Dalla Tunisia alla Libia, il breve atlante aggiornato delle rivolte tra Nordafrica e Medio oriente
- Data: 25 Feb 2011
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Tutto è cominciato in Algeria e Tunisia con quella che ai primi di gennaio è stata ribattezzata la rivolta del couscous. La fiammata dei prezzi delle materie prime alimentari sui mercati internazionali aveva reso improvvisamente più acuta la crisi dei due paesi nordafricani. Certo, nessuno avrebbe potuto immaginare un effetto domino tale da mettere in crisi alcuni tra i regimi più solidi del mondo arabo, da quello del tunisino Ben Ali a quello del rais egiziano Mubarak.
Né che in Libia la situazione sarebbe degenerata così rapidamente verso un massacro di proporzioni così drammatiche. Eppure così è stato. Anzi. La rivolta si è rapidamente estesa, anche grazie all’uso dei social network come twitter e facebook, fino al Golfo Persico. Ecco cosa è accaduto e sta accadendo in Nord Africa e nel Medio Oriente, a cominciare dalla Tunisia e, a seguire, negli altri paesi.
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24 febbraio 2011
Fonte_www.unita.it
La cultura in rete braccata dalla legge
- Data: 25 Feb 2011
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Da che è nata, Internet oscilla tra due estremi. Il primo la vuole strumento indiscusso di divulgazione della cultura; il secondo suo aguzzino. Le domande che analisti, investitori e semplici fruitori si fanno sono più o meno sempre le stesse. È giusto che ci si scambi musica, film, prodotti culturali senza pagare?
È giusto affidarsi a notizie di cui spesso non viene verificata l’autenticità? Il moltiplicarsi di blogger d’opinione e critica è un bene o solo un rumore di sottofondo che pervade la rete? Per rispondere a queste e ad altre domande si sono riuniti a Roma gli Stati generali del diritto d’autore, in una tavola rotonda dal titolo esemplificativo di “Un diritto d’autore per tutti”.
Punto di partenza della discussione è stata la stesura del regolamento del decreto Romani affidata all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. Un provvedimento parecchio discusso fin dalla sua presentazione, nel dicembre del 2009, per via della volontà di applicare le norme che regolano l’universo televisivo a quello del web.
«Il decreto Romani – ha ha spiegato il senatore Pd Vincenzo Vita – è la madre di questa porcheria, è per questo che noi pensiamo di presentare un disegno di legge che intervenga sulla materia per correggerne le storture». Più equilibrato, ma pur sempre dubbioso e aperto a critiche il commissario dell’Agcom Nicola D’Angelo. «Purtroppo ci sono molti punti deboli nel modo in cui si guarda a questa disciplina – dice – siamo ancorati a impianti teorici vecchi».
Il discorso si accende quando si parla di pirateria. Per Enzo Mazza, presidente della Federazione Industria Musicale Italiana, è una voragine a cui bisogna porre immediatamente rimedio. «Internet non può essere lo strumento con cui distruggere un intero sistema produttivo. Ci sono nuovi investimenti in ballo, e noi abbiamo il dovere di proteggerli», dice. Un modo per farlo, secondo Antonello Busetto, responsabile Affari Istituzionali Confindustria, sarebbe quello di «rendere più sicure le transazioni via internet. Il 50% degli italiani utilizza internet, eppure solo il 20% fa acquisti on line, e questo non perché preferisca la pirateria in assoluto, ma perché non ha ancora abbastanza fiducia nelle transazioni a pagamento».
In definitiva, da parte dei produttori e dei gestori dei servizi si legge un’attenzione ai controlli che non convince i consumatori. Marco Pierani di Altroconsumo giudica ancora «eccessive le restrizioni poste dall’Agcom, così come la possibilità dell’Autorità di chiudere qualsiasi sito anche solo sulla base della presunzione di colpevolezza, senza nessun contraddittorio di fronte a un tribunale, per esempio. Qui ci sono in ballo diritti costituzionalmente rilevanti, la discussione deve ritornare in parlamento».
24 febbraio 2011
Fonte: www.unita.it
Ascoli-Mare a pagamento, il Pd è pronto a bloccare il raccordo autostradale
- Data: 24 Feb 2011
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I democratici hanno già raccolto 8500 firme e andranno avanti con le proteste. Il 5 marzo un’altra giornata sugli svincoli e il 10 interrogheranno il presidente Celani in Consiglio provinciale: «Finora non ha fatto nulla».
SAN BENEDETTO – Il Partito Democratico corregge il tiro. «La sentenza del Tar è importante, ci soddisfa da un lato ma dall’altro non ci lascia tranquilli, il balzello non è ancora scongiurato. La nostra protesta andrà avanti ad oltranza, e se necessario bloccheremo l’Ascoli-Mare».
Dopo la giornata convulsa di ieri caratterizzata da notizie e dichiarazioni in serie fino a tarda serata, i vertici provinciali del Pd hanno deciso di convocare oggi, mercoledì 23 febbraio, una conferenza stampa chiarificatrice dopo il comunicato diffuso nel pomeriggio di ieri.
Riassumendo in breve, il Tar del Lazio ha definitivamente seppellito la precedente intenzione del Governo che aveva applicato una maggiorazione forfettaria ai caselli autostradali che si interconnettono ai raccordi autostradali gestiti dell’Anas, tra cui l’asse viario che collega Ascoli e Porto d’Ascoli. Maggiorazione che è stata in vigore dal 1° luglio al 5 agosto 2010.
Per quanto riguarda il nuovo sistema di pedaggiamento free flow il Tribunale amministrativo ha stabilito che ogni eventuale forma di pedaggio dovrà essere commisurata ai chilometri percorsi. Questo è l’unico appiglio, allo stato attuale delle cose, per poter scongiurare l’istituzione del balzello, se come sembra il sistema stile tutor verrà applicato solo alle uscite dei sette svincoli.
Il Partito Democratico dunque, va avanti nella sua protesta. «Matteoli e Castelli, rispettivamente ministro e viceministro delle Infrastrutture hanno dichiarato che andranno avanti nonostante tutto. Per completare il loro disegno manca solo il decreto che stabilisce l’importo da pagare – ha spiegato Emidio Mandozzi, capogruppo Pd in Provincia – Siamo seriamente preoccupati dall’azione di questo Governo di centrodestra sostenuto dalla nostra Provincia. Il presidente Celani non ha infatti ancora preso alcuna decisione in merito se non chiedere da mesi un incontro a Matteoli. Incontro che ad oggi non è ancora avvenuto.
Il 10 marzo – ha continuato – presenteremo un’interrogazione (CLICCA QUI PER SCARICARLA) in Consiglio prvinciale al presidente, dove gli chiederemo di fare ricorso al Tar e quali provvedimenti ha intenzione di prendere. Naturalmente invitiamo i cittadini a partecipare numerosi alla seduta».
Ma la vera ragione perché da Roma vogliono assolutamente questo pedaggio (sull’Ascoli-Mare ma in tutta Italia, su 1300 km di strade) è che l’Anas, una società di proprietà statale, ha un buco di diversi milioni di euro e senza i soldi dei nuovi pedaggi rischia seriamente il fallimento, ha aggiunto Mandozzi, che facendo un rapido calcolo sulle 25mila auto che transitano di lì giornalmente, ipotizzando un ticket di 1 euro, frutterebbe 9 milioni di euro l’anno.
«Non è possibile che devono essere i cittadini a ripianare i debiti di una società statale» è il grido d’allarme lanciato oltre che da Mandozzi, dal segretario provinciale Antimo Di Francesco e dal sindaco Giovanni Gaspari. Il Piceno, in evidente difficoltà economica, non può permettersi un’altra tassa così pesante e il Partito Democratico mantiene alto il livello di guardia.
Dopo le 8500 firme raccolte in due settimane (l’Idv ha invece ricevuto 4500 cartoline firmate dai cittadini), continuerà il presidio sugli svincoli. Il prossimo 5 marzo dalle 10 alle 13 è prevista un’altra giornata di sensibilizzazione e informazione. Ma non sono escluse proteste eclatanti: «Questo provvedimento deve essere revocato senza se e senza ma, faremo anche dei pullman per andare a manifestare a Roma. – è il monito di Di Francesco – Saremo determinati e compatti, proseguiremo la nostra azione politica ad oltranza. Se servirà invaderemo l’Ascoli-Mare fino a bloccarla».
Il primo cittadino di San Benedetto si unisce ai suoi compagni di partito nelle accuse al centrodestra: «Non c’è nessuna ragione al mondo per cercare di spiegare questo provvedimento ma il fatto che è già la seconda volta che il Tar dà ragione ai cittadini in qualche modo ci conforta. Certo è che la politica non può essere fatta dai tribunali. Questobalzello è la prova della debolezza di questo Governo. Qui sono venuti ministri e sottosegretari. Promesse tante, il risultato è che aumentano le tasse in maniera del tutto iniqua».
di Simone Mozzoni
Fonte: www.ilsegnale.net
Il Tar del Lazio annulla Il Decreto su aumenti Autostrade E Raccordi
- Data: 23 Feb 2011
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“Il Tar del Lazio ha disposto l’annullamento del decreto ministeriale che ha aumentato le tariffe sulle strade che si interconnettono con autostrade e raccordi autostradali in gestione diretta dell’Anas, compreso il Grande Raccordo Anulare di Roma”.
La notizia, riportata poche ore fa dalle maggiori agenzie di stampa italiane e subito ripresa dai quotidiani online, era attesa da molti, compresi i cittadini piceni. Perché il Tribunale amministrativo regionale, annullando il decreto ministeriale sugli aumenti delle nuove tariffe riguardo ai pedaggi sul Gra di Roma, sui raccordi autostradali e tratti stradali in gestione diretta dell’Anas, di fatto annulla anche il rischio dell’introduzione del pedaggio sull’Ascoli-Mare previsto per il prossimo 1° maggio.
Una sentenza che rende merito all’impegno di quanti si sono attivati ed hanno combattuto la battaglia per annullare il balzello, tra cui il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, insieme a diversi sindaci del Lazio ma anche di Firenze, Ferrara e Pescara, nonché della regione Toscana, e del Movimento dei cittadini. In tanti si sono battuti, ma non certo la Provincia di Ascoli, ancora una volta immersa nel suo assordante silenzio. Mentre il Presidente Celani era intento a fare anticamera dal ministro Matteoli, altri percorrevano strade ben più proficue.
La dimostrazione evidente che i cittadini del Piceno si debbono difendere da soli, è il successo della petizione contro l’introduzione del pedaggio - ben 8.500 firme sinora raccolte nel breve volgere di una settimana -, proposta dai Gruppi consiliari del Pd della Provincia e dei Comuni di Ascoli e San Benedetto e con il supporto della Federazione picena.
Secondo i giudici amministrativi è fondato il motivo di ricorso secondo il quale il decreto impugnato “avrebbe individuato caselli o stazioni di esazione collocati in luoghi non direttamente o comunque non necessariamente interconnessi con tratte autostradali per le quali è stato imposto il pagamento di un pedaggio, con conseguente imposizione agli automobilisti di una prestazione patrimoniale aggiuntiva che prescinderebbe dall’utilizzo in concreto del tratto viario interessato dal pedaggio”.
La sentenza del Tar del Lazio rende quindi giustizia rispetto a quella che a tutti gli effetti sarebbe stata l’ennesima iattura che si sarebbe scaricata sul Piceno. Certo, rimane l’amaro in bocca per l’impegno, ancora una volta mancato, da parte di chi amministra la Provincia di Ascoli.
Ascoli Piceno, 22 febbraio 2011
Emidio Mandozzi
Capogruppo Pd
Provincia di Ascoli Piceno
Antimo Di Francesco
Segretario Federazione prov.le Partito Democratico di Ascoli Piceno
Scuola: Contraddittorio e incostituzionale l’emendamento che blocca le graduatorie
- Data: 18 Feb 2011
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Nel milleproroghe, oltre al colpo di mano sulla valutazione, si stabilisce il blocco delle graduatorie dei docenti chiesto dalla Lega. Congelati spostamenti e aggiornamenti fino al 2012. La senatrice Mariangela Bastico spiega perché sarà di nuovo caos nella scuola
L’emendamento approvato in Commissione sul reclutamento del personale docente (n. 1.0.45 testo 3 – primo firmatario Pittoni, Lega Nord) è contraddittorio, irragionevole e incostituzionale. Da un lato, infatti, stabilisce il blocco delle graduatorie fino a settembre 2012, dall’altro fa salvi gli effetti giuridici, quindi, dà doverosamente attuazione alla sentenza n. 41 del 7/2/2011 della Corte Costituzionale: dice, insieme, che le graduatorie sono bloccate e che si devono rifare!
Questa scelta provocherà un insostenibile caos nella gestione del prossimo anno scolastico, suscitando montagne di ricorsi da parte dei tanti, tantissimi che hanno visto lesi i propri diritti.
Su questa vicenda la Gelmini ha già più volte dimostrato una assoluta protervia nel non volere dare attuazione a ripetute sentenze di tribunali amministrativi, fino a giungere al concreto rischio della nomina da parte del TAR di un commissario ad acta che desse attuazione alle sentenze al posto del Ministro stesso. Proprio al fine di evitare il commissariamento è stato approvato il comma 4-ter dell’art. 1 del decreto legge 25/09/2009, n. 134, giudicato incostituzionale dalla Corte.
Con l’introduzione di una norma chiaramente contraddittoria e, quindi, incostituzionale nel “milleproroghe” temo che il Ministro intenda prolungare ulteriormente una situazione di illegittimità, da lei stessa provocata, recuperando tempo fino ai futuri pronunciamenti dei tribunali amministrativi e della Corte Costituzionale.
Una modalità prettamente berlusconiana… che rilancia le questioni di tribunale in tribunale!
Esponenti del centro destra affermano che l’origine di tutto il problema sta in una norma approvata dal governo Prodi; ricostruzione del tutto falsa, dal momento che occulta che la Finanziaria Prodi 2007 intendeva portare gradualemtne ad esaurimento le graduatorie nel quadro di un piano straordinario triennale di 150 mila assunzioni, che avrebbe realmente portato ad uno svuotamento delle stesse attraverso la stabilizzazione di un numero di docenti corrispondente ai posti vacanti.
Tale piano è stato demolito dalla Gelmini, che consegna invece alla scuola i tagli, la mancata stabilizzazione, il blocco delle graduatorie e una sorta di “guerra tra poveri” sulla immissione “in coda o a pettine”.
L’unica via d’uscita da questa situazione, che rischia di travolgere la qualità della scuola pubblica, sta nel recupero del progetto originario: un piano straordinario di stabilizzazione di 61 mila docenti e 38.300 personale Ata in un anno, corrispondente ai posti attualmente vacanti e ai pensionamenti. Questo piano è realizzabile, anche se il governo intende attuare la terza annualità dei tagli stabiliti dalla legge 133/08: il PD ha proposto in un emendamento al milleproroghe il congelamento di questa terza annualità.
Bersani: “Berlusconi l’unico a non preoccuparsi per l’immagine dell’Italia”
- Data: 18 Feb 2011
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Per il leader Pd “è da irresponsabili non prendere atto della situazione, tutto il mondo sta chiedendo un passo indietro a Berlusconi
A dispetto della situazione che lo vede coinvolto e di una posizione che di ora in ora si fa per lui più pesante da sostenere, il premier ostenta tranquillità e dice di poter governare fino alla scadenza naturale della legislatura. A giudizio di Pier Luigi Bersani, segretario del Partito Democratico, “Berlusconi è l’unico al mondo a non preoccuparsi. A chi ha la pazienza e la possibilità di dare un’occhiata ai giornali internazionali, da Taiwan all’America Latina, dagli Stati Uniti all’Europa, apparirà chiaro che l’Italia è in una situazione drammatica dal punto di vista dell’immagine”.
Per il leader dei Democratici, “è da irresponsabili non prendere atto della situazione, su un punto che riguarda l’Italia. Ci sia un po’ più di coraggio da parte delle classi dirigenti. tutto il mondo sta chiedendo un passo indietro a Berlusconi, solo in Italia c’è tanta gente che continua a tacere. Non si tratta ora di prendere il posto dei giudici, ma di prendersi delle responsabilità. Non possiamo andare avanti settimane e mesi così - ha ribadito Bersani - ci sono problemi enormi, un disastro nell’immagine internazionale. Penso quindi dovrebbe esserci un coro di voci che dicano ‘fai un passo indietro’ non può essere solo l’opposizione a farlo”.
Tornando sull’argomento del federalismo e dell’attuale posizionamento della Lega, Berlusconi ha asserito che il Carroccio “tiene attaccata la spina che mantiene in vita il governo Berlusconi. Farò un bel giro al Nord e dirò che è ora di finirla con i pretesti: per mandare avanti il federalismo non è necessario tenere in vita Berlusconi”.
Puntualizzando che il Pd e la Lega “hanno piattaforme diverse, ma noi siamo federalisti prima di loro, garantiamo che il processo federalista andrà avanti a prescindere da Berlusconi”, Bersani ha messo in evidenza che “se la Lega vuole stare con il miliardario, con chi gli ha fatto votare le leggi-cricca per i quattro ladroni di Roma, ci sta perché hanno fatto quella scelta e non perché vogliono il federalismo. Questo glielo diciamo in amicizia e fermezza e andremo a dirlo in giro per il Nord”.
Piuttosto che parlare di candidati a premier per il centrosinistra (“si discuterà al momento giusto su chi possa meglio interpretare questa battaglia, cerchiamo di non mettere il carro davanti ai buoi”) Bersani ha detto che è prioritario “creare una grande alleanza, a partire ovviamente dalle forze di opposizione: una coalizione per ricostruire, per fare riforme repubblicane, per fare un grande patto sociale. Se andremo al voto, e io a questo punto dico di sì, noi abbiamo pronto un proposta di progetto per il Paese”.
Walter Veltroni in Riviera per inaugurare la campagna elettorale del centrosinistra
- Data: 18 Feb 2011
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SAN BENEDETTO – Walter Veltroni torna nella nostra città. Stesso posto, stessa ora ma quasi due anni dopo, l’ex segretario nazionale del Pd si ripresenta a San Benedetto ma questa volta non per parlare della sua ultima fatica letteraria – come successe nell’ottobre del 2009 – bensì per discutere dell’attuale situazione italiana e aprire ufficialmente la campagna elettorale del Partito Democratico.
Lunedì 21 febbraio, a partire dalle ore 18.30, presso il teatro Concordia, Veltroni presenzierà infatti all’incontro dal titolo Fuori dal Novecento. Giusta, aperta, forte: viva l’Italia!
L’arrivo dell’ex sindaco di Roma è stato pubblicamente annunciato questa mattina, 12 febbraio, durante una conferenza stampa, dal coordinatore comunale del Pd Felice Gregori.
«Questo evento – ha commentato Gregori – inaugurerà la campagna elettorale del centrosinistra». Una campagna elettorale singolare in quanto, almeno formalmente, Partito Democratico e soci non hanno ancora un candidato sindaco.
Ma voci di corridoio dicono che Veltroni arriverà in città anche per un altro motivo e cioè quello di fare ricerche sul caso Peci. Una storia, quella di Roberto Peci - l’operaio sambenedettese ucciso dalle Brigate Rosse il 3 agosto del 1981 dopo 53 giorni di prigionia - che il politico-scrittore avrebbe intenzione di inserire all’interno del suo prossimo libro.
Fonte: www.ilsegnale.net
Riforma sanità, il PD propone nomine ASL all’insegna della trasparenza
- Data: 11 Feb 2011
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La sanità pubblica è un valore. Conferenza dei democratici per ribadire le proposte dell’Assemblea Nazionale: la salute deve stare fuori dagli affari ed i partiti fuori dalle nomine.
Legalità e trasparenza per il Pd sono principi da applicare a tutti i settori, inclusa la salute. Purtroppo la malasanità è all’ordine del giorno delle cronache, è una vera e propria emergenza, che va combattuta seguendo due principi cardine, sintetizzata bene per noi democratici in due motti: ‘la salute deve stare fuori dagli affari’ e i ‘partiti fuori dalle nomine’.
Principi contenuti nel documento ‘La salute in tutte le politiche’, che il PD ha discusso e approvato in occasione dell’Assemblea Nazionale che si è svolta a Roma lo scorso 4-5 febbraio (Nello speciale sull’Assemblea Nazionale trovate il testo del documento approvato con le proposte PD sui temi della sanità) realizzato per riaffermare il diritto alla salute, bene inalienabile dell’Italia e dei suoi cittadini. Il testo è stato votato e fa parte dei temi che il Partito Democratico propone come base del suo programma per la riforma dell’Italia.
Concetti ribaditi da Roberta Agostini, componente della segreteria nazionale con delega per la salute, Giuseppe Fioroni, responsabile Forum Welfare, Paolo Fontanelli, responsabile Sanità nel forum Welfare del PD, Margherita Miotto, capogruppo in Commissione Affari Sociali alla Camera dei deputati, l’onorevole Fiorenza Bassoli, capogruppo Commissione Sanità del Senato.
La sanità, che deve restare pubblica, va riformata. Anche per questo il Partito Democratico ha illustrato un documento di proposte ed ha richiesto maggiore trasparenza, soprattutto nelle nomine dirigenziali che riguardano questo settore. Si legge nel documento programmatico del Pd: “Affermare la legalità e la trasparenza in sanità non è solo una questione morale. Senza legalità e trasparenza non ci può essere efficienza, qualità, vera attenzione ai bisogni. E di trasparenza si deve parlare anche quando si parla di nomine, sia dei manager che dei primari”.
“Senza legalità e trasparenza i medici, gli infermieri, gli stessi direttori generali di Asl e ospedali avranno le mani legate da accordi sottobanco e da interessi che con la tutela della salute dei cittadini non hanno nulla a che fare”.
Per il Pd, “occorrono nuovi meccanismi di selezione della classe dirigente del Servizio sanitario nazionale trasparenti e verificabili. Per farlo devono essere ridefiniti i requisiti professionali, i criteri e le procedure delle scelte dei direttori generali di Asl e ospedali e dei primari, attraverso chiari percorsi di selezione basati esclusivamente sul merito”.
Altri argomenti trattati nel documento sulla sanità sono il rilancio degli investimenti, verifica della qualità e alleanza con gli operatori, non autosufficienza, salute della donna, lotta al dolore. E soprattutto è stato ribadito il concetto che il servizio sanitario nazionale italiano deve essere un caposaldo della nostra democrazia.
Fonte: http://beta.partitodemocratico.it
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