- Aggiornato al: 30 Set 2011
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Istat: è allarme giovani quasi uno su tre disoccupato
Ad agosto 2011 gli occupati erano 23.003.000 in aumento dello 0,1% rispetto a luglio. La crescita, precisa l’ Istat, riguarda la sola componente maschile (+0,2% su luglio, +0,9% su agosto 2010). Il tasso di occupazione complessivo si attesta al 57% in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto a luglio e di 0,3 punti percentuali rispetto ad agosto 2010. Per la disoccupazione, in calo di 36mila unità rispetto a luglio la flessione riguarda sia la componente maschile che quella femminile. Gli inattivi tra i 15 e i 64 anni non registrano variazioni rispetto a luglio e il tasso di inattività rimane stabile al 38%. La disoccupazione maschile diminuisce del 2,1% rispetto al mese precedente e dell’8% nei 12 mesi mentre il numero di donne disoccupate diminuisce dell’1,5% rispetto a luglio ma aumenta dello 0,6% su base annua. I disoccupati maschi diminuiscono di 22mila unità rispetto a luglio e di 88mila unità rispetto ad agosto, mentre per le donne c’è un calo di 14mila disoccupate rispetto a luglio e un aumento di 6mila rispetto ad agosto 2010.
L’ Istat sottolinea comunque che nonostante il calo della disoccupazione si rafforza quella di lunga durata, ovvero di coloro che cercano lavoro da oltre un anno. Nel secondo trimestre 2009 la disoccupazione di lunga durata era pari al 52,9% del totale dei disoccupati, il dato più alto degli ultimi 18 anni. Il tasso di disoccupazione giovanile diminuisce nel secondo trimestre dal 27,9 al 27,4% ma per le giovani donne del sud il tasso resta molto più alto con un 44% che risulta il dato più elevato dal secondo trimestre 2004. Nonostante l’aumento dell’occupazione complessiva gli occupati a tempo pieno diminuiscono su base annua (-0,2% pari a 32mila unità), mentre aumentano quelli a tempo parziale (+3,4% pari a 119mila unità), ma si tratta - afferma l’ Istat - «ancora una volta di part time involontario». In confronto al recente passo la riduzione dei lavoratori con contratto a tempo indeterminato è più contenuta (-0,1 pari a 19mila unità) mentre continua a crescere il numero dei dipendenti a termine (+6,8% pari a 149mila unità) in gran parte nell’industria in senso stretto. Continua a crescere la popolazione inattiva. Il tasso di inattività si porta al 37,9%, quattro decimi di punto in più rispetto all’anno prima. Secondo l’ Istat oltre all’effetto scoraggiamento la decisione di non cercare lavoro è legata a motivi di studio per la componente più giovane della popolazione e a motivi familiari soprattutto per le donne.
Fonte:www.uinta.it
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