- Aggiornato al: 29 Giu 2010
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Mandozzi sui tagli alla scuola pubblica
Nel riproporre, a testimonianza delle mie affermazioni, il testo (attualissimo) del comunicato stampa scritto il 28 agosto del 2009 sul rischio di smantellamento della scuola pubblica a fronte della Riforma Gelmini (fortemente voluta da Tremonti e dal Presidente Berlusconi), l’intento è quello di smuovere le coscienze di quanti ancora credono nel valore dell’istruzione pubblica come strumento di emancipazione culturale ed economica, e di denunciare l’indifferenza ed il silenzio assordante della Provincia e del Comune di Ascoli Piceno su questo delicato tema.
“A poco più di due settimane dall’inizio del nuovo anno scolastico, si allungano le ombre di quello che oggi è un serio problema ma che domani lo sarà ancora di più, ovvero una scuola pubblica ridotta a zerbino da Berlusconi, dal suo prode Tremonti e dalla sua “maestrina” Gelmini.
Una scuola pubblica sempre meno competitiva: questo è uno degli obiettivi del governo Berlusconi, ed in questo si sta prodigando, con effetti nefasti per la qualità dell’istruzione anche in susseguenza dei pesanti tagli agli organici del personale docente e Ata.
Un problema nel problema, quello dei tagli agli organici, che drammatizza una situazione da terzo mondo: mentre negli Usa il presidente Obama infonde speranza agli ispanici ed agli afroamericani per una scuola che possa presto diventare “di tutti”, in Italia l’andazzo è quello di un ritorno ad un passato già visto e deleterio dove la scuola e l’istruzione erano un diritto riservato solo alle classi più abbienti.
E’ questo il futuro che merita il nostro Paese? E’ questa la politica che il popolo si aspetta dal suo governo? E se non lo è, perché la scuola viene lasciata colpevolmente sola dalla politica, dalle istituzioni, persino dai partiti a volte?
A due settimane dall’inizio del nuovo anno scolastico, non ho ancora sentito una parola provenire da chi governa la città di Ascoli piuttosto che la Provincia picena, sul grave danno arrecato dalla riforma Gelmini e dai tagli indiscriminati prodotti dal governo al nostro già disastrato territorio, dove ogni giorno è un susseguirsi di grida di allarme sulla crisi occupazionale derivante da un sistema industriale oramai oltre la frutta, ma dove non ci si preoccupa affatto degli oltre 430 posti (tra docenti e personale Ata) tagliati nelle nostre scuole, impoverite del sapere.
Mi piacerebbe partecipare, magari il primo giorno del nuovo anno scolastico, insieme ai sindacati ed insieme al sindaco Castelli ed al Presidente della Provincia Celani, ad una manifestazione di protesta contro questi tagli e a sostegno della scuola pubblica. Sempre che Castelli e Celani reputino giusto protestare per una scuola pubblica di qualità. O quella della scuola è occupazione di serie B?
Mi piacerebbe che il sindaco di Ascoli ed il Presidente della Provincia portassero anche questo argomento al cospetto di ministri e governanti di questo Paese. Perché la crisi economica ed occupazionale non è disgiunta dalla crisi dei saperi e delle conoscenze. In questo, il Piceno rischia di svegliarsi tra qualche anno ancora più povero. Inutile quindi stracciarsi le vesti quando il danno è stato compiuto. Bisogna pensarci prima, cioè oggi”.
Quello sopra è il testo di un mio comunicato stampa scritto il 28 agosto del 2009, ovvero dieci mesi fa.
Un testo premonitore (ma non occorreva la sfera di cristallo per prevedere gli effetti disastrosi della politica di questo Governo su un settore delicato come la scuola), ed oggi attuale più che mai. Tanto che mi permetto di riproporlo all’attenzione di tutti gli organi di stampa locali.
Ovviamente, e purtroppo, corredato da altri numeri: saranno 1.100 i posti di lavoro “tagliati” da qui a qualche mese nelle Marche per effetto della politica della premiata ditta “Berlusconi-Tremonti-Gelmini”, di cui 635 docenti e 465 afferenti al personale Ata. Mi ripeto e torno a chiedere: è questa la strada per rendere competitivo il sistema scolastico italiano? E’ questa la strada per ovviare all’in occupazione e disoccupazione giovanile in Italia, come, ed a maggior ragione, nel Piceno? Con quale spirito e con quali prospettive, un insegnante, un bidello (e di conseguenza, anzi prima di loro, uno studente), si apprestano a guardare il proprio futuro in questo nostro Paese? Dove andrà a finire la “continuità didattica”, modello indispensabile per qualificare la scuola, se alla già alta precarizzazione del sistema si fanno seguire tagli indiscriminati? Per una scuola di qualità occorrono investimenti, non tagli. Per una scuola di qualità in grado di formare gli uomini e le donne della società di domani occorre lungimiranza, innanzitutto politica. Per una scuola di qualità occorre crederci. Il problema è proprio questo: crederci o non crederci. E la ditta Berlusocni-Tremonti-Gelmini non ci crede affatto. Poi gli amministratori del centro-destra locali, come nel caso anche di quelli ascolani, potranno pure fare finta di arrabbiarsi e di minacciare di salire sulle barricate nel caso in cui dovessero tagliare una classe. Ma è solo scena, finzione. Attori di terz’ordine di una compagnia di giro che ha in animo di sradicare la Cultura da questo nostro Paese…
Ascoli Piceno, 17 giugno 2010
Emidio Mandozzi
Capogruppo consiliare PD
Provincia di Ascoli Piceno
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