Atenei: borse di studio trasformate in chimere
- Data: 30 Set 2011
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Si chiamano borse di studio. Dovrebbero servire a cancellare, in partenza, le disuguaglianze tra chi vuole studiare e se lo può permettere e chi altrimenti non ha i soldi per continuare gli studi. Questa è la teoria. La pratica invece fa i conti con le risorse sempre più esigue che vengono destinate per il diritto allo studio. E con ritardi, che scaricano il problema sulla spalle degli studenti.
In Veneto, 4mila universitari aspettano ancora di ricevere la borsa di studio per l’anno passato. E, a questo punto, nonostante le proteste, è quasi certo che non la riceveranno più. «Quanti di loro abbandoneranno gli studi?», si domanda Leone Cimetta, coordinatore dell’Unione degli universitari di Padova. L’ateneo che vanta il maggior numero di studenti. E di esclusi. Su 5.405 aventi diritto, gli esclusi sono 2.256, mentre solo il 58,3% (3.149) ad oggi ha ricevuto la borsa. Gli studenti hanno protestato, manifestato, bussato a tutte le porte. «I soldi non ci sono e comunque non possiamo spenderli», si sono sentiti rispondere gli universitari veneti dalla giunta Zaia, che proprio come uno scolaro impreparato in questi mesi se le è inventate di tutti i colori. Anche il Patto di stabilità ha invocato.
Nel Lazio, funziona diversamente. Le borse di studio vengono pagate a rate. Come le automobili. Ma anche qui: 11mila studenti aspettano ancora l’ultima rata dell’anno passato. La giunta Polverini ha promesso che entro i primi di ottobre spiegherà che fine hanno fatto i soldi. «Ma noi abbiamo già convocato una assemblea per il 4 ottobre perché abbiamo fondati timori che quelle borse non ci verranno mai pagate», spiega Elena Monticelli, la studentessa ricevuta dal presidente della Repubblica lo scorso dicembre, insieme a una delegazione di universitari.
Si capisce che il ministero tardi a pubblicare i dati sul diritto allo studio relativi all’anno accademico appena trascorso. Su 180mila studenti che avrebbero avuto diritto, i soldi sono bastati solo per 150mila. E gli altri 30mila? «Da noi a Padova abbiamo organizzato degli sportelli - racconta Leone - per informare gli studenti, molti ancora non hanno ben chiara la situazione, pensano che, magari si tratta di tirare un po’ la cinghia, ma la borsa di studio prima o poi arriverà». E invece? «Invece probabilmente il prossimo anno sarà anche peggio».
In effetti, fin qui - spiega Federica Laudisa, responsabile dell’osservatorio regionale per il Piemonte - gli effetti della riduzione dei fondi sono stati attenuati da una perenne sfasatura tra soldi stanziati e soldi erogati. Per cui, di fatto, gli enti per il diritto allo studio hanno finito di spendere i 246,5 milioni stanziati per l’anno 2009-10 pagando la prima tranche di borse del 2010-2011. E solo nel 2011 hanno iniziato a fare i conti con la riduzione dei fondi: più che dimezzati già nel 2010-2011, 97 milioni di euro. Per il prossimo anno, 2012-13, la cifra scritta nel bilancio dello stato è di 26 milioni. Mentre quella per il 2011-12 che deve ancora essere ripartita è risalita a quota 101 milioni dopo un lungo braccio di ferro.
Basteranno a coprire almeno un numero di borse di studio pari all’anno precedente? In teoria, la cifra è di poco superiore a quella dell’anno precedente. E però non è così che funziona. Perché il fondo statale garantisce solo una parte delle risorse necessarie. Il resto è coperto, in parte dalla tassa regionale, in parte sono risorse che le Regioni individuano nel loro bilancio. Prendiamo due Regioni virtuose come il Piemonte o la Toscana, che sono riuscite fino allo scorso anno a non escludere nessuno degli aventi diritto, che erano poco più di 11mila per la Toscana, poco meno per il Piemonte. Dei 53 milioni che sono serviti a pagare tutte le borse di studio per gli atenei toscani, solo 7 li ha messi lo stato, mentre 34 sono i milioni stanziati dalla Regione e altri 12 derivano dalla tassa regionale. Nel Piemonte (dati 2009/10) il fondo statale era di 37,9 milioni (38%), le tasse 34,2 milioni, ma per garantire a tutti la borsa la Regione ha dovuto comunque stanziare 27,9 milioni (28% del totale).
Ce la faranno quest’anno Regioni virtuose e no, con i tagli ai trasferimenti previsti dal governo, a coprire i buchi lasciati scoperti dagli stanziamenti statali? Oppure saranno costrette ad aumentare le tasse? La tassa toscana lo scorso anno era tra le più basse (98 euro). Nel Lazio, la tassa era di 118 euro e copriva da sola il 35% delle entrate (34,9 milioni), contro i 44,9 milioni che derivavano dal fondo statale e appena 20 milioni di risorse regionali. E però già quest’anno ci sono quegli 11mila studenti che attendono.
Fonte;www.unita.it
Scommettiamo su una politica sana, diversa da Berlusconi
- Data: 30 Set 2011
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Rosy Bindi con un botta e risposta con i ragazzi riuniti a Cortona conclude i lavori della quarta edizione della Scuola Politica del PD, parlando di ricambio generazionale, primarie, welfare, limite dei mandati parlamentari. “Donne e uomini a servizio della comunità”
E’ Rosy Bindi, Presidente dell’Assemblea nazionale del PD, a chiudere i lavori della Scuola Politica del Partito Democratico a Cortona, organizzata dalla responsabile Formazione della Segreteria nazionale del Pd, Annamaria Parente. La Scuola, giunta alla sua quarta edizione, si è confermata un appuntamento importante e di grande spessore formativo, per le nuove generazioni di giovani (oltre 200 i partecipanti da tutta Italia) che si affacciano alla politica.
La Presidente ha iniziato il suo intervento, sottolineando l’importanza che ci sia una Scuola di Politica all’interno del PD, perché l’investimento sui giovani è l’unica garanzia di crescita negli anni a seguire. Inoltre, proprio ai giovani sarà affidato il compito di unire le diverse anime del partito, quando ci sarà una classe dirigente “di nativi del PD”, come ha evidenziato anche il Segretario Pier Luigi Bersani.
Bindi piuttosto che esporre una relazione precostruita, ha preferito rispondere alle domande che i giovani della platea le hanno posto, per meglio interpretare i dubbi e le problematiche che li coinvolgono.
Il primo tema emerso è stato quello del rinnovamento della classe dirigente all’interno del PD. E Bindi ci ha tenuto a sottolineare che questo deve essere un tema sereno da trattare, non un oggetto di contrattazione, di scontro, di pretesto, perché il ricambio generazionale è una scelta già fatta e in parte compiuta dal PD. Nessuno vuole frenare questa tendenza, ha detto, piuttosto occorre capire come accelerare il percorso, anche se già tanti segretari di circolo e neoletti a livello locale sono giovani, così come la segreteria nazionale.
Bindi ha individuato nelle prossime elezioni politiche, che appaiono sempre più imminenti ( e qui ha detto di ritenere credibile il vaticinio di Bossi di un ritorno alle urne nella primavera 2012 ndr), un luogo ideale per attuare il ricambio generazionale nella stragrande maggioranza delle candidature. Ma riguardo alla selezione delle candidature, ha voluto ribadire che se sarà affidata esclusivamente alle primarie, non è detto che un giovane, o una donna, o una giovane donna, abbiamo abbastanza forza per vincere e poi governare. Secondo Bindi infatti, bisognerebbe investire proprio sulle donne e sui giovani, in particolar modo in alcune parti del Paese, soprattutto al sud, dove il PD ha in programma di organizzare una scuola permanente per 2000 giovani a partire dall’autunno.
Attenzione però a non scadere nel tecnicismo e nella burocrazia con un limite senza deroghe ai due mandati parlamentari per gli eletti. A sostegno della norma ora nel nostro Statuto (deroga pari al 10% degli eletti nelle elezioni precedenti) ha portato ad esempio nomi illustri della politica italiana, divenuti sempre più validi nei decenni in Parlamento: Berlinguer, Moro, Jotti, Anselmi e Napolitano.
E con questi esempi di rettitudine e capacità, Bindi ha ribadito che la politica richiede comunque grande professionalità e attitudine, che non si possono improvvisare. “Non abbiamo solo bisogno di una nuova classe dirigente, ha aggiunto, ma di dirigenti che siano all’altezza del tempo in cui governano. Per questo è necessario un grande investimento di qualità, come questa Scuola rappresenta”.
Alla luce di queste considerazioni non ha mancato però di dichiararsi contraria al “professionismo della politica”, cui si può sfuggire aprendosi di più verso la società civile. “Se decidiamo di investire su persone che hanno meno di 30 anni, mi piacerebbe però che avessero una professione e un mestiere avviati. In questo modo si possono creare ottimi dirigenti, come avveniva nella DC e nel PCI”.. Ma non ci sarà alternativa valida, ha tenuto a sottolineare, se chi ha impiegato passione nella politica, per arrivare a questo punto, non rappresenterà il perno di tutto questo importante cambiamento e rinnovamento.
Bindi è poi entrata nel vivo del dibattito politico attuale, parlando del ruolo che dovrà assumere il PD per interpretare al meglio la società, sempre prendendo spunto dagli imput lanciati dai giovani studenti. Grandi culture si sono incontrate e per questo bisogna conciliare differenti esigenze, attingendo dalle esperienze migliori. E per svolgere al meglio il ruolo che siamo chiamati a ricoprire, abbiamo bisogno di tante competenze diverse all’interno del Partito, per rieducare gli italiani dai vizi che hanno coltivato in questi anni, anche con l’ausilio di una parte della politica italiana controllata da Berlusconi.
In sostanza, il PD vuole unire in democrazia, ovvero nella società, nella politica e nel Partito, mentre gli altri separano, puntando sull’individualismo. Il mondo non si salverà se non affrontiamo seriamente il tema della democrazia, ricordando però che in politica non si impongono i cambiamenti, bisogna ottenere un consenso democratico. C’è da compiere un lavoro enorme in questo senso, ha sottolineato Bindi, il PD ha il compito di aggregare le cause che ci hanno portato alla crisi, capirle e superarle. Perché la politica negli ultimi tempi è rimasta prigioniera di se stessa, non ha cercato gli strumenti per interpretare il cambiamento.
L’esponente democratica si è rivolta ai giovani della Scuola, con la massima onestà politica che la caratterizza, facendo autocritica rispetto ad un atteggiamento “di timidezza intellettuale” della classe politica di centrosinistra negli anni bui del berlusconismo. Sono figlia delle scelte e dei grandi cambiamenti degli anni 70, ha raccontato, anni in cui la politica una risposta l’ha trovata. Periodo di grandi riforme: dal servizio sanitario nazionale, alla chiusura dei manicomi, dalla stesura dello statuto dei lavoratori e dell’impalcatura del sistema previdenziale. “Non saremmo arrivati fino ad oggi senza quella impostazione. Per questo, dobbiamo portare a testa alta le nostre idee, perché la crisi è figlia di una destra andata avanti con l’esaltazione del singolo, non della collettività ma la crisi, è anche figlia di una timidezza delle culture alternative.
Se noi torniamo al governo, lo faremo con un programma che perfezioneremo nei prossimi mesi, ma il cui impianto è già elaborato nelle nostre proposte e che sarà nel segno del cambiamento e delle riforme istituzionali: il conflitto di interesse, la riforma dell’informazione, quella fiscale e del welfare. Non voglio più sentire che è cosa bella affrontare una manovra economica correttiva in 5 minuti - ha esortato - il Parlamento deve funzionare, ci deve essere un confronto costruttivo tra maggioranza e opposizione. Questa volta però i tempi ci impongono più coraggio”. Ad esempio ha citato il conflitto di interessi: legge non fatta dal centrosinistra e che va messa subito in cantiere perché anche se se ne va Berlusconi potrebbe esserci un rischio di intrecci tra potere e interessi identico se non peggiore.Se diciamo al Paese dove vogliamo condurlo, sicuramente capirà e ci seguirà.
La crisi economica ci deve far riscoprire i valori dell’equità, giustizia e solidarietà, non per tamponare il contingente ma per costruire il futuro, investendo sui patrimoni rimasti inespressi nel nostro Paese: i giovani, le donne il Mezzogiorno. Il problema del Sud in particolare è la debolezza delle sue strutture sociali, nella quale la politica anche quella buona ci ha marciato, ed una società debole si sa, è merce di scambio. L’antipolitica la vinceremo così, perché Berlusconi non andrà via gratis e il prezzo più grande che ci farà pagare è la delegittimazione di tutta la politica.
Dobbiamo scommettere sulla politica sana, fatta da donne e uomini a servizio della comunità. Se questa è la consegna che ci diamo avremo una crescita che non è solo economica ma anche civile e morale.
Istat: è allarme giovani quasi uno su tre disoccupato
- Data: 30 Set 2011
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Ad agosto 2011 gli occupati erano 23.003.000 in aumento dello 0,1% rispetto a luglio. La crescita, precisa l’ Istat, riguarda la sola componente maschile (+0,2% su luglio, +0,9% su agosto 2010). Il tasso di occupazione complessivo si attesta al 57% in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto a luglio e di 0,3 punti percentuali rispetto ad agosto 2010. Per la disoccupazione, in calo di 36mila unità rispetto a luglio la flessione riguarda sia la componente maschile che quella femminile. Gli inattivi tra i 15 e i 64 anni non registrano variazioni rispetto a luglio e il tasso di inattività rimane stabile al 38%. La disoccupazione maschile diminuisce del 2,1% rispetto al mese precedente e dell’8% nei 12 mesi mentre il numero di donne disoccupate diminuisce dell’1,5% rispetto a luglio ma aumenta dello 0,6% su base annua. I disoccupati maschi diminuiscono di 22mila unità rispetto a luglio e di 88mila unità rispetto ad agosto, mentre per le donne c’è un calo di 14mila disoccupate rispetto a luglio e un aumento di 6mila rispetto ad agosto 2010.
L’ Istat sottolinea comunque che nonostante il calo della disoccupazione si rafforza quella di lunga durata, ovvero di coloro che cercano lavoro da oltre un anno. Nel secondo trimestre 2009 la disoccupazione di lunga durata era pari al 52,9% del totale dei disoccupati, il dato più alto degli ultimi 18 anni. Il tasso di disoccupazione giovanile diminuisce nel secondo trimestre dal 27,9 al 27,4% ma per le giovani donne del sud il tasso resta molto più alto con un 44% che risulta il dato più elevato dal secondo trimestre 2004. Nonostante l’aumento dell’occupazione complessiva gli occupati a tempo pieno diminuiscono su base annua (-0,2% pari a 32mila unità), mentre aumentano quelli a tempo parziale (+3,4% pari a 119mila unità), ma si tratta - afferma l’ Istat - «ancora una volta di part time involontario». In confronto al recente passo la riduzione dei lavoratori con contratto a tempo indeterminato è più contenuta (-0,1 pari a 19mila unità) mentre continua a crescere il numero dei dipendenti a termine (+6,8% pari a 149mila unità) in gran parte nell’industria in senso stretto. Continua a crescere la popolazione inattiva. Il tasso di inattività si porta al 37,9%, quattro decimi di punto in più rispetto all’anno prima. Secondo l’ Istat oltre all’effetto scoraggiamento la decisione di non cercare lavoro è legata a motivi di studio per la componente più giovane della popolazione e a motivi familiari soprattutto per le donne.
Fonte:www.uinta.it
Democrazia ed etica, incontro con i vertici del Pd
- Data: 30 Set 2011
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| 1 Ottobre 2011 | ||
| 10:30 | a | 13:30 |
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Sabato 1 ottobre, ore 10,30
Sala dei Savi, Palazzo dei Capitani
Piazza del Popolo, Ascoli Piceno
Incontro dibattito sul tema:
“DEMOCRAZIA, ETICA, FORMAZIONE POLITICA”
Interverranno:
on. Pierluigi Castagnetti Pres. Giunta per Autorizzazioni Camera dei Deputati
on. Cesare Damiano Capogr. PD Comm. Lavoro Camera dei Deputati
sen. Palmiro Ucchielli Segretario Regionale PD
Antimo Di Francesco Segretario Federazione PD
On. Luciano Agostini Responsabile nazionale per la pesca del PD
Vittoria Minola Presidente Assemblea Provinciale PD
Antonio Canzian Assessore Regione Marche
Paolo Perazzoli Consigliere Regionale
Emidio Mandozzi Capogruppo PD Provincia
Pietro Colonnella Respons. Naz.Organizzazione Ass. Lavoro & Welfare
Francesco Ameli Segretario Provinciale Giovani Democratici
Giuseppe Pizi Segretario Unione Comunale PD
PD Federazione di Ascoli P. e Gruppo Consiliare della Provincia di Ascoli P. in collaborazione con l’Associazione Lavoro & Welfare e Giovani Democratici
La Provincia costretta ad aggiustare il bilancio: 700 mila euro finiscono in “freezer”
- Data: 30 Set 2011
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Il Partito Democratico provinciale con Di Francesco, Mandozzi e Travaglini denuncia il comatoso” stato dei conti dell’amministrazione Celani. Tra i mancati incassi: le multe e la tassa sui pozzi che erano stati iscritti nel documento approvato in aprile.
ASCOLI PICENO – «Una gestione politica dilettantesca, una giunta inadempiente che versa ormai in una condizione di ingovernabilità». Il Partito Democratico spara ancora una volta a zero sull’amministrazione Celani e questa volta porta le prove di quanto afferma in vista dell’imminente approvazione del riequilibrio di bilancio della Provincia di Ascoli Piceno.
L’atto deliberativo fa seguito all’approvazione del bilancio di previsione avvenuta in colpevole ritardo – secondo i democratici – nell’aprile scorso e una copia del documento verrà sottoposta al Prefetto all’inizio della prossima settimana.
«I conti non tornano – affermano in coro il segretario Antimo Di Francesco, il capogruppo Emidio Mandozzi e il consigliere Luigi Travaglini – perché a distanza di 5 mesi quei valori si sono rivelati completamenti sballati».
Secondo loro i fattori di forte criticità sono rappresentati da un impianto finanziario dagli equilibri precari e, cosa ancor più grave, dal fatto che non c’è stata l’unanimità nell’approvazione del documento. Un membro del collegio dei revisori dei conti (Guido Renzi) non ha espresso parere favorevole mentre il dirigente del Servizio Economico Finanziario Eros Nunzio Libetti ha dato il suo assenso ma con un’importante prescrizione: il “congelamento” della spesa corrente per ben 700 mila euro.
Un blocco che andrà a pesare sulle spese correnti rispetto alle quali non vi sono contratti o convenzioni da onorare e che colpirà soprattutto i settori del Sociale e della Cultura. Le voci più consistenti sono: il controllo degli impianti termici (190 mila euro), il fondo di garanzia per piccole e medie imprese (100 mila), contributi alle università picene (85 mila) e iniziative in campo culturale (58 mila).
La Provincia in pratica ha dovuto aggiustare il tiro perché si sono registrate minori entrate per 1 milione e 800 mila euro, tra cui i mancati proventi per le sanzioni per violazioni del codice della strada che in teoria dovevano provenire dagli autovelox e per lo smaltimento dei rifiuti e del recupero dei canoni non corrisposti per l’utilizzo delle acque pubbliche.
La causa, secondo quanto scritto nell’atto deliberativo sottoscritto ieri, mercoledì 28 settembre, è principalmente da ricercare nella perdurante crisi economica ma a Palazzo San Filippo di certo non sono stati buoni “veggenti”. Con gli autovelox la Provincia pensava di incassare quasi due milioni di euro, poi ridotti a 1 e infine a 500 mila euro. A oggi, quando mancano tre mesi alla fine dell’anno sono stati incassati solo 12 mila euro e senza l’autorizzazione del Prefetto. Per lo smaltimento rifiuti servono in poco tempo più di 500 mila euro e in cassa ce ne sono appena 50 mila; stesso discorso per la “tassa sui pozzi”: la Provincia ritiene di poter attivare il recupero coattivo dei crediti attraverso Equitalia.
«Tutte cose che noi avevamo denunciato per tempo – asserisce Di Francesco – e ora ci troviamo nello stato in cui l’approvazione di questo documento mette a serio rischio gli equilibri del bilancio. Questa giunta si sta caratterizzando per una totale assenza di programmazione e incapacità di predisporre misure per lo sviluppo. Così il territorio sta perdendo competitività e identità». Il pericolo è che per il prossimo anno se i buchi non saranno coperti dovranno essere ascritti sotto la voce “debiti fuori bilancio” con pesanti ripercussioni sull’ente.
Ma il principale partito di opposizione in consiglio provinciale da un lato vuole denunciare con forza l’immobilismo della maggioranza di centro ma dall’altro lancia alcune proposte per cercare di salvare il salvabile: la razionalizzazione della spesa corrente del 20% tagliando le spese superflue come gli incarichi di progettazione e i costi di rappresentanza; l’accorpamento degli assessorati di Cultura, Sport e Turismo e l’istituzione di un fondo di solidarietà per chi è senza lavoro.
Fonte: www.ilsegnale.net
Prima festa Ecodem Marche:16-18 settembre presso l’Oasi “La Valle” di Spinetoli
- Data: 15 Set 2011
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| 16 Settembre 2011 17:30 | a | 18 Settembre 2011 00:00 |
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L’associazione ECOLOGISTI DEMOCRATICI della Provincia di Ascoli Piceno in collaborazione con il Circolo PD di Spinetoli e l’associazione LAVORO&WELFARE organizza a Pagliare del Tonto presso l’oasi LA VALLE
1a FESTA ECODEM MARCHE
Programma
VENEDI 16 Settembre ore 17,30
Convegno su
AMBIENTE E FUTURO SOSTENIBILE
verso una economia ecologica ed equa
relazioni di
Maria Grazia ORTORE segreteria ECODEM Provinciale
Nadia D’ANGELO Insegnante
Fulvio MARIOTTI Presidente Ascoli Servizi Comunali
Bruno MASSI già Sindaco di Serra de’ Conti
Pietro COLONNELLA LAVORO&WELFARE
Interventi
Angelo CANALA Sindaco di Spinetoli
Luigino FELICIONI Segretario PD Spinetoli
Luigino QUARCHIONI Segretario Marche ECODEM
Conclude
Massimo PINTUS Direttore Nazionale ECODEM
Coordina
Giampiero GIORGI Segretario Provinciale ECODEM
Sabato 17 e Domenica 18 Settembre
Festa Democratica del Circolo PD di Spinetoli
La ricetta di Mandozzi contro i tagli agli enti locali: «Potenziamo la nostra Unione del Comuni»
- Data: 1 Set 2011
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«L’Unione - sottolinea il capogruppo provinciale del Pd - dovrebbe avere il coraggio e la lungimiranza, anche e soprattutto politica, di allargare i propri orizzonti e confini anche ad altri Comuni, penso ad esempio a Folignano, Maltignano, Monsampolo e Monteprandone»
ASCOLI PICENO – La manovra del Governo continua a tenere banco. Sulla stampa nazionale si susseguono notizie, ormai giornalmente, su ritocchi a quello che dovrebbe essere un provvedimento lacrime e sangue che salverà lo Stato italiano dal baratro del fallimento.
Uno dei tagli che appare assodato è quello che riguarderà gli enti locali. Se ciò dovesse essere confermato molti comuni del Piceno rischierebbero. A tal proposito il capogruppo del Pd in provincia Emidio Mandozzi prova a dettare una soluzione, suo vecchio pallino politico, che permetterebbe di salvaguardare gli enti locali nostrani.
«La manovra finanziaria, attraverso i tagli, vuole ridisegnare i confini ed i servizi delle autonomie locali. – si legge nella nota stampa di Mandozzi - Una risposta concreta la si può dare attraverso l’Unione dei Comuni della Vallata, una realtà già oggi di oltre 30mila abitanti, ovvero la terza città della provincia di Ascoli, da tramutare in un nuovo ente locale, peraltro previsto dalla legge».
«L’Unione dei Comuni – sottolinea ancora Mandozzi – dovrebbe avere il coraggio e la lungimiranza, anche e soprattutto politica, di allargare i propri orizzonti e confini anche ad altri Comuni, penso ad esempio a Folignano, Maltignano, Monsampolo e Monteprandone, dando vita ad una vera città-territorio di 60 mila abitanti, in grado di porre in essere valide politiche sociali, urbanistiche ed in grado, a mio avviso, anche di dare un calcio alla crisi economica che sta dilaniando il Piceno, attraverso l’introduzione di economie di scala che farebbero ridurre i costi della politica e financo degli enti locali».
La prima cosa da fare, quindi, sarebbe quella di allargare la partecipazione all’ente anche ad altri comuni. «Inutile infatti nascondersi dietro ad un dito: – prosegue il capogruppo del Pd Emidio Mandozzi – gli enti locali sono chiamati a una razionalizzazione delle risorse e a tagli notevoli da una politica economica del Governo che, nella sua evanescenza, rischia di fare molti danni al tessuto sociale dei nostri Comuni, che se vorranno continuare ad erogare servizi ai cittadini dovranno giocoforza aumentare le tasse. Io ne sono convinto, – conclude Mandozzi – così come, e ne sono molto felice, mi sembrano convinti diversi sindaci, ad iniziare da Castel di Lama ed Offida, con Patrizia Rossini e Valerio Lucciarini che lungimiranti lo sono da tempo».
Ma la manovra genera anche altre discussioni e prese di posizione. Per esempio in merito allo sciopero generale contro i tagli iniqui e offensivi per i lavoratori e le famiglie indetto per martedì 6 settembre dalla CGIL. La segreteria nazionale del Pd ha espresso la sua contrarietà a tale sciopero ma l’onorevole Luciano Agostini ha tenuto a precisare la sua personale posizione. «Sono d’accordo con lo sciopero promosso dalla Cgil per il sei settembre – dichiara l’onorevole – e parteciperò alle manifestazione organizzate dalla stessa nelle Marche. La manovra del governo ha dell’incredibile dal punto di vista dei tagli allo stato sociale».
«Anche le pensioni che fino a pochi giorni fa erano considerate un diritto inviolabile, – spiega l’esponente del Partito Democratico – sono state attaccate da questo governo di destra. Un ulteriore attacco metterebbe in discussione l’intero sistema di welfare conquistato nel secolo precedente. Lo stesso provvedimento contro i lavoratori teso a dividere piuttosto che unire, muove nella direzione opposta a ciò che si dovrebbe fare in un simile momento di difficoltà per il Paese».
«Allo stesso modo mi sembrano fuori luogo – continua l’onorevole Agostini – alcune dichiarazioni di esponenti nazionali del centro sinistra e del Pd che in questi giorni dinanzi ai provvedimenti del governo Berlusconi dibattono sull’utilità o la non utilità dell’autonoma iniziativa promossa dalla Cgil».
Fonte: ww.ilsegnale.net
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