteniamo che sia da parte nostra doveroso informare Lei e la Commissione Parlamentare di vigilanza che ci ha nominato in consiglio di amministrazione”.


Finanziaria-record: il governo approva la legge in 30 minuti

Zero spese, molti interessi. Sono ormai due anni e mezzo che la politica economica (si fa per dire) del Paese si riduce a questa formula: rubinetti chiusi, debito da finanziare. E fioccano tagli su tagli. Nel frattempo in Parlamento è la paralisi. Le leggi di spesa restano tutte sulla carta. Se quelle di iniziativa governativa hanno avuto finora qualche flebile boccata d’ossigeno, grazie ai fondi speciali dei vari ministeri e di Palazzo Chigi, quelle di iniziativa parlamentare sono sostanzialmente spacciate. Nulla di nulla.

Casse vuote

L’immagine delle casse vuote è data dalle prime due tabelle della manovra, la A e la B. La prima è relativa agli accantonamenti per le leggi parlamentari in corso d’anno. I numeri parlano da soli. L’Economia per il 2010 non supera i 200mila euro, spiccioli. Lo Sviluppo economico 10 milioni, gli Esteri 20. Nessuno stanziamento per l’Istruzione e la ricerca, all’Interno ci si ferma a 10 milioni e 800mila. Su tutti svetta la Difesa, per cui si prevede uno stanziamento di 792 milioni, in gran parte già destinati alle missioni all’estero. Già così il quadro è allarmante, ma se si passa alla tabella B si tocca davvero il fondo. In questo caso si tratta di fondi in conto capitale, cioè quelli che davvero servono allo sviluppo. Per il 2010 non c’è una cifra: zero-zero-zero-zero. A questo punto dell’anno anche i fondi ministeriali sono ridotti al lumicino. Per questo Giulio Tremonti chiede a Mariastella Gelmini di attendere: a dicembre vedrà se potrà rastrellare qualcosa per i ricercatori nelle pieghe del bilancio. Oggi è troppo presto. A fornire qualche traccia ieri è stato Maurizio Sacconi. «Le aziende chiedono meno fondi per gli ammortizzatori di quanto avevamo previsto - ha spiegato - siamo al 50%». Come dire: ci sarà qualche residuo da utilizzare altrove. La cultura è ridotta così, con gli avanzi di cassa: e non solo quella.

Da marzo più nulla

L’ultima legge di spesa varata dalle Camere è stato il decreto incentivi del marzo scorso: 300 milioni distribuiti a chi avesse acquistato ciclomotori, cucine, elettrodomestici. Il meccanismo è stato tanto complicato che si è speso addirittura meno di quanto stanziato: sono avanzati circa 120 milioni. L’impegno dello Stato si è fermato qui, in uno degli anni più neri della crisi. Gli ammortizzatori sociali sono stati rifinanziati sostanzialmente spostando voci di spesa da una parte all’altra. C’erano i fas (fondi per le aree sottoutilizzate), oggi c’è la cig. L’anno scorso c’era stato il bonus famiglia, elargito soltanto per un anno, e la carta acquisti per i poveri, anche questa sottoutilizzata. Non è mai stata raggiunta la platea prevista all’inizio.
A questo punto ci si chiede: cosa ha in mente Tremonti? Già da tempo il ministro teorizza che fare politiche espansive serve a poco in un Paese come il nostro. Con la scusa del rischio Grecia, continua a imporre tagli pesantissimi. ieri il titolare del Tesoro ha indicato il percorso che intende seguire. Per ora c’è la «stabilità», cioè il rigore. Da oggi parte lo sviluppo, con una riforma fiscale di là da venire. Il piano per lo sviluppo sarà presentato in Europa. Queste le intenzioni del ministro. Come dire: a Bruxelles voglio portare conti sotto controllo, per avere margini di manovra sulle nuove regole allo studio. «Ho la netta impressione che il ministro voglia chiudere un ciclo di programmazione senza aprirne un altro - commenta Lino Duilio (Pd) - Ferma tutto, blocca le spese, chiude i rubinetti. Il Paese è paralizzato in attesa di una nuova era, che ancora non si vede». La verità è che al tavolo di Bruxelles, dove già da gennaio si comincerà a discutere sui nuovi vincoli di bilancio che tutti i partner dovranno rispettare, l’Italia parte in salita. Il ministro crede di superare gli ostacoli chiudendo la borsa. La verità è che proprio i mancati investimenti aumentano il dislivello: deprimono il Pil e rendono il debito più pesante. Il vero ostacolo da superare a questo punto è proprio Tremonti. E qualche ministro se ne sta accorgendo.

Fonte: www.unità.it


Atenei, sit-in a Montecitorio «Il rinvio del ddl non ci basta»

«Dimissioni, dimissioni»: è l’invocazione che a più riprese si leva da piazza Montecitorio gremita di manifestanti che protestano contro la riforma dell’università targata Gelmini. Sono presenti molti studenti, facenti capo a Unione degli universitari, Link, Uds e «Ingegneria in occupazione» della Sapienza, ricercatori, rappresentanti delle associazioni dei docenti e dei sindacati (molte bandiere Flc-Cgil) oltre che di raggruppamenti politici del centrosinistra anche extraparlamentare.

In prima linea sono stati schierati gli striscioni più eloquenti: «Gelmini dimettiti, la riforma la facciamo noi», «Ghedini difendici tu, siamo noi gli utilizzatori finali dell’università» e ancora l’ormai gettonatissimo «Berlusconi se hai i capelli è solo grazie alla ricerca». Ma la fantasia dei manifestanti non si è fermata agli slogan dei cartelli. Per l’occasione hanno riscritto una novena laica con il refrain «Blocchiamo il ddl» e hanno composto pure un «Ave Gelmini» anch’essa di stretta impronta laica. Nonostante la pioggia i manifestanti per ora non sembrano avere intenzione di abbandonare il presidio.

In piazza con i caschetti gialli da lavoro. I ricercatori della rete 29 aprile sono a Montecitorio con un enorme striscione: «Ricostruiamoci l’Università». «Il casco - spiega Cristina Barbieri, ricercatrice di Pavia - è il nostro nuovo simbolo perchè noi abbiamo delle proposte da fare, noi vogliamo ricostruire l’università, noi vogliamo la riforma ma non questa. Vogliamo essere ascoltati».

14 ottobre 2010
Fonte: ww.unita.it

La Caritas contesta l’Istat «Crescono i poveri in Italia»

Non è vero che l’Italia è meno povera, come gli ultimi dati dell’Istat farebbero pensare, secondo la Caritas italiana e l’istituto Zancan, che hanno presentato oggi il decimo rapporto sulla povertà e l’esclusione sociale nel nostro paese. Il volume, significativamente intitolato ‘In caduta libera’, è stato presentato oggi a Roma alla presenza, tra gli altri, del segretario generale della Cei, mons. Mariano Crociata.

“Secondo l`Istat - spiega il rapporto della Chiesa italiana - lo scorso anno l`incidenza della povertà relativa è stata pari al 10,8% (era 11,3% nel 2008), mentre quella della povertà assoluta risulta del 4,7%. Secondo l`Istat si tratta di dati ’stabili’ rispetto al 2008. In realtà, si tratta di un`illusione ‘ottica’: succede che, visto che tutti stanno peggio, la linea della povertà relativa si è abbassata, passando da 999,67 euro del 2008 a 983,01 euro del 2009 per un nucleo di due persone. Se però aggiornassimo la linea di povertà del 2008 sulla base della variazione dei prezzi tra il 2008 e il 2009, il valore di riferimento non calerebbe, ma al contrario salirebbe a 1.007,67 euro. Con questa operazione di ricalcolo, alzando la linea di povertà relativa di soli 25 euro mensili, circa 223 mila famiglie ridiventano povere relative: sono circa 560 mila persone da sommare a quelle già considerate dall`Istat (cioè 7 milioni e 810 mila poveri) con un risultato ben più amaro rispetto ai dati ufficiali: sarebbero 8 milioni e 370 mila i poveri nel 2009 (+3,7%)”.

La povertà, per il rapporto Caritas-Zancan, si conferma un fenomeno che riguarda soprattutto il Mezzogiorno, le famiglie  numerose, quelle con 3 o più figli (soprattutto se minori), quelle monogenitoriali e coloro che hanno bassi livelli di istruzione. Inoltre, sempre più famiglie, in cui uno o più membri lavorano, sono povere.
Accanto ai poveri ‘ufficiali’, ci sono le persone impoverite che, pur non essendo povere, vivono in una situazione di forte fragilità economica. Sono persone che, soprattutto in questo periodo di crisi, hanno dovuto modificare, in modo anche sostanziale, il proprio tenore di vita, privandosi di una serie di beni e di servizi, precedentemente ritenuti necessari. Il fenomeno è confermato anche da alcuni dati elencati dal rapporto ‘In caduta libera’: nel 2009 il credito al consumo è sceso dell`11%, i prestiti personali hanno registrato un -13% e la cessione del quinto a settembre 2009 ha raggiunto il +8%. Facendo una media di questi indicatori, si può calcolare un 10% in più di poveri, da sommare agli oltre 8 milioni stimati.
Nella vita di tutti i giorni la crisi si traduce in difficoltà a pagare la spesa, il mutuo, le cambiali (+14% nel 2009). Nei primi mesi del 2010 alcuni sostenevano che la crisi economica era in via di superamento, ma ancora oggi il problema appare in tutta la sua gravità, ci presenta le difficoltà delle persone disoccupate, delle famiglie impoverite, di quelle che sanno che prima o dopo finiranno gli ammortizzatori sociali. “Lo sanno le Caritas, i Centri di ascolto, le parrocchie. Gli ammortizzatori sociali non bastano, sono costati nel 2009 ben 18 miliardi di euro, una cifra enorme per un argine utile, ma fragile”.

13 ottobre 2010
Fonte : www.unita.it

Bersani e Vendola: costruiamo l’alternativa e mettiamo in sicurezza la democrazia

Incontro tra il segretario PD e il leader di SeL e presidente della Puglia.

Definire un nuovo assetto del centrosinistra per offrire un alternativa concreta al berlusconismo agli italiani. E’ la premessa dell’incontro di oggi tra Pier Luigi Bersani, segretario del Partito Democratico e Nichi Vendola, leader di Sinistra e Libertà. L’esito? Un ‘patto di consultazione’ che prelude ad un confronto più ampio all’interno dell’opposizione, che vuol tutelare la democrazia anche cambiando la legge elettorale.
Mentre la crisi di quel che rimane della compagine berlusconiana è sempre più evidente, il cantiere è aperto: il segretario democratico ha ribadito che “siamo entrati in una fase pericolosa per la democrazia e che sarebbe utile un governo di transizione per cambiare la legge elettorale e quindi andare rapidamente all’appuntamento elettorale. Dopo di che noi abbiamo il meccanismo delle primarie e chi si candida, si candida”.

Bersani ha anche sottolineato che “i nostri obiettivi fondamentali sono la messa in sicurezza della democrazia e la costruzione di un’alternativa di governo”.
Come ha rilevato Vendola, “da oggi abbiamo il dovere di parlarci per mettere in campo una strategia di salvezza per il Paese. Dobbiamo cercare un punto di unità per dare speranza all’Italia”.

Nei prossimi giorni, come fatto peraltro già all’inizio del suo mandato da segretario del Pd, Bersani incontrerà i vertici degli altri partiti di centrosinistra: “Con l’Idv, con i socialisti, con gli ambientalisti – ha osservato il leader del Pd - abbiamo la responsabilità di dire che non siamo tante pattuglie ma forze di governo che vogliono riorganizzare il campo del centrosinistra”.

12 ottobre 2010

Fonte: www.partitodemocratico.it


Scuola e università in piazza contro la mannaia del governo

 

Macerie: è quel che resta della scuola pubblica dopo i tagli che hanno riportato il numero degli studenti per aula a cifre da dopoguerra, abolito laboratori anche nei professionali e la possibilità di studiare due lingue, cancellato l’informatica e ridotto le ore di italiano. Caschetti gialli in testa, dunque, gli studenti delle superiori saranno oggi in 80 cortei annunciati dall’Uds, nelle strade e nelle piazze di 60 città italiane. Ma non saranno soli. Ci saranno anche gli universitari, perché il disegno di legge del ministro Gelmini, in discussione alla Camera, mina - anziché riformare - le fondamenta dell’università pubblica. l’Unione degli universitari ha lanciato sul sito costruttori di sapere (costruttoridisapere.it) una foto-petizione: 1600 fotografie con caschetto giallo in testa. Anche Roberto Saviano - raccontano gli studenti dell’Udu di Pavia - ha solidarizzato, accettando una maglietta con la scritta «costruttori di sapere», dopo una conferenza sulla lotta alle mafie. Insieme a ragazze e ragazzi che hanno coniato lo slogan «chi apre una scuola chiude una prigione», ci saranno i sindacati e la rete dei ricercatori e dei precari delle università.

Sciopera Unicobas mentre l’indicazione della Flc-Cgil, è di scioperare alla prima ora (all’ultima nei turni pomeridiani o serali). «Saremo in tanti alle manifestazioni studentesche», spiega il segretario Domenico Pantaleo, perché saranno tanti «i precari licenziati, i ricercatori, le rappresentanze delle Rsu». Quella di oggi, secondo il sindacalista, «è solo una prima tappa di una mobilitazione che non deve spegnersi con un unico grande fuoco». Mobilitazione che vedrà un altro momento importante il 14 ottobre (e un altro sciopero di un’ora), quando alla Camera si discuterà il Ddl Gelmini. «Il baratto accettato dai rettori - sostiene Pantaleo - è scandaloso, si sono accontentati di briciole, anzi di promesse vuote». Finanziamenti, superamento della precarietà e diritto allo studio sono gli obiettivi della mobilitazione nelle università. Offerta formativa che «è sempre più povera, particolarmente nel Mezzogiorno» e lavoro per «le migliaia di precari licenziati», gli obiettivi per la scuola. E poi il pericolo che accomuna i diversi gradi: «la privatizzazione del sistema dell’apprendimento, che sta diventando un diritto per pochi». È, sostiene Pantaleo, «un arretramento culturale simboleggiato dalla farsa degli sponsor privati, leghisti a Adro, da supermercato nella provincia Andria Trani Barletta».

IL 14 OTTOBRE
L’assenza di risorse nella riforma dell’università ha avuto, ieri, la prova del nove in commissione cultura alla Camera. Nella discussione alcuni emendamenti delle opposizioni sono stati accolti ma «nulla di sostanziale», precisa Manuela Ghizzoni, capogruppo Pd. L’unico emendamento presentato dalla maggioranza per 1500 concorsi ad associato, «meno di un terzo - sostiene Giovanni Bachelet - del necessario», non ha copertura finanziaria, la commissione bilancio si pronuncerà mercoledì. Riformulato, su indicazione dell’opposizione, l’articolo che avrebbe consentito ai rettori di restare in carica fino a 78 anni, «una vera gerontocrazia», secondo Manuela Ghizzoni.

Il Ddl Gelmini andrà, dunque, alla discussione in Assemblea, immutato nei punti sostanziali del centralismo e del reclutamento dei docenti. La maggioranza (compresa la componente Fli che chiede il ripristino degli scatti di anzianità), chiederà probabilmente alla conferenza dei capigruppo, lunedì, di anticipare la discussione prevista per il 14. Ma, a parte obiezioni di tipo regolamentare, sostiene Manuela Ghizzoni che «è giusto giocare a carte scoperte», sapendo, cioè, «cosa si prevede nella sessione di Bilancio per la riforma universitaria, a cominciare dal maltolto, un miliardo e mezzo di tagli».

08 ottobre 2010

Fonte: http://www.unita.it/news/italia/104383/scuola_e_universit_in_piazza_contro_la_mannaia_del_governo


“Le Marche a tavola. Sicurezza e Qualità alimentare dal campo al consumatore”. Sabato 9 ottobre convegno su miele e propoli.

9 Ottobre 2010
09:00a13:00

 

 

“Le Marche a tavola, sicurezza e qualità alimentare dal campo al consumatore”, progetto ideato e realizzato dal Movimento Difesa del Cittadino Marche, cofinanziato dalla Regione Marche, è finalizzato ad approfondire alcune importanti tematiche legate alla qualità del cibo, alla filiera, alla certificazione dei prodotti e ai controlli effettuati dagli enti preposti.
Il rapporto tra produzione agricola e cibo è di rilevo sempre maggiore nella Regione Marche e il tema della sicurezza alimentare è di stringente attualità viste le frodi alimentari scoperte quotidianamente.

MDC Marche vuole aiutare il consumatore a conoscere meglio le etichette alimentari, ad essere informato sulla tracciabilità dei prodotti, a distinguere le varie tipologie di produzioni agroalimentari, da quelle industriali alle eccellenze qualitative, per fare scelte di consumo consapevole.
Le forze dell’ordine e le istituzioni pubbliche hanno maturato competenze ed esperienze preziose nelle investigazioni e repressioni delle frodi alimentari, ma si debbono evitare dannose quanto inutili sensazioni generalizzate di sfiducia nei controlli preventivi che invece sono molto spesso efficaci.

Il Movimento Difesa del Cittadino delle Marche intende informare con una serie di attività molto articolate. Il progetto prevede, infatti, seminari nelle scuole secondarie di primo grado su tutto il territorio regionale tenuti dal Corpo Forestale dello Stato e dall’ARPAM sulle investigazioni e sulle analisi in tema di sicurezza alimentare; campagne informative tramite opuscoli, stampa, sito internet; una rubrica radiofonica settimanale su emittente regionale in materia di sicurezza alimentare; un bando per premiare le “buone pratiche dell’agroalimentare”, facendo conoscere le pratiche virtuose di produttori, distributori e enti locali.

La parte centrale del progetto sono i tre convegni a tema che si svolgeranno ad Ascoli, Offida e Comunanza.
Il primo appuntamento “I prodotti dell’alveare”, in programma ad Ascoli a Palazzo dei Capitani il 9 ottobre, verte su l’impegno comune di produttori e istituzioni verso il giusto equilibrio nell’utilizzo di prodotti chimici per garantire la sopravvivenza delle api e dell’apicoltura. E’ prevista la presenza dell’Assessore Regionale alla Tutela dei Consumatori Antonio Canzian. Il secondo convegno “Olio ed olive” si svolgerà ad Offida, presso l’Enoteca Regionale, il 6 novembre. L’obiettivo è quello di far conoscere la realtà produttiva locale di olive ed olio e la complessa disciplina che lo regolamenta, in modo da consentire al consumatore di capire le differenze tra i vari tipi di olio in commercio.

Terzo e ultimo convegno a Comunanza l’11 dicembre dove si parlerà di “La Filiera del tartufo. Legislazione e controlli”. In particolare si illustreranno i rischi di adulterazioni e sofisticazioni nella produzione e commercializzazione di salse e i condimenti a base di tartufo.
Tutte le attività del progetto sono realizzate in collaborazione con il Corpo Forestale dello Stato e con l’ARPAM.

Scarica il programma Le_Marche_a_tavola


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